La Camera di commercio americana in Italia ha presentato il primo paper redatto dal gruppo di lavoro Aerospace & Defense. Illustra lo stato dei rapporti tra Roma e Washington in un mondo sconquassato dal Covid. Ecco quanto vale la relazione militare e le opportunità per il futuro

Un rapporto che affonda le radici nella storia e che guarda con fiducia al futuro, tra tecnologie innovative e nuove opportunità di business in un mondo che si preannuncia più complesso e competitivo. È “la centralità della relazione transatlantica per il settore Aerospace & Defense”, titolo del primo white paper elaborato dal gruppo di lavoro Aerospace & Defence di AmCham Italy, la Camera di commercio americana in Italia. È stato presentato nel corso di un evento web a cui hanno preso parte, tra gli altri, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini e l’ambasciatore Usa a Roma Lewis Eisenberg.

GLI OBIETTIVI

Di base, una consapevolezza: “La relazione transatlantica tra Italia e Stati Uniti nel settore aerospazio e difesa è storicamente di vitale importanza per il nostro Paese”. Lo studio puntava dunque prima di tutto a “confermare la rilevanza strategica di queste relazioni”, ha spiegato Roberto Scaramella, Aviation Practice Leader di Oliver Wyman, che ha presentato lo studio, frutto di un lavoro di mesi che ha visto coinvolti i maggiori player del settore italiani e americani. Si guarda anche al futuro: “La partnership con gli Stati Uniti, sviluppata attraverso modelli sempre più integrati e sostenuta da un approccio sistemico a livello nazionale, stimolerà il mantenimento di competitività della filiera, garantendo lo sviluppo di competenze che rafforzeranno il posizionamento italiano a livello internazionale ed europeo, garantendo l’accesso e la permanenza nei maggiori programmi del futuro”.

I NUMERI

I numeri sono incoraggianti. Negli Stati Uniti, nel 2018, il fatturato nel comparto è stato pari a 471 miliardi di dollari, con una occupazione diretta nel comparto pari a circa 881mila persone, si legge nello studio. Il valore delle esportazioni dall’Italia verso gli Usa è stato di 2,9 miliardi di euro, al settimo posto tra i Paesi esportatori nel principale mercato al mondo per il settore. Da parte sua, il comparto italiano occupa una posizione di primo piano nel contesto internazionale, “quarto in Europa e settimo nel mondo con circa 50mila posti di lavoro diretti e un valore del fatturato di circa 15,5 miliardi di euro, di 8 miliardi per l’export”.

LA SITUAZIONE ITALIANA

Sono circa 200 le aziende attive, di cui 80% Pmi, “punto di forza ma anche di rischio e di debolezza”, ha detto Scaramella. Come scrive nell’introduzione Simone Crolla, consigliere delegato di AmCham, “l’Italia non è un mercato attrattivo da un punto di vista della spesa, lo è invece per la presenza di numerose imprese facenti parte della supply chain aerospaziale, capaci di sviluppare una propria leadership industriale all’interno di alcune specifiche nicchie del settore”.

TRA CIVILE…

Il tutto è da distinguere tra civile e militare, soprattutto alla luce della pandemia da Covid-19 che ha già impattato in maniera differente sui due segmenti. Come ricordato da Scaramella, il civile (sostanzialmente il trasporto aereo) ha avuto una crescita globale del 250% negli ultimi vent’anni, con una previsione (a febbraio) di un’eguale crescita del 250% in dieci anni. Poi è però arrivato il coronavirus, e ha cambiato tutto. La contrazione della flotta commerciale globale, spiega lo studio di AmCham, è già più marcata rispetto alle crisi passate. La flotta in servizio – 27.500 velivoli a gennaio 2020 – potrebbe ridursi del 20% nel 2020-2021. Il ritorno alla normalità potrebbe tornare (nelle migliori previsioni) solo nel 2023-2024.

… E MILITARE

Diverso il quadro per il comparto militare, dipendente dai budget pubblici allocati dagli Stati. La spesa militare globale, si legge nel paper, ha raggiunto circa 2 trilioni di dollari nel 2019 (pari al 2% del Pil mondiale) in crescita del 7,2% rispetto al 2010. Circa i due terzi degli investimenti militari globali sono concentrati in cinque Paesi: Stati Uniti, Cina, India, Russia e Arabia Saudita. Gli Usa sono i leader mondiali con una spesa militare pari a 732 miliardi di dollari nel 2019, in crescita rispetto agli anni precedenti.

L’EFFETTO COVID

Anche qui potrebbe però intervenire il Covid. Due i fattori che si tradurrebbero in bilanci attesi piatti o in leggera riduzione: da una parte (con effetti negativi sui budget Difesa) altre esigenze di spesa pubblica; dall’altra (con effetti positivi) un mondo che si preannuncia più complesso e competitivo. In ogni caso, “i grandi programmi già avviati non saranno probabilmente impattati in modo rilevante”. Per l’Italia, segnali incoraggianti sono arrivati dal ministro Guerini sull’inserimento nello schema di legge di bilancio di uno strumento finanziario pluriennale specifico per la Difesa.

I RAPPORTI BILATERALI

D’altronde, come spiegato dal paper, “la maggior parte del valore della relazione transatlantica Usa-Italia si concentra in grandi programmi americani a cui le imprese italiane partecipano attraverso accordi di partnership a lungo termine con attori statunitensi e in qualità di fornitori Tier-1, Tier-2 e Tier-3”. Vale anche per il futuro: “La partecipazione ai programmi che copriranno l’offerta dei prossimi venti anni permetterà alle aziende della filiera italiana di beneficiare del valore economico e tecnologico di un ciclo di sviluppo e, plausibilmente, di sviluppare le capacità per posizionarsi nel ciclo successivo”.

I GRANDI PROGRAMMI

Tanti gli esempi citati dallo studio di AmCham. C’è il programma Boeing 787 Dreamliner, per cui Leonardo ha responsabilità in ambito di progettazione, industrializzazione e produzione di oltre il 50% dell’aerostruttura. C’è l’F-35, il programma per l’avanzato velivolo di quinta generazione di Lockheed Martin, che vede l’Italia coinvolta come partner di secondo livello (con impegno per 90 velivoli). A Cameri, in provincia di Novara, il centro di assemblaggio e verifica finale (Faco) gestito da Leonardo impiega oltre mille persone, impegnato anche nella produzione di assetti alari per i velivoli extra-Usa. La crescita del programma in tutto il mondo alimenta le ambizioni su Cameri, “è quindi importante che l’Italia sfrutti tale vantaggio competitivo come unico centro di manutenzione degli F-35 per tutta la regione europea e mediterranea, assicurandosi anche il supporto ai velivoli delle Forze armate americane schierati nel Vecchio continente”. Ambizione di “valorizzazione” confermata da Guerini.

TRA ELICOTTERI E MOTORI

In ambito elicotteristico c’è il programma MH-139A della Usaf, assegnato a Boeing e basato sull’AW139 di Leonardo per una richiesta di 84 macchine. “Virtuosi esempi”, ha detto il ministro Lorenzo Guerini durante l’evento, a cui si aggiunge il ruolo nel campo di motori (compresi quelli di nuova generazione) di Avio Aereo, acquisita da General Electric nel 2013. Il paper spiega che GE occupa in Italia circa 4.600 persone in Italia ed è a capo di una filiera che include 1.000 piccole e medie imprese italiane; i componenti prodotti dall’azienda sono presenti su oltre l’80% di tutti gli aerei commerciali nel mondo. Ci sono poi tantissime Pmi, tra cui l’AmCham cita Magnaghi Aeronautica, Umbra Group, Loccioni e Logic.

NUOVE COLLABORAZIONI…

È un’eredità preziosa per i programmi del futuro. “Nell’ottica di un consolidamento e di un approfondimento della collaborazione – spiega il paper – sarebbe senz’altro utile una spinta dell’intero sistema verso una rinnovata disponibilità alla condivisione di informazioni e sviluppi sulle nuove tecnologie, per portare la cooperazione già nata in alcuni ambiti, ad esempio quello aerostrutturale, verso nuovi settori tecnologici a maggiore innovazione e valore aggiunto, come l’elettronica e il digitale”. Anche perché “l’emergere di nuove tecnologie e processi potrebbe portare all’ingresso di nuovi attori e Paesi che potrebbero insidiare posizioni di collaborazione consolidate nel tempo”.

… E IL RUOLO DEL GOVERNO

È qui che entra in gioco l’idea di “sistema”, evidenziata non solo nel paper ma anche nel corso dell’evento. Secondo lo studio di AmCham, “l’accesso ai programmi più rilevanti è legato non solo alle capacità delle aziende lungo la filiera produttiva ma anche, e sempre più, all’approccio sistemico adottato dal Paese, sia attraverso una strategia nazionale integrata che tramite un adeguato sostegno in termini di risorse e sinergie”. In questo contesto, il governo e le istituzioni giocano “un ruolo-chiave nel richiedere e negoziare a livello governativo la partecipazione dell’Italia ai grandi programmi americani, per dotarsi di capacità e tecnologiche all’avanguardia garantendo un ritorno adeguato in termini di collaborazioni, partnership industriali e sviluppo tecnologico condiviso”.

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