Trump ha vietato gli investimenti in aziende cinesi legate ad attività militari di Pechino. Tra le 31 spuntano Huawei e alcune società con rapporti stretti con l’Italia: come Cccc (che mirava al porto di Trieste), ChemChina (azionista di maggioranza di Pirelli) e Avic (che ha collaborazioni con Leonardo)

Sono 31 le aziende cinesi interessate dall’ordine esecutivo con cui il presidente statunitense Donald Trump ha disposto il divieto agli investimenti americani. Secondo Washington quelle società sono collegate alle forze armate di Pechino. Nelle black list compaiono, tra le altre, China Mobile Communications, China Electronics Corporation, China Telecommunications Corp, Huawei (al centro dell’attenzione anche in Italia per il 5G) e Hangzhou Hikvision. Tutte, secondo il Pentagono, sostengono gli obiettivi di modernizzazione dell’Esercito popolare di liberazione cinese. E alcune hanno rapporti anche con l’Italia.

L’ORDINE ESECUTIVO

Questa decisione “stabilisce il principio che capitali americani non finanzieranno la militarizzazione cinese”, ha spiegato in conferenza stampa il consigliere presidenziale Peter Navarro. La misura entrerà in vigore l’11 gennaio (cioè poco più di una settimana prima del giuramento del successore alla Casa Bianca, Joe Biden) e prevede la vendita delle azioni o partecipazioni in queste aziende entro il novembre 2021. Molto si sta discutendo in questi giorni sull’eredità dei vari ordini esecutivi emessi dal presidente Trump (quelli su Huawei e TikTok sono soltanto due esempi): cosa deciderà di fare Biden? Come sta accadendo con le sanzioni contro l’Iran, pare che Trump stia tentando di ingabbiare il successore: Heiko Wimmen del Crisis Group ha spiegato su Twitter che l’attesa nuova ondata di sanzioni statunitensi contro il regime di Teheran per le attività terroristiche e le violazioni dei diritti umani (e non collegate al programma nucleare) rappresentano una soluzione win-win per l’amministrazione uscente. Se Biden rimuove le sanzioni “può essere accusato di essere accomodante” nei confronti del regime di Teheran; ma “se non lo fa, gli iraniani potrebbero non cooperare” sul Jcpoa. Qualcosa di simile starebbe accadendo anche sulla Cina.

LE AZIENDE INTERESSATE

Sono due le liste, redatte dal Pentagono, delle aziende cinesi interessate dal provvedimento: la prima è di luglio, la seconda di agosto. Ecco l’elenco completo.

  • Aviation Industry Corporation of China
  • China Aerospace Science and Technology Corp
  • China Aerospace Science and Industry Corp
  • China Electronics Technology Group Corp
  • China South Industries Group Corp
  • China State Shipbuilding Corp
  • China North Industries Group Corp (Norinco Group)
  • Hangzhou Hikvision Digital Technology
  • Huawei Technologies
  • Inspur Group
  • Aero Engine Corporation of China
  • China Railway Construction Corp
  • CRRC Corp
  • Panda Electronics Group
  • Dawning Information Industry Co
  • China Mobile Communications Group
  • China General Nuclear Power Group
  • China National Nuclear Corp
  • China Telecommunications Corp
  • China Communications Technology
  • China Communications Construction Company (CCCC)
  • China Academy of Launch Vehicle Technology (CALT)
  • China Spacesat
  • China United Network Communications Group
  • China Electronics Corporation
  • China National Chemical Engineering Group Co Ltd
  • China National Chemical Corporation (ChemChina)
  • SinoChem Group Co Ltd
  • China State Construction Group
  • China Three Gorges Corporation
  • China Nuclear Engineering & Construction Corporation

I RAPPORTI CON L’ITALIA DELLE PRIME 20…

Formiche.net aveva già scandagliato la prima lista del Pentagono, scoprendo che diverse aziende hanno legami con il nostro Paese, la maggior parte dei quali rafforzati dalla firma, nel marzo dell’anno scorso, del memorandum sulla Via della seta. Tra queste, China State Shipbuilding Corporation, che nel 2019 ha siglato un accordo con Rina, leader mondiale nella classificazione dei traghetti, e nel 2018 ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Fincantieri per l’ampliamento della cooperazione industriale già esistente tra i due gruppi a tutto il comparto delle costruzioni navali mercantili. Hangzhou Hikvision Digital Tecnology, leader globale della sicurezza, è presente nel nostro Paese, con un ufficio a Vittorio Veneto (Treviso). Vicina all’Italia, scrivevamo ancora, è stata la China Railway Construction Corporation, che nel 2012 sembrava interessata all’acquisto di quote dell’Inter, allora ancora nelle mani di Massimo Moratti, in una partita che tirava in ballo l’atteso nuovo stadio di Milano. E ancora: CRRC Corp., di cui un anno fa Blue Engineering, giovane azienda torinese ad alta tecnologia, è diventata Centro di ricerca italiano (“Nasce la ferrovia della Seta”: si rafforza il legame Italia-Cina dopo l’intesa tra il premier Giuseppe Conte e Xi Jinping, scriveva Italia Oggi); China General Nuclear Power Corp, coinvolta nello scandalo del fondo malese 1Mdb; e la China National Nuclear Corporation, con cui Ansaldo Energia (società  genovese partecipata al 40% del colosso Shanghai Electric) ha firmato l’anno scorso un accordo, sull’onda del memorandum sulla Via della seta, per lo smantellamento degli impianti nucleari e la messa in sicurezza. Inoltre, nella prima lista compare Aviation industry corporation of China (Avic), già al centro delle preoccupazioni Usa, che dal 2004 è partner industriale di Avic “attraverso la joint venture con sede nella provincia di Jiangxi”, come si legge sul sito del colosso italiano, per la produzione di elicotteri. Inoltre, Leonardo collabora con Xi’an Aircraft Industrial Corporation (una società Avic) per la produzione di aerostrutture.

… E QUELLI DELLE ALTRE 11

Nella seconda lista del Pentagono spicca il colosso Cccc, firmatario di un memorandum con l’Autorità portuale di Trieste nel 2019 e già finito sotto la scure del dipartimento del Commercio statunitense prima dell’ingresso del colosso tedesco Hhla. Figurano, poi, anche China National Chemical Corporation (ChemChina), maggior azionista di Pirelli, e Sinochem Group, con cui proprio ChemChina ha annunciato a gennaio di quest’anno di star pianificando una riorganizzazione strategica.

IL REPORT DATENNA BV

Alcune settimane fa il Wall Street Journal aveva rilasciato un report di Datenna Bv, società di consulenza olandese, secondo cui 650 investimenti della Cina in Europa dal 2010 a oggi, il 40% vede il coinvolgimento di aziende controllate dallo Stato cinese. Un allarme. Ma, come raccontato da Formiche.net c’è un allarme nell’allarme. Ecco cosa scrivevamo.

Molte delle aziende europee acquistate dalle società di Stato cinesi, una volta terminata l’operazione, iniziano una lenta riconversione per produrre equipaggiamento militare, conclude il report.

Eloquente il caso di Fuba, azienda tedesca specializzata nei sistemi di comunicazione a bordo dei veicoli, spin-off di Delphi Co., un tempo unità dell’americana General Motors. Nel 2015 è stata comprata dal gruppo cinese Northeast, e ha dato il via alla produzione di tecnologie con potenziali applicazioni militari (cosiddette dual-use). La sua controllante Norinco Group, spiega Datenna, “è controllata da un braccio del Consiglio di Stato cinese”, dunque ora Fuba “è controllata dal governo cinese”.

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