Meglio l’ideologia del vuoto cosmico. Paolo Cirino Pomicino, ex ministro e volto storico della Dc, spiega cosa manca al Movimento Cinque Stelle (e a Di Maio) per fare politica con la P maiuscola. Conte? È solo, ma inamovibile. Anche se un rimpasto…

La notte delle idee della Repubblica italiana. Usa questa metafora, secca e severa, l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino per analizzare con Formiche.net il momento politico ed economico del paese, con “Zingaretti e Renzi che lavorano per ricucire i grillini” (tramite l’ipotesi di rimpasto). Non solo il Covid che morde cittadini e imprese, ma anche la consapevolezza che a questo precario esecutivo al momento non vi è una vera alternativa, anche perché il M5s è preda di un derby tutto intestino, tra chi invoca il superamento delle ideologie ma poi non riempie quella parola con contenuti.

Il voto unanime sullo scostamento di bilancio rappresenta un sospiro di sollievo per il governo o è una mossa illusoria?

Nessuna delle due. Finalmente è il ripristino di un’antica garanzia parlamentare quando, nei momenti particolarmente difficili, l’Aula trovava un momento unitario. Questo è avvenuto nella battaglia contro il terrorismo e in altri frangenti delicati della storia italiana. È accaduto anche ieri in un atto giusto e doveroso. Ovvio poi che quel voto non significa automaticamente un uso comune di quello scostamento di bilancio.

Sull’approvazione della riforma del Fondo Salva Stati del prossimo 9 dicembre c’è il rischio di ammutinamento nel M5s?

Attraversa un periodo molto particolare perché, nato con il dna del conflitto e l’insulto, oggi tenta di ripiegare su un atteggiamento molto più pragmatico e privo delle stimmate con cui è nato. Il M5s di oggi poco o nulla ha in comune con quello delle origini, per cui in questa delicata fase è l’area movimentista a determinare qualche differenza di opinione. Non credo si arrivi alla scissione, anche perché quella la stanno già facendo gli elettori.

Questo ripiegamento che frutti può portare?

Intanto è condizionato dall’assenza di cultura politica: non è un caso che Di Maio continui a ripetere che il movimento, nel suo complesso, è fuori da destra e sinistra senza alcun pudore di avventurarsi su terreni culturali che non appartengono alla storia dei grillini. In più l’allontanamento di Beppe Grillo, anche per via di ragioni note (l’inchiesta sul figlio Ciro, ndr), lascia il M5S senza una spinta vitale.

Riabilitare Berlusconi o dire sì al Mes: il M5s sceglierà l’integralismo ideologico?

Il M5s parla di ideologia senza conoscere il valore della parola. Non ne ha mai avuta una ma era solo basato sulla rabbia, che naturalmente sprigionava con insulti permamenti, con la vocazione manettara e con la presa d’atto che tutto ciò che era nel Palazzo doveva essere buttato via. Invece oggi ciò che abita nel Palazzo è visto dai grillini come patrimonio, in parte personale, di cui godere i frutti. Lo stesso Di Maio parla di superamento ideologico citando gli steccati ideologici. Vorrei ricordare che ideologia è una parola che va riempita di contenuti: quale sarebbe allora l’ideologia di cui bisognerebbe superare lo steccato? Forse Di Maio non saprebbe rispondere, anche perché c’è un dato drammatico del nostro sistema politico: non solo l’assenza di una ideologia ma anche delle culture di riferimento che vinsero la battaglia della storia e che ancora oggi governano gli Stati europei.

Ovvero?

Il popolarismo europeo, il socialismo, il liberalismo e l’ambientalismo dei verdi. Di queste quattro culture non c’è più traccia in Italia. Quindi siamo nella notte delle idee che produce inevitabilmente programmi raffazzonati, utopici e che si esauriscono nell’elenco di vaghi obiettivi. Ovvero il genericismo più assoluto. Basta ricordare che prima della pandemia l’Italia cresceva dello 0,3% con previsioni dello 0,1%. Numeri che seguono 25 anni di bassa crescita e di aumento della disoccupazione, con un aumento delle disuguaglianze. Cosa altro dovrà accadere perché il sistema politico italiano comprenda che senza una riconquista delle culture di riferimento rischia solo di essere un comitato elettorale?

Quale il punto di caduta del grillismo sul governo?

C’è un movimento politico che punta di fatto ad una riaggregazione del M5s verso un’altra grande area: i grillini hanno tentato disperatamente di trovare un terreno europeo ma senza successo. Osservo però un tentativo di ricomposizione per quanto possibile fra Renzi, Zingaretti e il M5s. Sembra strano ma è condotto sotto traccia e, se portato in porto, potrebbe consolidare il governo con un rimpasto.

Conte si sta arroccando perché teme imboscate oppure legittimamente procede per la sua strada con i suoi uomini?

Il premier appare sempre più solo perché sta tentando di assumere una guida troppo personalistica che coinvolge tutto il mondo a parole e quindi nessuno nella sostanza. Ho però l’impressione che non vi sia una reale alternativa. Inoltre osservo che tutti convergono sull’esigenza di fare debito, ma mi chiedo perché nessuno poi si ingegni su come ripagarlo.

twitter@FDepalo

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