“La trafila per consentire ai centri privati di effettuare i test è stata ingiustificatamente lunga e tortuosa”. Conversazione con Maria Stella Giorlandino, proprietaria delle cliniche Artemisia Lab

Tamponi, sierologici, mascherine, tasso di letalità e ancora sintomi, cura e vaccino. Sono tanti i dubbi che permangono intorno al Covid e altrettanta è la confusione generata da una comunicazione troppo spesso caotica, come suggerisce a Formiche.net Maria Stella Giorlandino, proprietaria delle cliniche Artemisia Lab, che da mesi combatte con carte e burocrazia per riuscire a fornire ai cittadini un supporto nella diagnosi del Covid. E che, però, fa un appello contro l’allarmismo: “Basta panico, il virus è pericoloso, ma meno di quanto non si creda, soprattutto per le persone sane”. E avverte le istituzioni: “Crisi economia più grave di quella sanitaria”.

Un commento a caldo sul nuovo Dpcm…

Viviamo in un costante allarme Covid e non ci rendiamo conto del pericolo, ancora più grande, di carattere economico. Quello che accadrà in Italia dopo la pandemia sarà un grande problema.

L’Italia non se n’è accorta, lei dice?

Diciamo che di sicuro la comunicazione non è stata il pezzo forte nella gestione del Covid. Bisognerebbe rasserenare la popolazione e invece si è creato il panico. Il virus può essere pericoloso, ma meno di quanto non si creda, soprattutto per le persone sane.

Cerchiamo di fare chiarezza, allora. Come si diagnostica il Covid?

Ci sono tre test. Il primo è il test sierologico. Va fatto dopo 14 giorni da un eventuale contatto con un soggetto positivo. Questo esame misura le IgG e le IgM, dove le prime rappresentano la memoria immunitaria del nostro corpo, per cui indicano un’infezione superata, contro la quale abbiamo sviluppato gli anticorpi; le seconde invece indicano un’infezione ancora presente. Ovviamente, e ci tengo ad aggiungerlo, la risposta immunitaria delle persone è individuale e può cambiare a seconda della situazione specifica di ciascun organismo.

Il secondo test, invece?

È quello dell’antigene. Un normale test di microbiologia come molti altri. Se il test dell’antigene risulta positivo, allora si passa a quello di biologia molecolare per verificare che l’antigene a generare la risposta positiva sia proprio quello del Sars-CoV-2.

Se una persona vuole scoprire se ha contratto il Covid, quindi, cosa deve fare?

Innanzitutto, effettuare il test senza sospetto di contatto è completamente inutile. Il test va fatto quando si teme di aver contratto il virus che, appunto, si tramette in caso di contatto con un positivo.

E se volesse farlo a priori?

Può recarsi in una struttura privata e farlo, anche per mera serenità personale. Ma non è quello che consiglio. E ad ogni modo, in questo caso suggerirei il sierologico.

Siamo troppo preoccupati?

Assolutamente sì. La gente è spaventata, intimorita, impaurita. Sente di un positivo e si scatena il panico, trascurando che, salvo casi patologici, il Covid passa come una semplice influenza. E invece si precipitano tutti al Pronto soccorso, intasandoli e aumentando il rischio di contagio.

Ormai chiunque abbia mal di gola o qualche linea di febbre pensa subito al Covid. Come distinguerlo da altre patologie?

Puoi anche avere la febbre a quaranta. Se senti odori e sapori, non è Covid.

Torniamo ai Pronto soccorso e alle strutture deputate alla diagnosi. Perché ci siamo mossi così in ritardo?

Non so il perché, ma so quanto è stata ingiustificatamente lunga e tortuosa la trafila delle procedure per i centri privati che volevano il permesso per effettuare i test.

Forse perché ci si è occupati in primis del sostegno alle strutture pubbliche?

In caso di affanno del pubblico, mi creda, il privato può essere un valido alleato. Ma solo se viene messo nelle condizioni di poter operare.

Si tratta però di test particolari, o sbaglio?

Si tratta di test che facciamo per molte altre patologie. Non sono esami spaventosi, sono esami normali di biologia molecolare i cui risultati possono essere forniti nell’arco di 24 ore.

Un problema di competenze?

Un problema di autorizzazioni, soprattutto da parte della Regione.

Qual è il vero pericolo del Covid?

Secondo me? I suoi effetti indiretti. Ci stiamo concentrando solo sul Covid e stiamo trascurando tutte le altre malattie.

Come?

Come i tumori. L’anno scorso morivano in media 500 persone al giorno per patologie oncologiche, oggi siamo quasi a mille.

Mancata prevenzione?

Ma certo che sì. La diagnostica viene trascurata, con effetti che già stiamo vedendo e che vedremo in futuro con ancora maggiore forza. Ormai purché non ci si ammali di Covid ci si può ammalare di qualunque altra cosa. Dobbiamo riprendere il contatto con la realtà e con il reale stato di salute dei cittadini, che non si chiama solo Coronavirus. Siamo stati violentati dalla comunicazione intorno al Covid, che ci ha fatto dimenticare tutto il resto.

Quindi chi è minacciato davvero dal Covid?

Persone anziane, immunodepressi e persone con patologie importanti. Ma attenzione, il rischio che un anziano novantenne muoia a causa del Covid è pari al rischio che muoia a causa di una polmonite. Così come una persona in regime chemioterapico deve stare attenta al Covid quanto deve esserlo per tante altre patologie. Il Covid è pericoloso, ma non più di altre malattie.

Consigli non richiesti alle istituzioni, ne suggerisca tre.

Il primo, fateci uscire dalla crisi economica prima che sia troppo tardi. Il secondo, date la possibilità ai privati di affiancarsi al pubblico per supportarlo in un momento di grande difficoltà come questo. Terzo, fate e facciamo informazione di qualità nei confronti di una popolazione che merita di sapere.

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