“In futuro è altamente probabile che arrivino altri virus, anche più letali del Covid”, allerta l’immunologo Sergio Abrignani, immunologo, virologo e ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano. La soluzione? “Un vaccino contro tutti i tipi di coronavirus e non solo contro il Sars-CoV-2”. E si sbilancia sui vaccini di Pfizer e Moderna: “Risultati straordinari”

Supera il 95% di efficacia il vaccino di Pfizer contro il Covid. Un punto sopra quello di Moderna, che si attesta al 94%. Ma gli studi e le sperimentazioni sono ancora in corso, e i dati rimangono in via di definizione. Intanto, i governi fanno a gara per accaparrarsi più dosi possibili, opzionando anche vaccini non ancora “sicuri ed efficaci”. Ma quale vaccino, alla lunga, risulterà il più adatto? E quali sono i rischi che si corrono con una sperimentazione così breve? Ne abbiamo parlato con Sergio Abrignani, immunologo, virologo e ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano, noto per aver dato un importante contributo per lo sviluppo clinico di un vaccino contro l’epatite C, attualmente in fase di sperimentazione sull’uomo.

Pfizer e Moderna sono i più vicini al vaccino contro il Covid. Lei crede che la sperimentazione sia stata sufficiente, a fronte degli 8-10 anni solitamente necessari?

Sì, perché è stato semplicemente accelerato ogni singolo passaggio, data la condizione di emergenza. Basti pensare al fatto che il vaccino è già in produzione nonostante la fase 3 non sia ancora terminata, un caso più unico che raro.

Com’è stato possibile?

Grazie ai governi occidentali, europei, americano, giapponese, che hanno investito una decina di miliardi per la produzione di sette-otto vaccini prima ancora di sapere se funzionavano o meno.

Una grande spesa…

Minore di quanto sarebbe costato non fare nulla. Ogni giorno di lockdown è costato all’Italia tre miliardi di euro e in due mesi abbiamo perso oltre dieci punti di Pil. Secondo una recente stima dell’Economist questi dieci mesi stanno costando, sul piano globale, una cifra così grande da non riuscire nemmeno a pronunciarla. Investire qualche decina di miliardi, a confronto, è nulla.

E cosa diciamo a chi punterà il dito contro eventuali vaccini opzionati ma non efficaci?

Che non si può fare un’assicurazione antincendio e poi chiedere i soldi indietro se la casa non prende fuoco.

E poi, nel nostro caso, direi che la casa è già avvolta dalle fiamme…

Non solo. La nostra assicurazione promette anche molto bene. I vaccini di Pfizer e Moderna sono stati sperimentati ognuno su circa 40mila soggetti di cui la metà hanno preso il placebo e l’altra metà il vaccino. Con risultati di efficacia fra il 90% e il 95%. Tra l’altro, spulciando i dati di Pfizer, su 170 casi di malattia solo 8 non erano nel placebo. Sono risultati straordinari. Non dimentichiamo, tra l’altro, che fino a prima della notizia dei successi di Pfizer le agenzie sanitarie internazionali avevano fissato l’asticella dell’effiacia per l’ammissione dei vaccini al 50%, immensamente al di sotto di quella raggiunta.

Ma è possibile che nel corso della vaccinazione si sviluppino altri effetti collaterali ad oggi non noti?

La risposta è sì. Ma qual è l’alternativa? Aspettare anni ed anni per attendere l’eventuale insorgenza di altri effetti collaterali e nel frattempo assistere alla morte delle persone? Le faccio un esempio. Quando si somministrava il vaccino orale contro la poliomielite, si sapeva che ogni milione di bambini vaccinati uno avrebbe contratto la cosiddetta poliomielite vaccinale, ovvero la polio causata dalla rivirulentazione del virus iniettato tramite il vaccino. Ma abbiamo smesso di vaccinare i bambini? No, perché per ogni bambino infettato dal vaccino ce n’erano migliaia che venivano salvati.

Quali sono, quindi, i prossimi passi da fare?

Capire quale dei vaccini efficaci sarà il migliore.

Come?

Analizzando quattro parametri. Innanzitutto, quale fra i diversi vaccini sarà più efficace per gli anziani, che sono i soggetti più fragili. Il sistema immunitario, come il resto del corpo, si debilita con l’avanzare dell’età, ragion per cui gli anziani reagiscono in maniera meno efficace ai vaccini. Accade anche per quello antinfluenzale; non a caso per gli over 65 si aggiunge un adiuvante per aumentarne l’efficacia.

Poi?

Capire quali proteggono dalla malattia e quali dall’infezione. Guarire dalla malattia è già un buon risultato, guarire dall’infezione però è un’opera di sanità pubblica. Se intervengo sulla malattia guarisco una persona ma non la rendo non infettiva, se intervengo sull’infezione invece freno il contagio.

E i vaccini disponibili su cosa intervengono?

Dobbiamo ancora scoprirlo, anche testandoli sugli animali.

E cosa dice agli animalisti?

Che senza l’utilizzo di cavie e macachi non avremmo mai avuto alcun vaccino. È assurdo pensare di interrompere una sperimentazione animale che ci ha concesso di arrivare a un vaccino praticamente in meno di un anno.

Propone, come ha fatto la Svizzera per i negazionisti, di negargli il vaccino?

Questo no, anzi credo che la Svizzera abbia sbagliato. Anche gli stupidi vanno curati, altrimenti dovremmo rifiutarci anche di aiutare i fumatori che hanno un tumore al polmone.

Terzo parametro?

La memoria della risposta immunologica del vaccino. Un vaccino che va fatto una tantum, come quello del morbillo, è sicuramente più efficiente di uno che ha bisogno di richiami.

Infine?

Infine, la logistica di distribuzione che fa capo alla temperatura. Un vaccino che tiene a 4 gradi centigradi o addirittura a temperatura ambiente è sicuramente più comodo di uno che ha bisogno di un’importante catena del freddo.

In molti hanno detto che come il Covid potrebbero arrivare altri virus pandemici. Come ci prepariamo?

Cercando per una volta di non rincorrere il virus, ma facendoci trovare preparati. Nel 2002 la Sars ha fatto il salto di specie, nel 2012 è stato il turno della Mers, ora è toccato al Covid, che è passato dal pipistrello al pangolino e poi all’uomo. Purtroppo è altamente probabile che ne arrivino altri.

Come frenarli?

O eliminiamo le cause, e cioè la commercializzazione della fauna selvatica, come avviene in Cina, e gli allevamenti intensivi, ambiente perfetto per la proliferazione dei virus. Oppure cerchiamo un vaccino che funzioni per tutti i coronavirus, indipendentemente dal ceppo di appartenenza. Un vaccino che non intervenga dunque solo sul Sars-CoV-2, ma su tutti i coronavirus che potranno arrivare. Il rischio è che nel 2030 ci sia uno spill over, un altro salto di specie, e un nuovo virus. E, chissà, forse anche più letale del Covid. Un vaccino pancoronavirus potrebbe salvarci. Ma dobbiamo iniziare a lavorarci sin da ora.

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