Intervista al deputato di Italia Viva, promotore dell’Intergruppo parlamentare per il sì al Mes. Il debito pandemico non si può cancellare si rischia di pagare un prezzo politico e di credibilità ancor prima che finanziario. Una follia ideologica rifiutare 37 miliardi per la sanità, chiameremo Speranza e gli dimostreremo che raccogliere fondi sul mercato non conviene. Lo stop al Recovery Fund? In Ue il potere di veto va rivisto

Il debito pandemico non si può cancellare e a nulla varranno i tentativi di rimozione, come vorrebbe il Movimento Cinque Stelle in un gioco di sponda con David Sassoli. Ne sono convinti i deputati di Italia Viva e tra questi vi è Camillo D’Alessandro, deputato del partito fondato da Matteo Renzi ma soprattutto promotore e ispiratore dell’Intergruppo parlamentare per il Mes, il fronte trasversale per aumentare la pressione sul governo affinché chieda la linea di credito da 37 miliardi e al quale hanno aderito persino alcuni grillini.

D’Alessandro, il debito pandemico per qualcuno si può cancellare, anzi si deve. Per altri no, come per Paolo Gentiloni. Come stanno le cose?

Cancellare questo debito avrebbe un doppio onere, uno finanziario e uno legato alla credibilità. Cominciando dal primo, se io non pago il debito, il costo del mancato pagamento si scarica direttamente sulla collettività, in termini di minori risorse, perché i soldi prestati mica scompaiono. Poi c’è un prezzo politico. E cioè dimostrare di essere un Paese serio, capace di onorare gli impegni sottoscritti.

Però nel Dopoguerra certi debiti furono cancellati. Su tutti, il caso della Germania, che la guerra l’aveva iniziata…

Sì, ma vede, in quel caso erano debiti dei vinti cancellati dai vincitori. C’era una contrapposizione, ma oggi siamo tutti sulla stessa barca e nella stessa situazione. Questo vuol dire stare in Europa.

E i mercati? Come interpreterebbero un forfait italiano nel rimborso del debito accumulato causa pandemia? Sia, sugli stessi mercati, sia con l’Ue…

Male, malissimo. E comunque se nel momento in cui alcuni Paesi alleati di Giorgia Meloni, bloccano il Recovery Fund, includere la scelta di non rimborsare il debito mi sembra un errore nell’errore.

D’Alessandro lei ha toccato un tasto dolente. Ungheria e Polonia si sono messe di traverso, rischiano di far naufragare un piano da 750 miliardi di euro. Solo un brutto incidente o qualcos’altro?

Temo qualcosa di più. Qui c’è un problema strutturale nel funzionamento dell’Europa, il meccanismo di veto va superato, altrimenti non è Europa, c’è poco da fare. Se un paio di Paesi bloccano la salvezza di molti, abbiamo un problema. Comunque, mi creda, c’è una grande lezione che dobbiamo imparare dalla pandemia.

Sarebbe?

Prima o poi, dovrà arrivare una trasformazione dell’Europa in senso federale, con la creazione degli Stati Uniti d’Europa. E onestamente credo che la pandemia abbia accelerato tale processo.

Parliamo del Mes. Lei è promotore e ispiratore di un fronte parlamentare trasversale favorevole ai prestiti agevolati per la sanità. Oggi Zingaretti ha tuonato ancora contro il Movimento, proprio sul Mes…

Un cittadino che va in banca e chiede un prestito a un determinato tasso e poi va in un’altra banca dove gli danno lo stesso prestito ma a tassi minori, secondo lei quale sceglierà? Ecco, in Italia succede il contrario. Nel pieno della pandemia, della crisi sanitaria ed economica, c’è chi un prestito a tasso quasi zero non lo chiede. Questa è una follia ideologica e per questo abbiamo dato vita all’Intergruppo, anche per spiegare ai cittadini chi sta da una parte e chi dall’altra.

E quando sarà tutto chiaro, ai cittadini, che succederà?

Succederà che la gente si sarà fatta una sua idea e probabilmente ci sarà una spaccatura, come oggi accade tra i partiti. Il nostro intento è quello di far emergere la verità, nient’altro che la verità sul Mes. Per smontare la valanga di bufale ideologiche sul Mes. Mi creda, quei soldi ci servono.

Un’operazione verità sul Mes. Funzionerà?

Lo spero. Abbiamo già pensato di audire il ministro della Salute, Roberto Speranza e poi Stefano Bonaccini e il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. E persino il segretario generale del Mes, che è un italiano (Nicola Giammarioli, ndr). La verità passa anche per questo.

Cosa chiederete a Speranza?

Del suo piano, per la sanità, il Piano Speranza come l’hanno chiamato e che dovrebbe valere 65 miliardi. Noi vogliamo capire dal ministro se questo piano c’è. E come per magia sa cosa scopriremo? Che lo Stato questi soldi li vuole reperire sul mercato spendendo molto di più rispetto quanto si risparmierebbe col Mes. La scorsa settimana con il Btp futura sono stati raccolti 5,7 miliardi. Contro i 37 del Mes. Questa è la prova provata che l’autofinanziamento conviene meno del Mes.

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