Visita dell’amministrato delegato dell’azienda italiana in Libia: incontri che vanno oltre al piano del business, e confermano il ruolo centrale dell’Eni nel futuro del Paese

Il capo del Consiglio presidenziale del Governo di unità nazionale libico, Fayez al Serraj, ha incontrato oggi a Tripoli l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, per discutere del costante supporto di Eni al Paese per quanto riguarda “l’accesso all’energia e la continuità del business”, come rivela una nota stampa del gruppo italiano.

Focus sullo sviluppo del gas, conferma di tutte le attività operative in programma, impegno nel campo sociale: in particolare l’azienda di San Donato Milanese continuerà l’assistenza al governo libico a supporto della NOC (l’azienda petrolifera statale) per ciò che riguarda la fornitura di attrezzature medicali di protezione, diagnosi e trattamenti essenziali nella risposta contro la pandemia.

Prima di Serraj, Descalzi aveva incontrato Mustafa Sanalla, il presidente della Noc, “con il quale ha fatto il punto sullo stato dei progetti di Eni nel Paese” e dando particolare attenzione ai progetti sul gas, che consentiranno di estendere il plateau di produzione di Bahr Essalam nei prossimi anni, da cui Eni permetterà l’approvvigionamento di gas al mercato locale (mercato su cui l’italiana continuerà a essere il principale fornitore per la Libia).

La presenza del top manager italiano a Tripoli va molto oltre al business. Descalzi, e l’Eni, sono uno strumento informale della diplomazia italiana, che sulla Libia sta tornando a giocare un ruolo centrale all’interno del panorama europeo, con Roma che sta dando un grande contributo al processo di stabilizzazione anche attraverso il coordinamento della missione militare “IRINI” con cui l’Unione europea intende controllare il rispetto dell’embargo sulle armi – una vecchia risoluzione Onu per lungo tempo violata, che però è fondamentale per evitare il riavvio dei combattimenti.

Il mondo del petrolio libico è cruciale. Attorno a questo si muovono dinamiche che riguardano il futuro del Paese. A cominciare dall’accordo raggiunto dal vicepremier Ahmed Maiteeg con la componente guerresca della Cirenaica, la forza guidata da Khalifa Haftar. L’intesa ha sbloccato le strutture precedentemente occupate militarmente dagli haftariani, ha riportato le produzioni sopra il milioni di barili al giorno, ed è considerata una delle basi su cui strutturare il futuro (economico, e sociale) del paese.

La ripartenza dei flussi petroliferi si è portata dietro dei riassetti interni. A testimonianza di quanto il mondo dell’energia sia importante come asset di spinta alla stabilizzazione, alcuni avvicendamenti tra i vertici delle sussidiarie della Noc sono stati effettuati in questi giorni, nonostante ancora non si sia trovata una quadra sul percorso politico dei negoziati. Tra questi la nomina (una decina di giorni fa) di Mohamed Bin Shatwan a capo della Mellitah Oil and Gas Company (Mog), la joint-venture tra Eni e Noc. Shatwan, un misuratino che da tempo vive nell’Est, è un tecnocrate da molto tempo nel management petroliferi, ed è tutt’altro che lontano da Haftar (finora ha diretto la parallela della Noc in Cirenaica).

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