Intervista al presidente dei Verdi europei. No all’austerity ma dall’Italia ci si aspetta investimenti concreti con il Recovery Fund. I Cinque Stelle? Porta chiusa finché si reggono sulla Casaleggio Associati. Salvini? Non ha spazio nel Ppe, invece Luca Zaia…

“I Cinque Stelle, Biden, l’Ue”. Philippe Lamberts si ferma, poi riprende, “mi spiace, non riesco proprio a trovare un filo rosso”. Belga, 57 anni, presidente e leader dei Verdi europei, ha letto le parole di Luigi Di Maio su quella rivoluzione verde che dagli Stati Uniti all’Europa sarà “l’asse portante del mondo che verrà”. Vuole vedere le carte, confida a Formiche.net, perché dei grillini si era già fidato una volta. Per ora le porte della famiglia verde a Bruxelles rimangono chiuse, almeno “finché il Movimento non si libererà della Casaleggio Associati”. Un po’ come quella fetta della Lega che bussa sommessamente al portone dei popolari europei. “Con Matteo Salvini leader non ce la possono fare. Ma con Luca Zaia…”. 

Lamberts, partiamo dagli Usa. L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca è una buona notizia per l’Ue?

Partiamo dalla vera buona notizia: alla Casa Bianca non ci sarà più uno psicopatico, ma una persona normale. Scusate se è poco. I segnali lanciati da Biden finora sono incoraggianti. Ha promesso che lotterà per ristabilire lo stato di diritto internazionale, speriamo sia così.

Sarà tutto rose e fiori?

Ovviamente no. I problemi restano. Come i rapporti con la Cina, ora che i Paesi europei stanno allentando le pressioni su Pechino. Basta guardare la Germania per capire che la diffidenza verso il governo cinese in Europa è assai inferiore di quella negli Stati Uniti.

Da dove si parte per un’agenda condivisa?

Per noi la priorità è il rilancio degli accordi di Parigi sul clima. L’auspicio è che Biden aiuti l’Europa a riportare la sostenibilità al centro dell’agenda. Poi la politica estera. Forse è questa l’occasione buona perché l’Ue finalmente si muova come un unico blocco.

Quali sono per voi le urgenze del Next generation Eu?

Ancora una volta, il cambiamento climatico. Ma è inutile parlare di investimenti green se non si modifica prima il sistema europeo di misurazione delle emissioni di Co2. I nuovi target e l’impegno a cambiare le regole vanno nella giusta direzione, quella di dare al Parlamento europeo una vera leva negoziale sulla spesa.

I frugali sono tornati a farsi sentire. Voi condividete i timori sulle riforme?

Come Verdi siamo sempre a favore del libero mercato e gli eccessi di nazionalismo economico dei frugali non ci appartengono. È vero però che la storia parla chiaro: i fondi Ue vanno spesi bene e alcuni Paesi del Sud-Europa hanno un curriculum non incoraggiante. Il boom nell’edilizia in Spagna è solo un esempio di come quei fondi europei possano sfociare in un enorme spreco di denaro pubblico.

Anche in Italia?

L’Italia non fa eccezione. Anche qui non mancano i precedenti di denaro pubblico sprecato o rimasto bloccato dalla burocrazia. Per non parlare della sostenibilità ambientale. Pd e Cinque Stelle predicano bene ma razzolano male.

Luigi Di Maio sostiene che l’economia verde sarà l’“asse portante del mondo che verrà”.

Di Maio dice cose condivisibili. Peccato che, prima ancora di uno dei leader del Movimento, è un esponente di primo piano del governo. Perché non hanno già investito sull’ambiente? Non mi sembra di aver visto granché quest’anno.

Il Movimento cerca casa in Ue. La vostra porta resta chiusa?

Sono loro i primi ad averla chiusa. Come è noto, e come sanno i parlamentari grillini a Bruxelles, condividiamo alcuni temi. L’ostilità verso le politiche di austerity, la sostenibilità, almeno un tempo. Il vero problema è un altro.

Quale?

La loro organizzazione politica, se così si può chiamare. Che, al momento, di democratico ha ben poco.

Si riferisce alla Casaleggio Associati?

Si immagina un partito europeo che accoglie dentro di sé una forza politica eterodiretta da una società privata? Non abbiamo mai detto un no pregiudiziale ai Cinque Stelle. Abbiamo solo constatato che per loro, adesso, il verde non è una priorità. La priorità, a quanto pare, è diventare una stampella dei democratici mainstream.

Lamberts, a dicembre la Cdu tedesca cambia leadership e fa i conti con il dopo Merkel. Può nascerne un asse fra voi e i popolari anche a Bruxelles?

Seguiremo con grande attenzione. Dipende se vorranno imboccare la via neoliberale proseguendo con i socialisti, quella conservatrice e tradizionalista, oppure una via mediana, dove si può trovare lo spazio per un dialogo. Senza dimenticare che in Germania come in Ue i governi si fanno dopo, non prima delle elezioni.

Adesso con i popolari vuole parlare anche una parte della Lega di Matteo Salvini…

Stento a crederci. Pensavo che il Ppe avesse imparato la lezione con Viktor Orban, che avesse capito cosa significa convivere con i nazionalisti. Salvini è totalmente incompatibile con i popolari, e così la Lega. Le dirò di più, se il Ppe li fa entrare dubito che riusciremo a parlarci. A meno che…

A meno che?

Non diventi Luca Zaia il leader. Ma ci dicono che oggi è un’ipotesi remota.

 

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