Abu Dhabi e il mondo: gli Emirati, spiega il ministro Gargash, sono consapevoli della propria dimensione ma non intendono per questo rinunciare alla strategia e alla geopolitica. Oltre al business

Accordi di Abramo, Libia, Turchia (e Mediterraneo orientale), Yemen, Iran e lotta all’estremismo islamico. Nel suo intervento al Med2020 il ministro degli Esteri emiratino, Anwar Gargash, ha evidenziato alcuni dei principali dossier sul tavolo di Abu Dhabi – dossier che si intrecciano con le dinamiche del Mediterraneo allargato al centro della tre giorni organizzata annualmente dall’Ispi.

Argomento sullo sfondo la nuova amministrazione statunitense di Joe Biden, dopo che quella precedente trumpiana ha condotto Abu Dhabi negli Accordi di Abramo con la normalizzazione delle relazioni con Israele: “Biden ha sostenuto molto velocemente gli Accordi di Abramo – ha spiegato Gargash – con lui è possibile un ritorno degli Stati Uniti  all’ortodossia dei due Stati. Sono molto ottimista che la leadership palestinese guardi a tutto ciò in modo razionale”. Gargash fa notare che non c’è su questo una policy Biden o una Trump: “Cè una policy americana”.

La Libia è stato un altro dei temi, con gli Emirati che si sono schierati sul lato della Cirenaica, riproducendo nel Paese nordafricano la linea di proiezione internazionale contro la Turchia nel modo più aggressivo. Si tratta della divisione intra-sunnismo che vede l’Islam politico di Ankara contro la linea pro-status quo del Golfo. Obiettivo di Abu Dhabi, spiega Gargash, è “fermare le ingerenze che la Turchia e l’Iran stanno compiendo nei Paesi arabi”.

“Vediamo un sistema internazionale che sta cambiando e ci sono nuove sfide. Noi sappiamo quale sarà il nostro peso e impatto. Non siamo una grande potenza, ma conosciamo l’importanza di un’alleanza con la Francia. Siamo spinti ad essere attivi nel Mediterraneo perché i turchi stanno interferendo in diversi paesi arabi come Libia, Siria e Iraq. È importante per noi lavorare con altri Paesi arabi e alcuni europei per far capire ai turchi che devono rispettare la sovranità dei paesi e non intervenire con la loro politica imperialista come fa anche l’Iran”, aggiunge il ministro.

Un passaggio piuttosto importante questo, perché non solo traccia la traiettoria emiratina in politica estera, ma spiega anche che gli Emirati “rispettano la sovranità dei paesi e non interferiscono nei territori degli altri dove c’è un sistema regionale. La regione araba negli ultimi anni è peggiorata per le interferenze di Turchia e Iran. Il messaggio è molto chiaro: rispettate la regione araba e la regione araba vi rispetterà”.

Queste parole dimostrano “un approccio westfaliano sul rispetto del principio della sovranità”, spiega in forma riservata un analista specializzato in investimenti internazionali. Un aspetto che va contro le tendenze imperialiste. La differenza dunque con l’approccio espansionistico della Turchia, che ha ambizioni di influenza egemone sulla regione del Mediterraneo allargato. “È una forma di rassicurazione agli Stati Uniti, che detestano ogni tentativo di egemonizzazione”, aggiunge.

Le osservazioni di Gargash sulle dinamiche con cui gli Emirati intendono la propria politica internazionale sono particolarmente interessanti perché Abu Dhabi sembra chiaramente interessato a modificare l’esposizione che dà di sé al mondo: da petro-monarchia vocata all’approccio economicistico sta diventando una media potenza con chiare ambizioni geopolitiche.

Questo chiaramente non significa che gli emiratini stiano abbondando il business, che – come gli interessi geopolitici nel Mediterraneo o nel Corno d’Africa – riguarda da vicino anche l’Italia. Secondo un outlook che quello stesso analista ha fornito ai suoi clienti (istituzioni private  pubbliche) e che viene mostrato in via confidenziale a Formiche.net, gli Emirati Arabi dimostreranno una rinnovata attenzione agli investimenti su settori strategici italiano per non cedere spazio all’asse costituito da Turchia e Qatar.

(Foto: Twitter, @AnwarGargash)

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