Intervista ad Alessandro Alfieri, senatore del Pd in Commissione Esteri. L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca un colpo al sovranismo e una chance per l’Italia che può tornare protagonista nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Ma prima deve abbandonare i flirt con la Cina. Golden power e 5G? Non si possono mettere le aziende americane e cinesi sullo stesso piano

Che Europa sarà con Joe Biden alla Casa Bianca? L’Italia ha le carte per confermarsi un solido alleato degli Stati Uniti nei prossimi quattro anni di presidenza democratica? “Sì, ma anche le migliori amicizie hanno delle regole”, risponde Alessandro Alfieri, senatore del Pd in Commissione Esteri, prima linea dell’area riformista e attento scrutatore della politica internazionale.

Alfieri, il centrosinistra italiano fa festa per Biden. Non sarà un po’ presto?

Sicuramente non hanno da festeggiare i sovranisti europei. Con Donald Trump perdono un’importante sponda politica e culturale.

Cosa cambia con Biden a Pennsylvania Avenue?

Non poco, soprattutto in politica estera. Conosce l’Europa, parla il linguaggio della comunità internazionale, valorizzerà il multilateralismo. Niente illusioni: chiederà anche lui un maggiore impegno nelle spese militari per la Nato.

E all’Italia?

Una maggiore assertività nei rapporti con la Russia. E più responsabilità in Medio Oriente sotto l’ombrello della Nato. In Iraq con la diminuzione delle truppe americane l’Italia diventa un player decisivo per l’Alleanza.

In Libia c’è da aspettarsi una mano tesa da Washington DC?

Io credo di sì. Mi aspetto un minor disimpegno nell’intera regione e un supporto all’azione di mediazione europea.

In concreto, Biden come può aiutare l’Italia?

Ad esempio, sostenendo l’operazione Ue a guida italiana Irini. In prospettiva, può avere un ruolo non solo in mare ma anche di deterrenza, per creare una fascia di sicurezza intorno a Sirte.

Capitolo Cina.

Ecco, questo è un tasto dolente. Dobbiamo recuperare, la strada è in salita. Il governo gialloverde ha rotto i ranghi europei con il memorandum per la Via della Seta cinese, un progetto orientato, più ancora che al commercio, alla costruzione di un nuovo ordine mondiale. Ben vengano gli scambi economici, ma sappiamo da che parte stare.

Una scelta di campo è chiesta anche nel mondo tech, a partire dal 5G. L’Italia può far finta di nulla?

No, deve semmai prendere l’iniziativa. Va detto che l’Ue ha fatto passi avanti sulla sovranità digitale. Si inizia a parlare di un mercato del 5G sicuro ed autenticamente europeo.

A quella sovranità digitale guardava l’Istituto italiano di cybersicurezza del Dis e del governo inserito nella manovra di bilancio e poi stralciato con l’accordo del suo partito.

Una nota di metodo, più che di merito. Un tema così sensibile deve essere approfondito e supportato con la massima condivisione delle forze di maggioranza.

Un anno fa il Copasir ha chiesto di escludere Huawei ed altre aziende cinesi dal 5G. Lei che ne pensa?

Su queste tecnologie è bene confrontarci con i nostri alleati naturali, Ue, Usa e Nato. Non può esserci neutralità strategica su tutte le partite, specialmente quella delle infrastrutture critiche.

Eppure sotto la scure del comitato golden power di Palazzo Chigi finiscono di continuo, insieme alle aziende tech cinesi, anche quelle americane. È il caso di Cisco, Amphenol, Commscope e Ciena che, con Huawei, hanno ricevuto prescrizioni per la fornitura d 3G/4G a Iliad.

Il comitato avrà le sue ragioni tecniche per portare avanti l’istruttoria. Ma, ripeto, su temi così delicati non si può sfuggire a un ragionamento europeo e interno alla Nato. Non si può far passare il messaggio che, nelle infrastrutture sensibili, tutti i competitors sono sullo stesso piano.

L’Ue parla di continuo di autonomia strategica digitale. In quest’ottica rientra il Cloud Gaia X di Francia e Germania lanciato questo mercoledì. Si rischiano frizioni con Washington DC?

Non sarebbe la prima volta. Dalle tasse alle grandi corporation della Silicon Valley ai dazi americani sui Paesi europei, da mesi ci sono tensioni nel mondo digitale fra una parte e l’altra dell’Atlantico. Va riconosciuto però che senza questo confronto l’Europa non avrebbe avviato un ragionamento complessivo sulla sovranità tech.

 

Condividi tramite