Il punto nevralgico non è tanto ciò che sta accadendo nelle scuole oggi, quanto ciò che non è accaduto nella preparazione. È normale che i test rapidi si facciano oggi, due mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico? Conversazione di Formiche.net con Lorenzo Fioramonti, ex ministro dell’Istruzione

Se noi fossimo arrivati a settembre con l’esercito dispiegato nelle scuole, con tutti gli insegnanti nominati, con un personale scolastico soddisfatto, se non avessimo fatto “incazzare” i precari organizzando loro un concorso sotto pandemia, avremmo evitato di creare un contesto di conflitto nella scuola.

Lo dice a Formiche.net l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti che, partendo dalla decisione del Tar Puglia dopo la fuga in avanti pro-chiusura del governatore Michele Emiliano, analizza le motivazioni che hanno portato tanto caos e tensioni nel comparto scolastico.

Il Tar Puglia dà ragione al dpcm di Conte e non alle fughe in avanti di Emiliano che voleva chiudere tutte le scuole. Sarebbe stato un pericoloso precedente far legittimare l’autorità periferica nei confronti dello Stato centrale in un momento di emergenza nazionale?

Sono sempre stato convinto che la scuola debba essere nazionale e governata dallo Stato centrale, con livelli essenziali di prestazione garantiti. Ovvero una scuola che non abbia differenza di gestione: purtroppo così non è. Siamo consci che in molte Regioni il livello dell’istituzione scolastica non è come in altre. Se a ciò avessimo aggiunto anche una disparità di approccio, avremmo aggravato una situazione già insostenibile come è quella della macro disuguaglianza nei livelli di formazione e istruzione.

Perché alcuni governatori si sono schierati per la chiusura delle scuole pur avendo allestito un piano sicurezza, con bimbi che usano la mascherina per 5 ore e osservano il distanziamento? Non sarà che le deficienze regionali soprattutto al sud sono talmente grosse (terapie intensive e medici di famiglia allo sbando) e quindi si vuole virare l’attenzione altrove?

Ricevo costantemente centinaia di indicazioni molto diverse. Da un lato ci sono scuole dove le azioni di sicurezza sono state applicate bene e realizzate anche in misura maggiore rispetto al dettato dei dpcm. Dall’altro ci sono numerosi genitori e insegnanti preoccupati dal fatto che nelle loro scuole ciò non avviene: gli studenti sono stipati in piccole classi, ci sono difficoltà nel far indossare a tutti la mascherina. Credo che il punto nevralgico sia non tanto ciò che sta accadendo nelle scuole oggi, quanto ciò che non è accaduto nella preparazione all’anno scolastico in corso.

Ovvero?

C’è stata una scarsa preparazione nei mesi passati. Il ministero dell’Istruzione ha mancato sotto molti punti di vista nel dare un segnale di competenza e di programmazione, tale da mettere tutti nelle condizioni di non potersi lamentare e oggi soffre del fatto che qualcuno, a torto, a ragione, o per un minimo di opportunismo politico, spara a zero sulla scuola perché sa che lì ci sono grossi punti di debolezza.

Quali?

Purtroppo non abbiamo ridotto il numeri di ragazzi nelle classi, abbiamo ancora tantissimi insegnanti precari, con gravi difficoltà organizzative per i presidi, come le rinunce di quei precari che temono di contagiarsi o l’esigenza di avere nuovo personale perché il vecchio va e viene dalla quarantena. Si è scatenata una situazione di ansia che, giunta al livello politico, ha prodotto certe decisioni di governatori e sindaci a carattere più massimalista. Se noi fossimo arrivati a settembre con l’esercito dispiegato nelle scuole, con tutti gli insegnanti nominati, con un personale scolastico soddisfatto, se non avessimo fatto “incazzare” i precari organizzando loro un concorso sotto pandemia, avremmo evitato di creare un contesto di conflitto nella scuola. Abbiamo creato una mancanza di serenità che poi si presta anche a delle strumentalizzazioni.

Alcuni docenti supplenti-Covid non sono ancora stati pagati: si poteva fare meglio per la comunità educante?

Certo. Porto un esempio: se dovessi andare in guerra domattina, non affamerei il mio esercito prima della battaglia, né lo prenderi a parolacce, né gli darei dell’incapace per non far covare del risentimento verso il generale in capo. Invece farei di tutto affinché fosse ben allenato e in grado di dare il massimo in battaglia. Così si doveva fare nei mesi pre inizio anno scolastico. Siamo in una fase talmente delicata che occorreva agire anche con delle misure straordinarie.

Può indicare quali?

Ridurre il numero dei ragazzi per classe, garantire il massimo contingente di personale di ruolo, mettere i presidi a loro agio e così dar loro quella serenità utile a non mettere in campo misure magari un po’ più severe per tutelarsi, che possono in prospettiva portare alla chiusura della scuola anche senza fondati motivi. D’altronde con 150 miliardi di deficit, abbiamo sforato più di sempre guardando alla storia italiana e abbiamo lasciato la scuola scoperta. Aggiungo un elemento credo fondamentale: non dimentichiamoci dei lavoratori più fragili, come gli insegnanti a rischio per una patologia pregressa, o perché conviventi con un malato o un immunodepresso. Tutto questo crea ulteriore disagio che doveva essere affrontato prima.

In alcune scuole intanto partono i test rapidi per favorire il rientro degli alunni. Una piccola speranza?

Certamente sì, ma calcoliamo che questa notizia arriva il 18 novembre, a due mesi dall’inizio della scuola. È normale questo ritardo?

twitter@FDepalo

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