Spunti e riflessioni dal Forum La Bioeconomia delle foreste: conservare, ricostruire, rigenerare, organizzato da Legambiente e che ha visto confrontarsi esperti, stakeholder, istituzioni e aziende del settore

Valorizzare il contributo della natura e delle foreste nelle politiche per la lotta ai cambiamenti climatici, tutelare la biodiversità e promuovere la gestione forestale sostenibile, rafforzare le filiere forestali locali, frenare l’abbandono della montagna, prevenire il degrado del territorio, rendere le città più verdi e resilienti all’effetto serra. Sono questi i temi che hanno animato il Forum La Bioeconomia delle Foreste: conservare, ricostruire, rigenerare, organizzato da Legambiente, che ha visto confrontarsi esperti, stakeholder, istituzioni e aziende del settore.

Temi che, secondo gli organizzatori, dovrebbero essere uno dei pilastri del Recovery Fund italiano. Per questo è stato proposto un decalogo per la salvaguardia del patrimonio forestale italiano che prevede, tra l’altro, ecosistemi sani e foreste resilienti per frenare gli effetti del cambiamento del clima; la creazione di nuove aree protette fino al 30% entro il 2030; una rete nazionale delle foreste; attività di prevenzione e riduzione di rischi naturali per le foreste.

Il 43% della superficie dell’Unione Europea, è stato ricordato, 182 milioni di ettari, è costituito da foreste e boschi; dal 1990 al 2015 la copertura forestale è aumentata di un’area pari alla superficie della Grecia, grazie ai programmi di rimboschimento e riforestazione. Conservare e proteggere la biodiversità, quindi, oltre che una delle prime condizioni per ridurre le emissioni di gas climalteranti è anche una grande opportunità di investimento e di creazione di posti di lavoro per un’economia green: il 17% dell’attuale forza lavoro in Europa è legato alla risorse dell’economia verde e alla sua efficienza biologica. Anche per questo la stessa Unione europea ha più volte ricordato l’importanza degli ecosistemi per raggiungere i livelli di mitigazione necessari entro il 2030, un concetto base della Strategia europea sulla biodiversità.

La crisi climatica, le esigenze di decarbonizzazione dell’economia e la necessità di sostenere uno sviluppo più sostenibile, in cui assume un ruolo importante la tutela della natura – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – sono le sfide del prossimo decennio alle quali anche il sistema forestale è chiamato a dare un contributo. Sfide che anche il nostro Paese ha sottoscritto per frenare gli effetti negativi della crisi climatica sulla tutela degli ecosistemi naturali e per garantire il benessere dei cittadini”.

In Italia i boschi sono la più importante infrastruttura verde: coprono il 36,4% della superficie nazionale (quasi 11 milioni di ettari) e per il 27,5% sono sottoposti a vincolo naturalistico, ospitano importanti specie di piante e animali e svolgono funzioni e servizi indispensabili alla vita dell’uomo. E la loro espansione è in costante aumento. Ciononostante importiamo l’80% del fabbisogno di prodotti legnosi perché la filiera produttiva legata alla risorsa del legno rappresenta un’importante realtà produttiva e occupazionale per il nostro Paese e presenta ampie possibilità di crescita e sviluppo. Il settore e le filiere forestali generano l’1,6% del Pil e oltre 300 mila occupati nel settore del legno arredo, della carta e degli imballaggi. L’Italia, infatti, è il più grande produttore ed esportatore di mobili ed ha una grande e consolidata capacità produttiva nel settore cartario e del packaging.

“L’80% della fibra di cellulosa utilizzata dall’industria cartaria – ha ricordato Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta – è dotata di certificazione forestale attestante la sostenibilità della foresta o della piantagione di provenienza. Inoltre, grazie al sistema di raccolta e riciclo che la filiera della carta, esempio di economia circolare, nell’imballaggio raggiungiamo oltre l’80% di riciclo, mentre stimiamo che potrebbe sostituire il 25% di imballaggi a base di materiali fossili”.

Occorre, infine, creare più “foreste urbane” per rigenerare le città attraverso un piano nazionale di messa a dimora di alberi che privilegi le aree urbane e periurbane e che coinvolga tutti i comuni e non solo le città metropolitane. Nonostante esista, dal 2013, una legge che ha introdotto misure per la gestione del verde urbano, le politiche del verde messe in atto dai Comuni sono ancora altalenanti. Poco più del 53% dei comuni capoluogo hanno un catasto degli alberi; solo il 45% hanno adottato un regolamento per il verde urbano. In molti comuni, per mancanza di personale specializzato, si ricorre spesso alla cosiddette “capitozzature”, ossia al taglio di tutti i rami lasciando solo il tronco dell’albero. Le città italiane con il maggior numero di piante in rapporto agli abitanti sono Cuneo (203 piante/abitante) e Modena (114/abitante).

“Ho firmato in questi giorni il decreto applicativo della legge clima sulla riforestazione – ha annunciato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, intervenuto al Forum da remoto – 30 milioni destinati alla riforestazione urbana, in particolare a quelle aree con una certa densità di peso antropico, per migliorare la qualità dell’aria e dare un segnale diverso rispetto al processo di cementificazione. Questa è la mia ferma intenzione, nel Recovery Plan, progettare la piantumazione di ulteriori 50 milioni di alberi”.

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