Un’azienda cinese si aggiudica un appalto importante all’aeroporto di Phnom Penh. Sulla sfondo il rischio trappola del debito, il dual use dello scalo e il confronto Usa-Cina nell’Indo-Pacifico

Seguire il confronto tra Washington e Pechino nell’Indo-Pacifico è attività ormai quotidiana, tale è il ritmo delle evoluzioni in corso. Ieri si raccontava dell’intenzione statunitense di riaprire la Prima Flotta, raggruppamento navale che verrà posto sotto il coordinamento dell’Indo-Pacific Command, e probabilmente posizionato a Singapore con l’obiettivo di monitorare la fascia occidentale dell’Area of Responsibility della filiale regionale del Pentagono guidata dall’ammiraglio Philip Davidson. Oggi la notizia riguarda la Cambogia, che è un ambito geografico all’interno del quale la Cina è presente per ragioni logistico-strategiche connesse con le attività future della Prima Flotta: l’Oceano Indiano.

L’Asia Nikkei Review dedica particolare attenzione alla vittoria da parte della Metallurgical Corporation of China di un appalto da 400 milioni per l’ampliamento dell’aeroporto di Phnom Penh. Lo scalo della capitale cambogiana sarà rimesso a nuovo con un investimento da 1,5 miliardi di dollari, che arriveranno praticamente tutti dalla Cina. Il rischio della trappola del debito e il rischio che l’infrastruttura finisca controllata direttamente da Pechino (come successo per esempio con il porto di Hambantota in Sri Lanka) è la componente alla base della questione. Sopra sta la possibilità che quell’aeroporto, una volta finito sotto il controllo cinese, diventi a doppio uso, civile e militare, permettendo al Dragone un potenzialità che per ora non ha nell’area.

La Cambogia è già importante perché dà a Pechino l’affaccio sull’Indiano con l’uso della base navale di Ream, nella provincia Sihanoukville sul Golfo di Tailandia (vale a dire a nord di Singapore e dello Stretto di Malacca). L’impianto di Ream aveva al proprio interno una parte usata dagli Stati Uniti, di cui però la Cina ha ottenuto lo smantellamento. La penetrazione cambogiana è in effetti ampia, va dagli impianti turistici alle infrastrutture, passando chiaramente dalla presenza militare. La Cina sta costruendo la sua collana (militare), per ora più forte nella porzione più prossimale del quadrante strategico; gli Stati Uniti stanno cercando di anticiparla in quella occidentale dell’Indo-Pacifico, dove comunque Pechino ha i piedi piantati a Gibuti, Sri Lanka e tra breve sulle coste del Pakistan.

(Foto: ambasciata cinese negli Stati Uniti, l’incontro tra Xi Jinping e il primo ministro cambogiano)

 

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