La Francia è ammalata di violenza. E Macron non riesce a venire a capo di uno scontento talmente diffuso da non essere più controllabile. Ha cambiato il governo, ma i risultati sembrano essere gli stessi. Il commento di Gennaro Malgieri

La Francia sta diventando il Paese europeo più violento. Sembra che il divario tra cittadini ed istituzioni si stia allargando al punto da accentuare un’incomprensione pressoché totale, mentre si avverte un vuoto che impedisce la civile convivenza, e cresce uno stato di diffidenza permanente non ricomponibile.

A parte gli innumerevoli attentati terroristici di marca islamista che punteggiano tragicamente la vita francese da diversi anni, si è dilatato un malessere dalle radici profonde che negli ultimi due anni ha incendiato il Paese e messo a dura prova il potere incarnato dalla presidenza di Emmanuel Macron che non riesce ad arginare la debordante furia che periodicamente si abbatte sulla Francia. Migliaia di persone sono scese in piazza sabato pomeriggio nelle principali città francesi contro la nuova legge sulla sicurezza, in discussione al Parlamento, che limiterebbe il diritto della stampa di diffondere immagini degli agenti nell’espletamento delle repressioni violente durante le manifestazioni.

L’atmosfera è particolarmente tesa, soprattutto nella capitale, perché alla protesta contro la riforma si è aggiunta la contestazione al prefetto di polizia di Parigi, Didier Lallement. Già sotto accusa per lo sgombero di un accampamento di migranti in Place de la République, Lallement ha visto crescere la rabbia nei suoi confronti in seguito al pestaggio del produttore di black music Michel Zecler, picchiato da alcuni poliziotti lo scorso fine settimana.

Soltanto a Parigi 46.000 manifestanti ieri hanno dimostrato violentemente contro le forze dell’ordine mettendo a ferro e fuoco la solita strada che porta da Place de la République alla Bastiglia. Nel primo giorno di “alleggerimento” del lockdown, cittadini di diversa estrazione, organizzati dal movimento “Stop Loi Sécurité Globale”, al quale hanno preso parte anche i sindacati ed i partiti della sinistra, uniti nel chiedere le dimissioni del ministro degli interni Gérard Darmafin. Tra le “celebrità” politiche notate nel corteo, il leader di La France Insoumise, Jean-Luc Melenchon, il segretario del Partito Socialista, Olivier Faure, il leader dei Verdi, Jannick Jadot, e il numero uno della Cgt, Philippe Martinez. La volontà della sinistra di appropriarsi del malessere diffuso e cavalcarlo è scoperta. Non si registrano reazioni da parte dei partiti moderati, né della destra di Marine Le Pen.

L’atmosfera è stata particolarmente tesa nella capitale: nei pressi della Bastiglia e lungo boulevard Beaumarchais, sono stati infatti incendiati un chiosco ed una caffetteria, impedendo ai pompieri l’accesso. La strage è stata evitata per un soffio. Come al solito anche i bancomat sono stati distrutti e la facciata di una banca è stata data alle fiamme.  Tanto per non non farsi mancare niente, c’è stato pure qualche tafferuglio tra i manifestanti “pacifici”, la stragrande maggioranza, e i ‘casseurs’ responsabili delle devastazioni e delle aggressioni contro le forze dell’ordine. Anche a Lille, Bordeaux e Lione si sono verificati incidenti con devastazioni e dimostranti ed agenti feriti in un pomeriggio di ordinaria follia metropolitana.

Perché tutta questa violenza, peraltro al culmine della pandemia che ha piegato la Francia e che dovrebbe indurre la gente a proteggersi? La polizia viene accusata di avere la mano pesante in tutte le manifestazioni pubbliche. In Parlamento, come abbiamo accennato, ci si divide su una legge giudicata liberticida, secondo la quale sono vietate foto e video a poliziotti nell’espletamento dei loro compiti. I manifestanti hanno l’appoggio di alcuni dei maggiori giornali francesi che invocano la tutela del diritto di cronaca.

Una situazione incandescente che è idealmente il prosieguo delle violenze insorte due anni fa con i gilet gialli ed i black bloc. Anche allora, e per molti mesi, il governo si dimostrò impotente nell’impedire degenerazioni di un fenomeno che nasceva da sacrosante rivendicazioni.

La Francia è ammalata di violenza, insomma. E Macron non riesce a venire a capo di uno scontento talmente diffuso da non essere più controllabile. Ha cambiato il governo, ma i risultati sembrano essere gli stessi. Il Paese continua a bruciare. Il fuoco che gli agricoltori appiccarono due anni fa, sembrano attizzarlo cittadini comuni questa volta con l’aperto appoggio della sinistra istituzionale. Ma la polizia, il ministero dell’interno, lo stesso Eliseo sembrano inadeguati a comprendere ciò che sta accadendo, come non capirono ciò che accadde prima che la pandemia si portasse via proteste e disordini.

Il “patto” tra Macron e la Francia sembra essere sempre più sfilacciato. Il presidente arriverà alla fine del mandato esausto. E al momento non si vede un possibile successore.

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