Vale 18,4 miliardi di euro il piano di spesa aggiuntivo per i prossimi quattro anni della Difesa di Sua Maestà. “Un piano di spesa alla faccia della pandemia”, spiega Johnson, che strizza l’occhio a Joe Biden, punta su nuove tecnologie e al rilancio dell’economia. Si aggiunge a un budget di 46,5 miliardi per il solo 2020

“È la nostra occasione per porre fine all’era della ritirata”. Così Boris Johnson spiega il piano aggiuntivo di investimenti per la Difesa del Regno Unito, pari a 16,5 miliardi di sterline per i prossimi quattro anni da destinare soprattutto alle nuove tecnologie (Tempest compreso). Si aggiunge a un budget già corposo (secondo solo agli Usa in ambito Nato), manda un messaggio speciale a Joe Biden ed è supportato dalla creazione di nuovi 10mila posti di lavoro.

IL PIANO DI LONDRA

Il piano, presentato oggi al Parlamento, è stato anticipato ieri sera da Downing Street. Il livello d’ambizione è stato chiarito da Johnson: “Confermare il Regno Unito nella posizione di primo investitore d’Europa per la difesa e secondo nella Nato” . Nel dettaglio, si punta a “fermare l’indebolimento dell’arsenale” rispetto ai progressi compiuti dai competitor (e partner), rilanciando il ruolo britannico a tutela dei propri interessi, di quelli “degli alleati e delle persone più vulnerabili” e dei “valori della democrazia in un mondo che cambia rapidamente”. Forte il riferimento a un mondo reso ancora più complesso dalla pandemia, denso di minacce e ri-piombato nel confronto tra grandi potenze, ormai allargatosi ai nuovi domini operativi. “Il mondo – ha detto Johnson – non è mai stato così pericoloso e competitivo dei tempi della guerra fredda”.

I NUMERI

E così il governo di Johnson ha presentato “un piano di spesa alla faccia della pandemia, perché il settore della Difesa è prioritario”, ha detto il primo ministro. “È la nostra occasione per porre fine all’era della ritirata, trasformare le Forze armate, rafforzare la nostra influenza globale, unire e far salire di livello il nostro Paese, aprire la strada alle nuove tecnologie e difendere il nostro popolo e il nostro stile di vita”. I 16,5 miliardi andranno ad aggiungersi agli impegni già previsti dal programma di governo, il quale prevede per il 2020 41,6 miliardi di sterline, circa 46,5 miliardi di euro (per avere un termine di paragone, quello italiano è di 22,9 miliardi). Tra l’altro, i piani in vigore prevedono che tale budget aumenti già su base annua pari allo 0,5% più dell’inflazione.

IL CONFRONTO POLITICO

Come racconta il Financial Times, il piano presentato in Parlamento è il frutto di “settimane tese di discussione” tra Downing Street, il ministero della Difesa (guidato da Ben Wallace, promotore del piano) e il Tesoro, guidato dal cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, il più restio a un aumento così rilevante delle spese militari. A convincerlo sono stati i ritorni economici (e occupazionali) degli investimenti nella Difesa. Il piano, ha chiarito Johnson, darà lavoro a oltre 10mila persona l’anno per i prossimi quattro anni. Inoltre, gli ha fatto eco Wallace, “ci permetterà di investire nella nostra fantastica cantieristica navale e nell’industria aerospaziale in modo da alimentare la crescita in ogni angolo del Regno”. D’altra parte, a ottobre, lo stesso Sunak ha rivisto per intero i piani di spesa per i singoli dicasteri, rilanciando al rialzo per fronteggiare l’impatto della pandemia sul sistema produttivo.

IL MESSAGGIO A WASHINGTON…

Alla dimensione operativa ed economica si aggiunge quella dei rapporti internazionali. Il piano di spesa strizza l’occhio all’alleato d’oltreoceano e, in particolare, al presidente-eletto Joe Biden. La scorsa settimana, congratulandosi con lui, Johnson ha chiarito la determinazione Uk a rimanere un “valido alleato militare”. Non sembra casuale che tra le prime reazioni internazionali al piano di Londra ci sia quella di Christopher Miller, il capo del Pentagono ad interim scelto da Trump: “Il Regno Unito è il nostro alleato più fedele e capace, e questo aumento della spesa è indicativo del loro impegno nei confronti della Nato e della nostra sicurezza comune”.

… E LA RISPOSTA

Di più, ha detto Miller, “il loro impegno per aumentare i finanziamenti alla difesa dovrebbe essere un messaggio a tutte le nazioni libere: i più capaci tra noi possono, e devono, fare di più per contrastare le minacce emergenti alle nostre libertà e sicurezza condivise”. In ambito Nato Londra rispetta da tempo l’obiettivo a spendere per la Difesa più del 2% del Pil, richiesta che secondo gli esperti verrà reiterata dall’amministrazione Biden (seppur con toni diversi rispetto a Donald Trump).

TRA CYBER E SPAZIO

Il nuovo incremento della spesa britannica sarà orientato in gran parte all’innovazione tecnologica e ai nuovi domini operativi. Tra le iniziative c’è la creazione di un’agenzia militare per le applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito militare, e la nascita di un corpo separato denominato National Cyber Force. Sarà gestito dal ministero della Difesa insieme ai Government communications headquarters (Gchq), agenzia per l’intelligence delle comunicazioni, a tinte dunque più che inter-forze. Confermati i piani per la creazione di uno Space Command tutto dedicato agli affari militari oltre-l’atmosfera, annunciato a luglio da Wallace.

GLI OBIETTIVI STRATEGICI

Tutto questo consolida la visione strategica per una “Global Britain”, il piano di Londra per rafforzare (fuori dall’Ue) la proiezione internazionale del Regno. Già a inizio marzo, prima che esplodesse la pandemia in Europa, il governo di Johnson aggiungeva alcuni dettagli per il settore della Difesa. Sunak presentava la proposta di budget al Parlamento, comprensiva di un fondo da un miliardo di sterline (1,14 miliardi di euro circa) per agevolare le vendite di materiali d’arma e una cifra pressoché uguale per tecnologie all’avanguardia e settori ad alto potenziale, incluso lo Spazio. L’annuncio odierno di Johnson spiega che la pandemia non solo non ha fermato i piani, ma li ha addirittura accelerati.

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