Se si blocca lo Stretto di Malacca, la Cina non avrebbe abbastanza approvvigionamenti energetici stoccati. Tutte le operazioni militari subirebbero ritardi. L’analisi di Valori

Stando ai dati della US Energy Information Administration, più del 30% del commercio marittimo di petrolio greggio passa attraverso il Mar Cinese Meridionale. E oltre il 90% dei volumi del predetto petrolio greggio che giunge in quel mare, transita nello Stretto di Malacca: la rotta marittima più breve tra i fornitori in Africa e nel Golfo Persico e i mercati in Asia, rendendolo uno dei principali snodi geografici dell’oro nero al mondo.

La chiave è che molte materie prime e per lo sviluppo dell’energia devono passare per quello Stretto. Attualmente, il trasporto di merci tra i Paesi dell’Asia orientale, l’Europa e l’Africa, a condizione che sia veloce, deve avere quale rotta lo Stretto di Malacca controllato da Singapore.

Il 24 settembre 2019 Singapore e Usa hanno firmato il Protocollo di emendamento al Memorandum d’Intesa del 1990 relativo all’uso degli Stati Uniti delle strutture a Singapore.

Singapore aveva proposto di utilizzare navi da guerra statunitensi diventando la più grande base militare degli Usa in Asia. La VII Flotta degli Usa e le sue navi, comprese le portaerei e altre di grande stazza, forniscono servizi di logistica e manutenzione, ed espandono notevolmente il controllo militare.

La VII Flotta può attraversare lo Stretto di Malacca, entrare nell’Oceano Indiano, nel Mar Arabico e raggiungere la regione del Golfo entro 24 ore. Le navi militari statunitensi in tutti i porti dello Stretto possono essere utilizzati senza preavviso. Gli Usa stanno inoltre cooperando attivamente in tal senso anche con Malaysia, Filippine, Brunei, Tailandia e altri Paesi del Sud-Est Asiatico.

Gli Usa hanno schierato armi e attrezzature più avanzate a Singapore. Finché si verificheranno controversie militari in Asia orientale e Sud-Est Asiatico, gli Usa bloccheranno immediatamente lo Stretto di Malacca e quindi controlleranno l’intero sistema di trasporto del petrolio greggio. In caso di conflitto, lo Stretto di Malacca potrebbe essere facilmente bloccato, tagliando fuori la Cina dalle risorse energetiche cruciali.

Anche se le riserve strategiche di petrolio della Cina sono inviate dai Paesi vicini, è difficile superare i 60 giorni con le sole riserve. Al contempo la Casa Bianca utilizza il mercato finanziario per poter aumentare drasticamente i prezzi dell’energia ed iniziare eventualmente una guerra economica.

Se si blocca lo Stretto di Malacca, la Cina non ha abbastanza approvvigionamenti energetici stoccati e il tempo che può sostenere diventa molto breve. Da aggiungere che tutte le operazioni militari subirebbero ritardi.

Singapore è un Paese tradizionalmente amico degli Usa. Il motivo è lo stesso del Giappone, perché gli Stati Uniti detengono interessi nello scenario estremo orientale, e al contempo mantengono l’accerchiamento dell’Impero di Mezzo, cercando di spezzare “il filo di perle”.

Gli Usa sostengono Singapore, che ha una certa influenza nel Sud-Est Asiatico in quanto non ha vicini forti. Per gestire il trasporto marittimo, la cosa più importante è avere valide forze armate. Finché il Paese non può essere conquistato con la forza, allora il modello di sviluppo finanziario e commerciale determina un tasso di successo molto alto.

Singapore ha una superficie terrestre di soli 721,5 kmq, meno di quella della provincia di Lodi. Però la sua spesa per la difesa è il triplo di quella della vicina Malaysia, e rappresenta circa il 3,1% del proprio Pil, che è più o meno lo stesso della potenza militare russa (3,9%). Questa è la versione del Sud-Est Asiatico che la lasciato in dote la Gran Bretagna, cinquantunesima stella degli Usa.

Se Singapore vuole controllare il proprio potere dello Stretto di Malacca, deve arginare la Cina. Senza lo Stretto di Malacca, non ci sarebbe un centro marittimo, che assorba le forze commerciali e finanziarie circostanti. Fintanto che il porto d’acque profonde – ove possono attraccare grandi flotte militari e commerciali – è consolidato, il luogo di consegna/passaggio per materie prime nel Sud-Est Asiatico, da Vicino e Medio Oriente, Ue e Africa sarà inevitabilmente Singapore.

Questo è il motivo per cui – pur se la Cina ha pure un enorme mercato d’esportazione – molte delle merci sfuse faranno la fila alle “forche caudine” di Singapore.

Dal 2015 c’è un piano che potrebbe rompere l’equilibrio. La rotta commerciale verso l’Oceano Indiano attraverso lo Stretto di Malacca ha problemi di pirati, naufragi, foschia, sedimenti e secche. Il suo tasso di incidenti è doppio rispetto al Canale di Suez e quattro volte superiore a quello del Canale di Panama.

Un percorso alternativo più breve è costruire un canale nell’istmo di Kra in Tailandia. Esso risparmierebbe tempo e costi di spedizione poiché il tragitto si accorcia di 1.000 km. Le società di proprietà statale cinese LiuGong Machinery Co. Ltd, XCMG e la privata Sany Heavy Industry Co Ltd, hanno preso l’iniziativa per creare un gruppo di studio per la costruzione del canale di Kra. Il collegamento artificiale di 100 km con l’Oceano Indiano andrebbe a vantaggio non solo della Cina e dell’ASEAN, ma pure del commercio di Giappone e di altri Paesi, Ue compresa.

La Tailandia si trova al centro della penisola dell’Indocina, e conduce all’importante regione del Mekong e all’Asia meridionale. Tale canale artificiale si troverebbe a circa 100 chilometri dal Mare delle Andamane e dal Golfo di Tailandia, in modo che la zona commerciale del Sud-Est Asiatico non debba passare attraverso lo Stretto di Malacca.

Tuttavia, stando a un sondaggio di cinque anni fa, solo il 30% dei tailandesi sosteneva la costruzione del canale e almeno il 40% delle persone si opponeva, preoccupandosi che questa struttura potesse causare turbolenze politiche in Tailandia, inclusi danni ecologici e corruzione da parte del governo tailandese. Si cercava di far passare la sensazione che i tailandesi si opponessero a tale azione.

È ovvio ci siano oppositori palesi: naturalmente il più grande è Singapore. A quel punto, il commercio marittimo dell’Asia orientale e del Sud-Est Asiatico lascerebbe la polis, che sarebbe destinata a perdere l’importanza di baluardo marittimo e potrebbe persino smarrire la protezione degli Usa. Tuttavia, il 16 gennaio 2020, la Camera dei rappresentanti tailandese ha deciso di istituire una commissione per studiare il progetto del Canale thailandese.

Il Canale di Kra sarebbe molto vantaggioso per la Cina. Le interessate Cambogia e Vietnam stanno ancora titubando. La Tailandia desidera che la Cina contribuisca con denaro e attrezzature, ma teme un controllo indiretto da parte di Pechino.

Il Canale di Kra sarebbe controllato dalla Cina. La Tailandia potrebbe non dirigerlo per come prevede, ma ne trarrebbe i maggiori benefici. Per cui anche se i pedaggi del canale potranno essere di molto inferiori al costo di sviluppo, la Cina sarebbe ancora disposta a incoraggiare la Tailandia a realizzare il progetto per creare un’altra rotta che aggiri il controllo degli Usa. Inoltre la Cina sprona attivamente il Myanmar, per la costruzione di un oleodotto che congiunga lo Yunnan ai porti birmani.

La Cina è disposta ad investire moltissimo, e lo scopo è bypassare il controllo degli Usa, che hanno completamente bloccato la Cina dalla catena di isole del Pacifico al Sud-Est Asiatico.

L’energia e i prodotti alimentari di cui ha bisogno la Cina non possono essere autoprodotti, e gli Usa cercano di gestire queste due debolezze, muovendo Singapore sulla scacchiera.

Dopo la II Guerra Mondiale, gli Usa sono l’esempio più incisivo di “comune verticale”, e “continuum orizzontale”, a cui si applica il principio di “colpo ravvicinato e a distanza”. Ci si riferisce al divario di potere economico, non ai chilometri in linea d’aria. La strategia degli Usa è quella di stabilire un obiettivo a lungo termine per impedire ai competitori di produrre cooperazione.

I Paesi che hanno un grande divario di potere economico con gli Stati Uniti sono chiamati “lontani”, mentre gli altri prossimi agli Usa in termini di forza economica sono definiti “vicini”, e di conseguenza il vicino dà sempre fastidio nel condominio del pianeta.

La strategia degli Usa è aiutare e sostenere la parte più debole nella guerra economica – non importa se siano dittature o regimi oscurantisti – per combattere la parte forte e raggiungere una supremazia di potere. Questo equilibrio può efficacemente evitare l’emergere di una potenza egemone che rappresenti direttamente una minaccia economico-militare per la Casa Bianca. Sostenere Singapore, Taiwan e Giappone e non è sicuramente un atto di umanesimo e tenersi strette le “medievali” petromonarchie del Vicino Oriente non vuol dire rafforzare la tanto decantata democrazia.

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