Ci sono i missili che abbatterono il Global Hawk americano sullo stresso di Hormuz, i droni che colpirono (forse) i siti petroliferi saudita e missili da crociera derivati da assetti cinesi. Ecco tutti gli armamenti a bordo della “Shahid Roudaki”, la nave-cargo costruita in Italia e ora in dotazione alle Guardie rivoluzionarie dell’Iran

Droni, elicotteri e missili da crociera. La nuova nave multiruolo delle Guardie rivoluzionarie iraniane imbarca pressoché tutte le rinnovate ambizioni militari di Teheran, sebbene con alcune incognite sulla sua reale efficacia operativa. È Nave Shahid Roudaki, ultima arrivata tra le forze marittime dei Pasdaran, costruita in Italia (con ombre cinesi) e presentata in pompa magna qualche settimana fa.

LA NAVE

Sembrano ormai esserci pochi dubbi. L’unità navale è l’ex cargo Altinia, noto anche come Galaxy F, costruita in Italia nei primi anni 90 e finita sotto la lente di Antonio Zennaro, deputato del Gruppo Misto e membro del Copasir, che ha deposito un’interrogazione a risposta scritta al ministro degli Esteri e a quello delle Infrastrutture. Con 150 metri per 4.000 tonnellate, la nave si è guadagnata l’attenzione dei siti specializzati di mezzo mondo, soprattutto per gli assetti ripresi sul suo ponte. Tra gli altri, li ha analizzati H.I Sutton per la serie Covert Shores, specializzata nell’analisi di fonti aperte.

TRA CARRI…

Secondo i media iraniani, la nave sarebbe dotata di “avanzatissimi radar e sistemi di comunicazione per la guerra elettronica”. Certamente, ben visibili, dominano il ponte di coperta quattro motoscafi, ognuno con diversi sistemi d’arma, tutti sui rispettivi rimorchi. Le unità sono note tra le forze marittime dei Pasdaran, utilizzate per lo più per il controllo delle coste. Tra loro, ci sono due veicoli su ruota. Il primo, dotato di antenne, sembrerebbe deputato al comando e controllo. Più identificabile il secondo: un sistema missilistico terra-aria “Khordad 3”, svelato per la prima volta nel 2014. Trattasi di sistema mobile (su ruote), già apparso imbarcato su unità navali. Con range fino a 75 chilometri, offre copertura dalle minacce aeree, velivoli, missili e droni; sarebbe capace di ingaggiarne quattro contemporaneamente. Il sistema si guadagnò notevole fama a giugno dello scorso anno, quando riuscì ad abbattere un drone americano Global Hawk sullo Stretto di Hormuz.

…E DRONI

Sulla piazzola d’atterraggio campeggia poi un Bell 412, elicottero multi-ruolo di produzione americana, risalente all’epoca dei Shah di Persia, quando la Bell Textron aveva un sito alle porte di Teheran. Intorno al velivolo ci sono sei droni Ababil-2, il cui sviluppo risale ai primi anni 2000. Si tratta di velivoli a pilotaggio remoto indigeni, pensati come droni-kamikaze con differenti payload. Ci sarebbero anche loro tra i vari assetti che, a settembre 2019, hanno colpito le infrastrutture petrolifere più importanti dell’Arabia Saudita. Lo scorso mese l’agenzia Fars ha spiegato che 70 Ababil-2 sono stati dispiegati sulle unità navali dei Pasadran per rafforzare la postura lungo il Golfo. Molto più piccoli, sulla Galaxy F si scorgono anche quattro droni quadri-rotori, con probabile utilizzo di monitoraggio e ricerca a range limitato.

VERE CAPACITÀ?

A destare la maggiore curiosità sono però i lanciatori sulla prua, ciascuno con possibilità doppia di lancio. Sono destinati a missili da crociera anti-nave, che secondo i più acuti osservatori sarebbero nel dettaglio di Qader. Si tratta di un’evoluzione del missile anti-nave Noor, copia iraniana del vettore cinese C-802. Come nota H.I Sutton, i lanciatori sono ancorati alla nave, anche se il loro posizionamento sembra casuale. Inoltre, dalla prua presentano un orizzonte d’azione limitato. Ciò sembrerebbe indicare che, più della efficacia operativa, l’imbarcazione punti allo show di forze. A rafforzare la tesi c’è l’assenza di una gru per mettere in acqua i motoscafi, non a caso ben posizionati sui rimorchi. Inoltre, un singolo sistema Khordad 3 non sarebbe in grado di proteggere interamente l’imbarcazione in caso di attacco aereo strutturato. In tal senso, oltre l’effetto mediatico, la Shahid Roudaki potrebbe alla fine avere un utilizzo di mero trasporto.

LE AMBIZIONI

Eppure, le ambizioni delle Guardie rivoluzionari sono ben credibili. Da tempo i Pasdaran perseguono la modernizzazione delle proprie forze in tutti i campi. A inizio novembre, i media statali rilanciavano i video ufficiali su un nuovo sistema di lancio multiplo per vettori balistici da base sotterranea, posizionato in località sconosciuta. Lo scorso aprile, nel giorno del loro 41esimo anniversario, le Guardie rivoluzionarie avevano annunciato il debutto spaziale: il lancio in un’orbita a 425 chilometri dalla superficie del satellite Noor (“luce”) tramite il vettore a due stadi Ghased (“messaggero”), prima sconosciuto.

OLTRE IL GOLFO

Tale ambizione riguarda da qualche anno anche l’ambiente marittimo, prima parzialmente ignorato dalle forze iraniane. Nel Mar Rosso staziona la Saviz, ufficialmente nave da trasporto civile, che però è già finita sotto la lente dell’intelligence americana per il presunto supporto alle azioni in quelle acque dei ribelli Houthi (tra i proxy di Teheran), tanto da essere stata sanzionata dagli Usa. Con capacità di navigazione oceanica e la Shahid Roudaki confermerebbe l’orizzonte militare navale ben oltre le acque del Golfo.

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