“Non ci sono solo malati di Covid”. Chi c’era e cosa si è detto all’incontro “L’impatto sociale del dolore ai tempi del Covid-19 e la ricerca di una visione integrata, personalizzata e sostenibile” organizzato da Formiche

Negli ultimi mesi il Covid-19 ha catalizzato non solo l’attenzione delle istituzioni e dei media ma anche e soprattutto le risorse economiche, infrastrutturali e umane del sistema sanitario italiano. La necessità di intervenire, prontamente e con grande forza, per curare le persone colpite dal virus e per frenare al contempo la curva dei contagi, in mancanza di un piano pandemico emergenziale, ha imposto delle scelte che hanno talvolta messo da parte i soggetti affetti da patologie preesistenti, generando un’importante lacuna nella gestione e nel trattamento dei cittadini-pazienti, che hanno visto, e subito, il venir meno di quel diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione.

LISA NOJA: NON SOLO COVID-19

“Parliamo solo di Covid e non dell’impatto del Covid sulle altre patologie”, ha commentato Lisa Noja, componente della commissione Affari sociali della camera dei Deputati e membro dell’intergruppo Innovazione in occasione dell’appuntamento “L’impatto sociale del dolore ai tempi del Covid-19 e la ricerca di una visione integrata, personalizzata e sostenibile”, promosso da Formiche con il contributo non condizionato di Neopharmed Gentili. “Non ci sono solo malati di Covid, ma malati di tantissime altre patologie che rischiano di trovarsi in condizione di grave difficoltà”, ha aggiunto Noja.

PAZIENTI E DOLORE CRONICO, COME COLMARE IL GAP

E fra le aree più trascurate a causa del Covid-19, vi è senza dubbio quello del dolore cronico. Spesso sottovalutato, sia nelle sue origini che nelle sue conseguenze, durante la pandemia ha visto una profonda difficoltà di gestione e di intervento da parte degli operatori sanitari, spesso privi degli strumenti necessari per farvi fronte. “In questa situazione emergenziale i pazienti cronici sono quelli che subiscono di più perché gli ospedali sono totalmente assorbiti dalla cure per il Covid-19, impossibilitati di conseguenza a star dietro ai bisogni di monitoraggio e contatto che sono costanti e quotidiani”, ha detto Noja.

LOREFICE: LACUNE CAUSATE DA “TAGLI PASSATI”

A fornire il suo contributo anche Marialucia Lorefice, presidente della commissione Affari sociali della Camera, che impossibilitata a partecipare all’incontro a causa proprio dei lavori di Commissione, ha tenuto a condividere con i relatori un messaggio scritto: “La pandemia in corso purtroppo ha messo in luce alcune ombre del nostro Ssn, dovute principalmente ai tagli effettuati nel passato; a farne le spese sono soprattutto i pazienti non Covid che hanno incontrato maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. Siamo però consapevoli che, anche alla luce di questo difficile periodo, è quanto mai necessario procedere ad una programmazione delle attività di assistenza che si basi su una presa in carico globale del paziente, sanitaria e sociale”. “Come Parlamento e coverno – conclude – stiamo lavorando per raggiungere questi obiettivi”.

ARTROSI, OLTRE 2 MILIONI DI ITALIANI

“Il dolore cronico più frequente dopo quello oncologico è quello osteoarticolare”, ha detto Alberto Migliore, responsabile del servizio di Reumatologia dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma. “E l’artrosi, che è la patologia che causa dolore osteoarticolare più frequente, affligge circa due milioni di persone solo in Italia. Il rischio che si corre non curandolo, è sicuramente una progressione della malattia, oltre che una prevalenza di incidenza della stessa”, ha aggiunto. “Il dolore cronico modifica le vie nocicettive dei pazienti” ha aggiunto Diego Fornasari, professore associato di Farmacologia all’Università di Milano. “La cronicità è un processo neurobiologico che trasforma la malattia in patologie del sistema nervoso nervosa, ragion per cui il dolore osteoartrosico non va mai sottovalutato o trascurato”, ha concluso.

MALATTIE NON CURATE, UN COSTO NASCOSTO

Le conseguenze di un mancato trattamento incidono infatti sia sul benessere dei pazienti che sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Una patologia trascurata, infatti, impone interventi successivi di portata maggiore rispetto a quelli che possono risultare bastevoli se adottati nei tempi giusti. “L’impossibilità per i pazienti di accedere ai laboratori medici ha generato un fai da te con conseguenze cardiovascolari e gastrointestinali nei pazienti”, ha chiosato Migliore, ricordando inoltre che un paziente non trattato si espone all’ipomobilità, che in caso di disturbi dismetabolici o cardiovascolari, “porta i pazienti alla mortalità precoce”. “I costi di un mancato intervento sono troppo elevati”, ha concluso.

VIA AL CODICE ETICO PER IL DOLORE

L’Associazione italiana per lo studio del dolore (Aisd) ha recentemente pubblicato un codice etico per il dolore che, riunendo associazioni dei pazienti, medici, ricercatori, operatori sanitari, aziende farmaceutica e organismi di informazione, mira a portare all’attenzione degli addetti al dolore la severità del dolore nei pazienti che ne soffrono quotidianamente. “Il paziente non può e non deve sentirsi abbandonato”, ha ricordato Stefano Coaccioli, presidente dell’Aisd.

GAUDIOSO: “TROPPA DISTANZA FRA POLITICA E PERSONE”

Solo pochi giorni fa è stato pubblicato da Cittadinanzattiva il documento “Non siamo nati per soffrire”. “La legge 38/2010 di cui si parla nel documento, che metteva al centro le esigenze dei pazienti” ha sottolineato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “A distanza di dieci anni resta ancora in buona parte inapplicata. C’è uno iato enorme fra ciò che viene deciso e ciò che viene applicato, tra i tempi della politica e quelli dei bisogni delle persone”, ha concluso.

NOJA: “MISURE NECESSARIE MAI ADOTATTE”

Ma i ritardi, purtroppo, non sono evidenti solo nel caso della legge 38/2010. “Si doveva agire con più rapidità tra la prima e la seconda ondata di Covid affinché si rendessero applicabili quelle misure e quelle buone pratiche che si erano rese evidentemente necessarie già durante il lockdown”, ha rimproverato Lisa Noja. Che individua il medesimo gap anche rispetto all’emendamento a sua prima firma all’art. 79 del decreto rilancio, in cui si chiedeva l’imposizione nei confronti delle regioni di adottare piani che garantissero la continuità terapeutica anche in condizioni di calamità. “Ad oggi non si ha traccia di questi piani”, ha chiosato Lisa Noja. “Anche di fronte a sollecitazioni normative chiare ho l’impressione che purtroppo il sistema non abbia preso le misure necessarie”.

IL RUOLO-CHIAVE DELLA TELEMEDICINA

La telemedicina, ad esempio, che è uno degli strumenti più preziosi in casi come quello del Covid-19, ha fatto qualche passo avanti, ma nella sua applicazione pratica incontra ancora grandi difficoltà, già ampiamente superate da altri Paesi europei, come Germania, Gran Bretagna e anche Francia. “È venuto il tempo che il legislatore metta mano con una legge quadro al fine di fornire ai nostri operatori un quadro giuridico unitario a cui poter far riferimento”, ha suggerito l’on. Noja. “ Per le malattie cronache l’utilizzo delle telemedicina risulta fondamentale e va sicuramente implementata”, ha fatto eco Migliore, convenendo con quanto detto anche da Coaccioli secondo cui, ad esempio, “la telemedicina trova oggi nella condivisione dell’imaging una delle sue applicazioni più straordinarie”.

PERCHÉ SERVE UN PIANO PANDEMICO

“Il coronavirus ci ha fatto regredire sia a livello culturale che sanitario” ha chiosato Mons. Renzo Pegoraro, cancelliere della Pontificia accademia per la vita. Che ha individuato alcune istanze come primarie per superare l’attualità condizione di profonda instabilità: “Garantire relazione e continuità ai malati cronici, anche attraverso gli strumenti della telemedicina; riconoscere e valutare i bisogni delle persone, che sono fisici ma possono essere anche psicologici e relazionali; avvicinare associazioni, istituzioni e strutture sanitarie in un impegno comune che sia libero da dinamiche di tipo competitivo se non addirittura conflittuale; fornire adeguato sostegno agli operatori sanitari affinché loro siano messi nelle condizioni di fornirlo ai pazienti”. E, soprattutto, come ha concluso Pegoraro, “prevedere un piano pandemico condiviso che possa garantire ai pazienti le cure necessarie anche in caso di emergenza sanitaria”.

Condividi tramite