Premiati 12 progetti di ricerca da Fondazione Roche, che destinerà 50mila euro ciascuno. Ma gli investimenti privati non bastano. Lo scienziato Mauro Ferrari: “L’Italia ha una quantità di talenti straordinaria, ma è impossibile far sbocciare un fiore se non lo si innaffia”

Mai come in questo momento la ricerca, e il ruolo che riveste nella nostra società, sono al centro del dibattito politico e sociale. I drammatici momenti vissuti e che tuttora si vivono a causa del Covid hanno acceso un campanello d’allarme sottolineando, non solo agli addetti ai lavori ma anche ai decisori politici e perfino all’opinione pubblica come, che per garantire un buono stato di salute sia necessario investire in sanità.

RICERCA INDIPENDENTE, STANZIATI 600MILA EURO

Muove su queste premesse il bando annuale di Fondazione Roche, che ogni anno destina 600mila euro a 12 progetti virtuosi nel campo della ricerca sanitaria. In occasione della presentazione del bando di gara per il 2020 sono stati inoltre premiati, nel corso del webinar moderato dalla giornalista Laura Chimenti, i 12 progetti del concorso 2019 alla presenza, fra gli altri, di Richard Hughes, vice president publishing di Springer Nature, partner di Roche nella valutazione e selezione delle candidature e di Mauro Ferrari, imprenditore, matematico, biotecnologo e scienziato esperto in nanotecnologie.

ITALIA: 1,4% DEL PIL ALLA RICERCA

Ad oggi l’Italia investe in ricerca l’1,4% del Pil, contro la media europea del 2%. Un risultato non ottimale, soprattutto alla lue delle eccellenti risorse umane che l’Italia può vantare e che, troppo spesso, decidono di fuggire all’estero. Tra i nostri obiettivi deve esserci quello di “riuscire a tenere le nostre eccellenze in Italia” ha suggerito Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche e già ministro della Salute.

INNOVAZIONE E AGENDA POLITICA

Sono molti, però, ancora, gli elementi che portano i giovani ricercatori a fuggire all’estero. Fra questi, com’è emerso durante il confronto, una minore capacità di attirare partner commerciali dimostrata dal nostro Paese, minori opportunità di finanziamento per i giovani ricercatori ma anche minore propensione alla cultura dell’innovazione, un sistema troppo gerarchico e, come hanno convenuto i ricercatori presenti, un’insufficiente inclusione della ricerca nell’agenda politica. Eppure, lo sfortunato contesto epidemico attuale potrebbe giungere in nostro soccorso, come ha ricordato Garavaglia. “La vicenda che stiamo attraversando – ha commentato – ha fatto capire anche ai più sprovveduti l’importanza della ricerca”.

FONDI INSUFFICIENTI: VANNO TRIPLICATI

“L’Italia ha una quantità di talenti straordinaria. Ma è impossibile far sbocciare un fiore se non lo si innaffia”, ha chiosato Mauro Ferrari. “I governi degli ultimi cinquant’anni – ha continuato – sono stati unanimi nel non finanziare in maniera appropriata la ricerca. Siamo il fanalino di coda europeo, pur avendo tutte le carte in regola per essere un Paese leader, come eravamo un tempo. I talenti ci sono, ma mancano le risorse”, ha aggiunto. Gli investimenti “andrebbero triplicati”, ha poi concluso.

1.700 PROGETTI IN TRE ANNI

Dal lancio del programma Fondazione Roche ad oggi sono stati stanziati oltre 3 milioni di euro, ottenendo un crescente successo di pubblico: sono stati più di 1.700 i progetti presentati e 40 quelli finora finanziati. I vincitori premiati ieri, sette ricercatrici e cinque ricercatori under40 provenienti da oltre dieci istituti differenti, si sono aggiudicati un finanziamento di 50mila euro ciascuno per la realizzazione del proprio progetto in otto differenti aree terapeutiche: oncologia, ematologia oncologica, reumatologia, malattie respiratorie, malattie della coagulazione ereditarie, neuroscienze e relazione medico-paziente. Il nuovo bando, che si è aperto ieri e che scade il primo febbraio, vede una new entry fra i comparti coinvolti dalla competizione. Si tratta, come ha illustrato il direttore generale di Fondazione Roche Francesco Frattini, “della ricerca nel campo degli effetti psicologici e comportamentali del Covid”.

I VINCITORI DELL’EDIZIONE 2019

Eterogenee sono le aree su cui insistono i progetti dei ricercatori che hanno ottenuto il premio nell’edizione appena conclusa. Giulia Borile, ad esempio, studia per svelare il ruolo dei canali ionici per nuovi approcci terapeutici nel trattamento della leucemia mieloide. Alessandro Ghigo, invece, ha elaborato uno studio per la previsione e la diagnosi della fibrosi polmonare idiopatica. Mira all’oncologia polmonare, invece, il progetto di Vincenzo Pio Di Noia, mentre si occupa di carcinoma epatocellulare e di immunoterapia quello di Daniela Gabba. C’è invece l’inibitore Jak1 come strumento antitumorale nei modelli preclinici di carcinoma delle vie biliari al centro della ricerca di Annamaria Massa. Alla sclerosi multipla è invece dedicato il progetto di Martina Absinta mentre al ruolo della fagia ER nelle neuropatie sensoriali ereditarie si è dedicato Paolo Grumati. Sempre nell’area delle neuroscienze si mantiene il progetto di Luca Madaro della Sapienza, mentre rientra nel comparto delle malattie ereditarie della coagulazione la ricerca di Simone Merlin, focalizzato sull’emofilia A. Al Lupus sono invece destinati gli studi di Luca Perico e all’artrite idiopatica giovanile oligoarticolare quelli di Federica Raggi. Ad aggiudicarsi invece il premio per l’area introdotta nel bando a partire dall’edizione del 2019, quella della relazione medico-paziente, Sara Carletto dell’Università di Torino. Ha ideato un’app che mira a migliorarne la comunicazione fra pazienti e addetti ai lavori.

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