Il deputato della Lega in Commissione Esteri detta la linea per l’unità istituzionale. Berlusconi? Sul Mes ci aspettiamo un passo verso di noi. Conte? Ora faccia uno scostamento in politica estera. Dalla Libia all’Iran fino alla Cina. Qui Biden la pensa come Salvini

Andato in porto lo scostamento di bilancio, c’è un altro e non meno impellente scostamento che attende il governo Conte bis. “Sulla politica estera serve un cambio di passo. A partire dai rapporti con la Cina”, dice Paolo Formentini, deputato della Lega in Commissione Esteri.

Formentini, il voto unanime alla Camera è un cedimento a Berlusconi?

Semmai è un cedimento all’unità del centrodestra. Questa volta Salvini e Meloni sono andati nella direzione indicata anche da Berlusconi.

E la prossima?

Ovviamente, se di dovesse ripresentare un’occasione di unità, ad esempio sul Mes, ci aspettiamo che Berlusconi faccia lo stesso.

Quel tabellone a Montecitorio è davvero insolito. Non è che si è scostata pure la maggioranza?

No, tutt’altro. È un gesto di responsabilità in piena emergenza. Questo governo ha ben poco a che vedere con noi. Posso assicurarle che in Commissione Esteri le distanze sono chiare.

Cioè?

Da sei mesi poniamo come Lega al ministro Di Maio domande puntuali sui rapporti fra Italia e Cina. Nessuna risposta. Letteralmente.

Si riferisce all’export?

Non solo. Bene l’internazionalizzazione, ma a che prezzo? Si può tacere sui diritti umani? Bene il sostegno all’Onu, ma si può rimanere fermi di fronte alle palesi inadempienze dell’Oms? Non avendo ricevuto riscontri, ho presentato un emendamento alla manovra per tagliare i fondi all’organizzazione.

La maggioranza, chi più, chi meno, canta vittoria per l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca. E voi?

È noto a tutti che la Lega, da Salvini in giù, ha sempre sostenuto apertamente Donald Trump. Non sempre è accaduto il contrario. Ricordiamo il suo tweet per ‘Giuseppi’ un anno fa…

Non lo starete già scaricando?

No, anzi. Sulle battaglie ideali, dall’immigrazione alla critica al multilateralismo, la Lega non cambia idea. Ma ci sono punti di incontro anche con i democratici. Il nuovo presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, Gerald E. Connolly, è un democratico e sulla Cina la pensa come noi.

Ecco, la Cina. Crede che con Biden presidente si possa abbassare la guardia?

Al contrario. Soprattutto sulla difesa dei diritti umani, da Hong Kong al Tibet fino allo Xinjiang, terrà il punto. Noi come Lega continueremo a lavorare insieme agli Stati Uniti.

Siete lo stesso partito che un anno fa ha firmato insieme ai Cinque Stelle il memorandum sulla Via della Seta?

Come ripeto da un anno, non c’è paragone. La Lega ha da subito manifestato le sue perplessità, niente flirt o innamoramenti repentini. Salvini ha messo sempre in chiaro i confini: prima la sicurezza, poi il commercio. Il lavoro sulla rete 5G del Copasir, presieduto dall’amico leghista Raffaele Volpi, ne è la prova.

Huawei in o out? L’Italia dovrebbe seguire il modello Johnson?

Certo, Johnson è stato cristallino, Conte molto meno. I richiami di Mike Pompeo (segretario di Stato Usa, ndr) e il lavoro dell’intelligence hanno dato un piccolo scossone. Ci conforta vedere i vertici di alcune aziende cinesi sospette di dipendere dal Pcc accusare le autorità italiane.

Cina a parte, questo scostamento in politica estera da dove deve partire?

Intanto da una diversa postura. Un ministro degli Esteri leghista non avrebbe mai detto che l’Iran e la Cina sono i nuovi partner italiani. Il nostro partner e alleato è uno solo e sono gli Stati Uniti, anzi l’Alleanza atlantica. Capisco che ci sono interessi economici in ballo. Ma dobbiamo anche chiederci se sia opportuno avvicinarci a uno Stato come l’Iran, che nega il diritto all’esistenza di Israele.

Però sulla Russia la pensate diversamente. Altrimenti perché ruggire contro le sanzioni Ue?

Qui va fatto un ragionamento diverso. La Russia è un modello di democrazia? Certo che no. Ci sono problemi? Sì. Ma l’Occidente deve stare attento a non far scivolare Mosca nelle braccia di Pechino. Le assicuro che è un timore condiviso da tutto l’arco politico italiano.

Chiudiamo sul Mediterraneo. La crisi libica non vede certo l’Italia in una posizione ottimale ma è anche vero che in questi mesi c’è stata un’escalation senza precedenti del conflitto.

Capisco che non sia un dossier facile. Però l’Italia non può difendere solo a parole la sua vocazione di protagonista del Mediterraneo allargato. Abbiamo lasciato troppo campo a potenze straniere che non condividono i nostri valori fondamentali. A loro ci siamo dovuti rivolgere per provare a riportare a casa i nostri pescatori sequestrati. Non doveva andare così.

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