Vietato scrivere “Taiwan” o “Wuhan” sulla pagina Facebook dell’Oms. Un inchino alla Cina che non riconosce l’autonomia dell’isola e sta cercando di rallentare le indagini sull’origine del coronavirus?

Vietato scrivere “Taiwan” (anche nelle sue versioni “T A I W A N” o “Ta1wan), “R.O.C.” (cioè Repubblica di Cina, com’è anche nota Taiwan), “Wuhan”, “China” o “Chinese” sulla pagina ufficiale Facebook dell’Organizzazione mondiale della sanità.

A scoprirlo è stato un giornalista di Taipei, William Yang. Ci abbiamo provato anche noi, nella sezione commenti del livestreaming dell’Assemblea mondiale della sanità, e quello che vedete qui a fianco è il risultato.

Dunque, visti gli strumenti di Facebook sfruttati dall’Oms, non si può chiedere, per esempio, che Taiwan venga coinvolta nell’Assemblea e più in generale dall’Organizzazione, almeno come osservatore (ma è qualcosa che sarebbe assai sgradito alla Cina che ritiene l’isola una sua provincia). E neppure si può parlare di “virus cinese”, come fatto per esempio dal presidente statunitense Donald Trump, o invocare chiarezza su quanto accaduto a Wuhan.

Proprio Trump a luglio aveva ritirato formalmente gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, accusandola di sudditanza alla Cina. Soltanto la scorsa settimana il New York Times ha rivelato che “l’Oms ha ceduto il controllo dell’indagine sull’origine del coronavirus alla Cina”. Oggi questo episodio di censura che certo non aiuta a rasserenare gli animi, figuriamoci a ricostruire la credibilità di cui tanto avrebbe bisogno l’Organizzazione diretta da Tedros Adhanom Ghebreyesus (che all’inizio della pandemia rimandò più volte la dichiarazione di emergenza per non irritare Pechino).

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