Il manager francese alla guida dell’istituto dal 2016 ha annunciato di non volersi ricandidare e di lasciare la banca alla scadenza naturale del mandato, il prossimo aprile. Differenze di vedute con il board sul piano industriale dietro l’addio e forse lo zampino di Mps. Ma i numeri premiano comunque la sua gestione

Il passo, indietro, è di quelli che non passano inosservati. Jean-Paul Mustier saluterà Unicredit il prossimo aprile, dopo quattro anni passati alla guida della seconda banca italiana, uno degli istituti più a vocazione internazionale del Paese. Il manager francese, che nel 2016 ha preso il testimone di Federico Ghizzoni, non si ricandiderà la prossima primavera, lasciando l’istituto alla scadenza naturale del suo mandato, tra cinque mesi. Una decisione maturata al termine di una lunga riflessione, che avrebbe avuto origine dal progressivo disallineamento del piano industriale dalla visione del consiglio di amministrazione.

Il comunicato giunto da piazza Gae Aulenti, poco prima delle 21, ovviamente a mercati chiusi, non lascia spazio a eventuali interpretazioni. “Unicredit ha annunciato oggi che il suo attuale ceo, Jean Pierre Mustier, ha informato il consiglio di amministrazione che si ritirerà dal suo ruolo alla fine del mandato in corso, che scade nell’aprile 2021 insieme a quello dell’intero consiglio. Grazie all’attuazione del piano strategico Transform 2019, entro la fine del mandato, Mustier avrà completato il rinnovamento del gruppo, che risulta notevolmente rafforzato sia finanziariamente che operativamente, permettendo di affrontare in tutta sicurezza le conseguenze economiche della crisi senza precedenti legata al Covid-19”.

“Innanzitutto desidero ringraziare tutti i colleghi del gruppo per il loro straordinario impegno negli ultimi anni. Insieme abbiamo realizzato con successo il piano Transform 2019 e, di conseguenza, siamo in una posizione forte per continuare a supportare i nostri clienti e le comunità in tutti i nostri Paesi restando un vero gruppo paneuropeo vincente”, ha spiegato Mustier in una nota.

“Nel corso degli ultimi mesi, tuttavia, è emerso che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del consiglio di amministrazione. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al consiglio di definire la strategia futura.”

Da oggi dunque Unicredit è ufficialmente alla ricerca di un nuovo numero uno, dopo quattro anni non certo facili per Mustier, ma non per questo privi di successo. Tra questi, il maxi-aumento di capitale da 13 miliardi approvato con adesioni vicine al 100% nel 2017 e che consentì all’allora prima banca italiana di mettersi in sicurezza dopo gli anni terribili della crisi 2008-2010. I numeri comunque, sembrano premiare la gestione Mustier. Dal suo arrivo in Unicredit quattro anni il francese ex SocGen ha ridotto considerevolmente l’ammontare delle sofferenze dell’istituto, semplificato la struttura organizzativa, risanato il bilancio e ceduto asset non essenziali. E, forse, Unicredit era pronta anche per una possibile acquisizione, magari della tedesca Commerzbank, una volta fallite le nozze con Deutsche Bank.

Che ci sia di mezzo la politica non c’è certezza, di sicuro va fatta una considerazione. Unicredit, non è un mistero, è la candidata ideale per rilevare Mps, una volta uscito il Tesoro dall’azionariato di Siena. Lo stesso Mef, ha scritto la Stampa, non ha mai nascosto le sue simpatie per un salvataggio a mezzo Unicredit. E, forse, l’eventuale uscita di Mustier potrebbe accelerare il processo.

E adesso? Tra i nomi circolati sulla stampa per un’eventuale cambio alla guida di Unicredit circola quello di Matteo Del Fante, ceo di Poste, nome però seccamente smentito dalla banca “destituita da ogni fondamento” l’indiscrezione riportata dai giornali. Tra i papabili anche Victor Massiah, ex amministratore delegato di Ubi Banca, oppure Marco Morelli, fino a qualche mese fa a guida di Mps.

 

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