Mercoledì il presidente del Consiglio ha inviato al Copasir una lettera in cui chiede di rimettere in campo l’Istituto italiano di cybersicurezza (Iic) stralciato dalla manovra. Ma la risposta è ancora una volta no. Da Pd e Cinque Stelle l’altolà più severo al premier. Se forza, si rischia l’incidente

Buona la terza? Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è tornato a battere il ferro dell’Istituto italiano di cybersicurezza (Iic) scrivendo una letterina al Copasir, il comitato di raccordo fra Parlamento e intelligence presieduto dal leghista Raffaele Volpi. E ancora una volta ha ricevuto in risposta un secco no.

La missiva del premier è atterrata a Palazzo San Macuto questo mercoledì. Obiettivo: convincere il comitato a dare l’ok per rilanciare, nel maxiemendamento o con un decreto ad hoc, il disegno della fondazione cyber coordinata da Palazzo Chigi e Dis. Nella manovra infatti non c’è più. Il vecchio articolo 104 è stato stralciato all’ultimo dalla bozza di bilancio dopo un duro ultimatum del Pd a Conte: l’intelligence non si riforma con un articolo fra le pieghe della manovra.

Il primo diniego non ha scoraggiato il premier. Creare quell’istituto è “urgente” per la sicurezza cyber del Paese, avrebbe ribadito nella lettera scritta al Copasir. Peccato che i primi a non pensarla così siano proprio gli esponenti della sua maggioranza. Le reazioni più dure, raccontano fonti vicine al comitato, sono arrivate infatti proprio dal Pd e dal Movimento Cinque Stelle, con Iv al seguito.

Obiezioni di metodo: l’Iic, sostengono i più critici, di fatto apre a una revisione della legge 124 sul comparto, che deve essere modificata in altre sedi, con un percorso parlamentare. Ma anche di merito. Non convince il Movimento Cinque Stelle la struttura semi-privatistica della fondazione.

La bozza di articolo, ripresentata in allegato alla lettera di Conte in parte modificata, prevedeva infatti diverse forme di collaborazione con soggetti privati (104.3), anche di tipo finanziario (104.6-8). Né convince la compresenza di una vigilanza amministrativa sulla Fondazione da parte di Palazzo Chigi tramite un Segretariato generale (104.5), regolata dal diritto privato, e quella sulla “corrispondenza dell’attività tecnico-operativa” esercitata tramite il Dis, di diritto pubblico.

Il comitato non ha ancora inviato una risposta ufficiale. Ma il responso sembra già segnato. Le integrazioni richieste alla bozza di articolo sono talmente radicali che di fatto rendono impossibile un blitz sulla legge di Bilancio. Anche perché, per la seconda volta, è dai ranghi della maggioranza che proviene l’ultimatum a Conte. In questi giorni di tempesta per l’esecutivo, non è un segnale da sottovalutare.

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