Conte, oggi, ha tra le altre cose messo in chiaro che è sempre disponibile al confronto con il Parlamento e continuerà ad esserlo nella elaborazione e nella stesura definitiva dei progetti per ottenere i fondi Next Generation Eu, ponendo come scadenza la metà di febbraio. Saranno tranquillizzati tutti coloro che danno l’Italia già in ritardo? Il commento di Gianfranco Pasquino

Cambiare in maniera pacata e sobria, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha difeso praticamente tutte le scelte del governo. Lo ha fatto assumendosi le responsabilità che gli competono senza scaricare colpe su nessuno tranne in un passaggio: il non aver speso tutti i fondi disponibili ricevuti nel passato dall’Europa, ma solo il 60 per cento. Non so a quale nuora abbia voluto parlare e neppure da quale suocera volesse farsi comprendere (o viceversa). Penso, però, che le molte orecchie della burocrazia centrale e alcune orecchie delle burocrazie regionali e delle rispettive classi politiche abbiano dovuto fischiare forte e a lungo. Questa incapacità di spesa rapida è servita a Conte anche per spiegare una delle ragioni per non chiedere i 29 miliardi di Euro del Mes “sanitario”. Capisco, ma non condivido. Anzi, mi preoccupo poiché ritengo che se governo, burocrazia, regioni non riusciranno a spendere adeguatamente gli enormi fondi della Next Generation Eu, non sarà solo un’occasione sprecata. Sarà il collasso del sistema politico e economico italiano.

Spesso agendo da muta che insegue la preda non pochi giornalisti italiani, anche in occasione della conferenza stampa, cercano di azzannare il presidente del Consiglio. La modalità più recente, non credo che sia né provata né solida, sarebbe che Conte non gode più della fiducia degli europei. Chi la godrebbe, di grazia? Conosco la risposta che mi verrebbe abbaiata: Draghi, of course. Un altro, classico, governo “tecnico/tecnocratico” non scelto dagli elettori, non uscito dalle urne, mai visto sulle schede elettorali? Come on. La domanda quanto si sente tallonato da Draghi non è stata rivolta direttamente a Conte. Eppure era una buona occasione. Comunque, dimostrando grande padronanza delle interlocuzioni, talvolta ostili, Conte ha fatto chiarezza, oserei dire definitiva, se non sapessi che già da domani mattina i commentatori lo daranno per spacciato, sulla sua valutazione della situazione. Da un lato, replicando indirettamente alle ripetute, per me molto fastidiose, critiche di autoritarismo, Conte ha messo in chiaro che è sempre disponibile al confronto con il Parlamento e continuerà ad esserlo nella elaborazione e nella stesura definitiva dei progetti per ottenere i fondi Next Generation Eu, ponendo come scadenza la metà di febbraio. Saranno tranquillizzati tutti coloro che danno l’Italia già in ritardo? La Francia avrebbe già fatto i suoi compiti a casa, ma per 40 miliardi. Mi pare più che giustificato e giustificabile un mese e mezzo in più per ottenerne 209.

Confrontarsi, formulare critiche, avanzare suggerimenti, persino offrire un package di progetti alternativi è certamente legittimo. Invece, nient’affatto apprezzabile è dire “questo è quanto vogliamo, se non lo accettate, ce ne andremo subito”. La parola italiana per questo tipo di intimazione è ricatto. Né lo si può riscattare (ah, il quasi gioco di parole) affermando che “Renzi dice anche cose giuste”. Non ne sono affatto sicuro (vedere cammello), ma so che il modo ancor m’offende.

La risposta di Conte è affidata a Moro che giudicava gli ultimatum in politica “inammissibili”. Anch’io. Poi, naturalmente, da Moro avrei voluto meno mediazione e più azione. “Cambiare passo” è la condivisibile richiesta del Pd che sarebbe più efficace se indicasse in quali aree e con quali modalità.

Auguri di Buon 2021, caro presidente del Consiglio.

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