Il deputato ex M5S oggi nel Gruppo Misto presenta il nuovo partito di centro Popolo Protagonista, “ma non rifondiamo Ncd”. Dal Mes al Recovery Fund, da Fi alla Lega, ecco come si muoverà in Parlamento

“Storie diverse, periodi diversi, uomini diversi”. Gianluca Rospi, deputato del Gruppo Misto, già nel Movimento Cinque Stelle, sgombra il campo dagli equivoci: “Non stiamo rifondando Ndc”. E allora cos’è Popolo protagonista, il nuovo partito di centro e cattolico che ha creato con tanto di firma dal notaio? E come si muoveranno i suoi in Parlamento su Mes, Recovery Fund e Giuseppe Conte?

Rospi, perché creare ora un nuovo partito?

Perché riteniamo che i vecchi partiti abbiano perso credibilità e propulsione. Noi ripartiamo dai valori e proponiamo un progetto politico che crede ne valori del popolarismo europeo ed italiano ma soprattutto nella centralità della persona. Negli ultimi anni c’è stato un impoverimento culturale e politico senza precedenti della classe dirigente. Questo lo dimostra anche l’aumento dell’astensionismo e la disaffezione da parte dei cittadini liberi e di buona volontà alla politica.

Quindi?

Oggi più che mai occorre creare una comunità politica intorno a valori comuni, farla crescere e far crescere una nuova classe dirigente che abbia conoscenza, competenza e dinamicità, al contrario di quanto si vede oggi nei vai partiti e movimenti. Le nuove generazioni devono scendere in campo perché il futuro appartiene a loro.

Siete il nuovo Ncd?

No. Storie diverse, periodi diversi, uomini diversi. Ncd nacque, in una diversa fase storico-politica, da una scissione parlamentare necessaria per garantire un governo al Paese. Noi siamo un progetto nuovo, tutti professionisti presi dalla società civile e prestati alla politica per una missione: innovare in Paese. Siamo figli di una visione di memoria sturziana e degasperiana e per questo i nostri esempi sono i nostri Padri Costituenti, De Gasperi, Moro, Einaudi, Nenni, insomma chi secondo noi ha trasformato questo Paese da agricolo e settima potenza industriale.

Opposizione o maggioranza?

Oscar Wilde ha scritto “Definire è limitare”, e prendo così in prestito questa frase per risponderle. Non ci riconosciamo certo in questo Governo di matrice statalista. Un governo privo di idee, visione, capacità di programmazione. Un governo che ha nel M5S e in Iv, quindi al suo interno, la principale opposizione. Non è una questione ideologica, ma di valutazione attenta delle azioni di governo.

Insomma, da che parte state?

Siamo di sicuro una forza critica, perché il governo deve capire che per uscire da questa crisi socio economica è fondamentale ascoltare tutte le forza politiche. Ciò che è sicuro è che ci troviamo in sintonia con la parte moderata del centrodestra con cui condividiamo molti valori, ma osserviamo anche l’ala moderata del centrosinistra, attualmente schiacciata sempre più a sinistra.

Con Forza Italia ne avete parlato?

Siamo assolutamente autonomi ma abbiamo interlocuzioni attive con tutti i gruppi presenti in Parlamento, da destra a sinistra, e quindi anche con Forza Italia. Soprattutto in questo periodo di Covid-19, perché mai come adesso vi è la necessità di collaborare con tutte le forze politiche senza giochi di partito, per il bene comune dei cittadini.

E col Ppe?

Popolo Protagonista si riconosce nei valori cristiano popolari del Partito Popolare Europeo. Grazie al rapporto di stima e amicizia che c’è tra me e Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, partito da anni nella famiglia popolare europea, abbiamo un dialogo diretto con il Ppe.

Anche la Lega sta parlando con il Ppe, e c’è chi non esclude che un giorno ne faccia parte

Non sono dinamiche che attengono al nostro partito. Guardiamo con grande interesse allo scenario del centrodestra, e certamente una Lega in posizioni meno estremiste e più europeiste farebbe molto bene al Paese e al centrodestra stesso. Ho letto in merito diverse interessanti interviste sul nodo politico della collocazione europea della Lega, e credo che all’interno di quel partito vi siano importanti riflessioni in corso.

Siete sicuri esista uno spazio politico? I sondaggi sembrano dire il contrario.

Circa il 50% degli italiani non vota più perché non si riconosce in questa politica fatta di slogan e priva di contenuti. Sono pressoché certo che buona parte sono voti moderati e con ideali popolari. Secondo noi è un problema di credibilità, uomini e visione. In ogni caso noi non facciamo politica solo per prendere voti, non è questo il senso del nostro progetto, il nostro progetto è prima di tutto culturale. Perché se non si alza il livello culturale della discussione politica difficilmente questo Paese potrà uscirne indenne da questa crisi.

Perché l’Italia non riesce ad avere un solo grande partito popolare?

Con la dissoluzione della Dc, che nasceva dal Partito Popolare di Don Sturzo, non si è stati più capaci di creare un polo centrista di ispirazione popolare sia italiano che europeo. Noi siamo aperti al dialogo con tutte le forze che si riconoscono negli ideali del Ppe, e auspichiamo che un giorno, non troppo lontano, anche in Italia si possa trovare una sintesi.

Pro o contro la risoluzione sul Mes?

Non è una questione di Mes sì o Mes no. La riforma così come ci viene chiesto di votarla ha ancora troppi punti deboli anche se la parte relativa al backstop è del tutto condivisibile. Per il resto ci sono ancora dubbi da risolvere. Per tale motivo riteniamo che non possano far parte di un’unica e sola votazione e per questo chiederò la votazione per parti separate qualora ci fosse la possibilità. In caso negativo allora potremmo pensare anche al voto di astensione.

Tre punti del vostro programma?

La nostra piattaforma programmatica è abbastanza ampia e tocca diversi ambiti. Sicuramente per noi è fondamentale il tema del fisco e della crescita economica, senza un fisco più equo che non è solo tasse più basse ma soprattutto una semplificazione fiscale e una sburocratizzazione del Paese, difficilmente potremmo riagganciare la ripresa economica nel post-pandemia. Poi sicuramente il tema della famiglia, fondamentale per noi e per un Paese che vuole crescere, senza famiglia non può esserci futuro. Infine ora più che mai il tema della tutela della salute e dell’ambiente. Questa pandemia ci ha fatto capire che siamo una parte del tutto, ci ha fatto capire che senza istruzione non esserci benessere e quindi salute, ci ha messo di fronte al fatto che solo unendo le forze e superando gli egoismi possiamo superare le difficolta.

Euroscettici oppure eurolirici?

Eurorealisti.  Siamo consci del fatto che il sogno europeo non sia ancora stato pienamente realizzato e che ci sono ancora tante cose da migliorare. Ma siamo convinti che l’Europa sia fondamentale e che serva più Europa e meno sovranismi inutili e dannosi. Solo un’Europa ritrovata nel suo disegno politico originario potrà garantire ai popoli europei il necessario sostegno nel segno di una ritrovata solidarietà.
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