Il presidente della Commissione Difesa alla Camera, il sottosegretario di palazzo Baracchini e il presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della Nato fanno il punto sui principali dossier del settore. Si muove l’azione politica volta a vedere il M5S più incisivo nei processi decisionali

“Rafforzare la linea politica del Movimento sui principali dossier in materia di Difesa, sicurezza e non solo”. È la necessità condivisa dal presidente della commissione Difesa a Montecitorio Gianluca Rizzo, dal sottosegretario Angelo Tofalo e dal presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della Nato Luca Frusone, che si sono riuniti per tirare le somme degli ultimi due anni e mezzo, tra i governi Conte 1 e 2. La sintesi è fornita a Formiche.net, con la specifica di un’unica stella polare: “Assicurare all’Italia uno strumento militare moderno e competitivo in grado di operare al fianco della Nato e dell’Ue”. Politicamente, l’obiettivo è accrescere il peso nell’ambito della maggioranza di governo sui temi della Difesa e della sicurezza, a fronte di quello che i rappresentanti 5 Stelle definiscono “un disequilibrio non banale tra Difesa, Mef, Interno e intelligence” con effetti su Forze armate, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e non solo.

LA SPINTA PARLAMENTARE

Per Gianluca Rizzo le iniziative politico-parlamentari intraprese dall’inizio della legislatura hanno alzato il livello conoscitivo tra i deputati della commissione alla Camera. “Fondamentale – spiega – essere riusciti a licenziare già in questa fase il testo della legge sulla regolamentazione delle associazioni sindacali tra le stellette, un cambio culturale fortemente supportato dal M5S già dalla scorsa legislatura e che auspichiamo possa essere definitivamente approvato in aula di Montecitorio, dopo le opportune modifiche che i colleghi del Senato vorranno apportare, quanto prima”. Ora però, aggiunge, è il momento di accelerare su “altri tre temi fondamentali”.

LA LEGGE DI PAOLA

Prima di tutto, la legge 244 del 2012, altresì nota come “legge di Paola”. Per Rizzo occorre “superare le limitazioni di una legge che prevedeva la contrazione dello strumento militare in un’epoca in cui gli equilibri geopolitici internazionali erano diversi, mentre oggi, a distanza di un decennio, i segnali provenienti delineano scenari inattesi e che dovranno essere affrontati con slancio e prontezza”. Il riferimento è all’emergenza Covid-19, ultima arrivata tra tanti fattori d’instabilità. Da qui, rimarca Rizzo, “la necessità di una nuova revisione dello strumento militare, in stretta connessione con la diplomazia internazionale italiana a tutela della pace, della sicurezza interna e degli interessi nazionali nel mondo che richiedono nuove e maggiori professionalità e un numero di militari adeguato per lo svolgimento di tali compiti”.

IL RECLUTAMENTO

Ne consegue l’esigenza di “procedere alla riforma del reclutamento iniziale nelle Forze armate e sulla creazione di percorsi occupazionali di vantaggio per chi si congeda; lo strumento sin qui utilizzato è ormai obsoleto, non più al passo coi tempi, serve creare condizioni più favorevoli per chi vuol avviarsi al mondo militare. Tra queste vi è senz’altro la possibilità di ricollocarsi nel mondo civile dopo il periodo di ferma passato nelle Forze armate; la società cambia e anche le regole per farla funzionare devono stare al passo coi tempi”.

LA GIUSTIZIA MILITARE

“Quarto obiettivo di questa legislatura – ha rimarcato il presidente della Commissione Difesa della Camera – approvare la riforma del sistema giudiziario militare in tempo di pace, in grado di tutelare i diritti personali dei militari, aggiornando il catalogo dei reati contestabili per esempio dopo l’introduzione nel mondo militare della componente femminile”. Tra l’altro, ha aggiunto, “è matura la consapevolezza politica che i tribunali militari continueranno ad essere apprezzati solo se saranno in grado di raggiungere livelli di produttività paragonabili alla giustizia civile”.

I RAPPORTI TRANSATLANTICI…

Ma le sfide superano i confini nazionali, inserendosi nel tradizionale binario della politica estera italiana: Nato e Unione europea. Lo ha ricordato Luca Frusone, anche alla luce del cambio di presidenza negli Stati Uniti: “La salvaguardia di un forte e solido legame transatlantico è una condizione imprescindibile per la sicurezza nell’area euro-atlantica e, al contempo, una componente essenziale per un multilateralismo efficace, a tutela della pace e della stabilità internazionale, in linea con il preambolo e gli articoli 1 e 2 del Trattato di Washington”.

…E IL RUOLO ITALIANO

“In questo scenario – ha aggiunto Frusone – l’Italia gioca un ruolo in prima linea: il suo legame con il Patto transatlantico è oggi più che mai solido ed opera d’intesa con gli Stati Uniti”. In particolare, si rivendica il contributo dell’Italia alle missioni internazionali, “che rendono il nostro Paese un security provider apprezzato a livello mondiale”. In tal senso, la delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato ha avuto “la possibilità di presentare numerose proposte concrete”. Frusone nota che “è emersa l’esigenza che le componenti cash, capabilities e contributions vengano considerate ugualmente rilevanti”. In passato “è emerso più volte come il semplice parametro quantitativo del 2% non sia sufficiente”. In più, “le nuove tecnologie, legate al dominio cibernetico e a quello spaziale, e gli investimenti a queste collegate sono fondamentali non sono per lo sviluppo militare ma anche economico della nostra nazione”.

ARMI IPERSONICHE

A tal proposito, la recente sessione annuale dell’Assemblea parlamentare della Nato ha sottoposto al vaglio della Commissione Scienza e tecnologia la Risoluzione dal titolo “Le armi ipersoniche: una sfida tecnologica per gli alleati e la Nato”. Secondo Frusone “le armi ipersoniche innescheranno una nuova corsa agli armamenti che ribalterà i tradizionali calcoli di stabilità strategica; il Munich Security Report 2019 ha difatti descritto i veicoli ipersonici come ‘armi potenzialmente rivoluzionarie’ che potrebbero ‘aggirare le attuali difese missilistiche e ridurre radicalmente il tempo di allerta per un attore mirato’”. L’Alleanza Atlantica, rimarca il deputato M5S, “non vuole di certo impegnarsi in una nuova corsa agli armamenti, ma deve necessariamente valutare le implicazioni che hanno tali nuovi sistemi d’arma, in forza della sua posizione di deterrenza e di architettura difensiva”.

L’ATTENZIONE CHE MANCA

A fronte degli impegni intrapresi dalla superpotenze, “gli alleati della Nato dovranno necessariamente trovare strumenti per limitare il rischio di proliferazione, richiedendo il dispiegamento di misure sia a livello nazionale che internazionale”. Ne consegue il personale auspicio di Frusone, legato all’esigenza di modernizzazione delle Forze armate: “che si presti maggiore attenzione a quei progetti che hanno una diretta ricaduta nazionale, incrementando così la produzione e l’offerta di lavoro del nostro sistema-Paese; su questo fronte dobbiamo impegnarci maggiormente, privilegiando con la massima trasparenza gli investimenti di qualità”.

TRA CYBER E SPAZIO…

In tale ottica entrano anche i domini cibernetico e spaziale, come notato dal sottosegretario Tofalo. “Serve un grande sforzo corale da parte di tutti per ammodernare lo strumento militare; un’azione indispensabile per la sicurezza del Paese e la salvaguardia della sovranità nazionale”, ha spiegato. “Stiamo lavorando con grande impegno a importanti progettualità e risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Si va “dalla creazione del Comando per le operazioni in rete (Cor), alla prossima costituzione del Comando per le operazioni spaziali (Cos), che accentrerà le capacità di avvistare, identificare e reagire alle eventuali minacce”. Considerazioni maturate nei due anni e mezzo di mandato, che hanno visto Tofalo visitare tutte le realtà delle Forze armate in Italia e all’estero.

…TRA PMI E CENTRI DI ECCELLENZA

Anche in questo caso lo sguardo è rivolto pure al contributo che può arrivare dalle eccellenze scientifiche e industriali. D’altra parte, ha notato Tofalo, è “importante supportare l’industria e coinvolgere ancora di più le Pmi impegnate nel settore della Difesa, attraverso tavoli che rafforzano le sinergie tra aziende, istituzioni e mondo accademico per una sempre più forte spinta tecnologica”. In tale direzione è orientato il progetto Italian Open Lab, lanciato dallo stesso Tofalo. “Punta proprio a stimolare il dialogo tra questi attori”, ha spiegato il sottosegretario.

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