Enzo Siviero, ingegnere civile e architetto, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni e docente di Ponti alla Scuola di Architettura di Venezia, è il rettore dell’Ateneo telematico e-Campus.

Professore buongiorno, lei è uno dei massimi esperti mondiali di infrastrutture pesanti, nello specifico di ponti, nel suo ruolo di rettore di una Università telematica invece si confronta quotidianamente con infrastrutture immateriali ovvero il web, c’è un parallelo?

Certamente, basta pensare al termine ‘Ponte’ una metafora assoluta che interpreta il vivere universale. Una volta si parlava di “ponte radio” che oggi in termini molto più diffusi è il web. Il ponte come connessione, come mezzo per superare confini che ormai per molti aspetti non ci sono più, a meno di voler “oscurare” la rete. Ciò che purtroppo avviene in molti, troppi Paesi, per impedire il libero pensiero. Ma fortunatamente non sempre ci riescono, per cui oggi siamo tutti collegati, una grande comunità universale ben descritta da Parag Khanna nel suo bellissimo libro ‘Connectography’.

Perché iscriversi ad un ateneo telematico piuttosto che ad uno tradizionale?

La risposta è nei fatti, ahimè tragici, determinati dal Coronavirus. Ciò che prima veniva quasi irriso dagli atenei tradizionali (più in Italia che all’estero) di punto in bianco è diventata una necessità. Di più, la regola per tutti. E ha fatto toccare con mano a decine di migliaia di studenti i vantaggi e la maggiore efficienza dell’e-learning. Certamente non generalizzabile ma assai utile. Il nostro ateneo, come amo ripetere, va in casa dello studente. Egli viene assiduamente assistito dai TOL (tutor on line) per ogni necessità. Lo studente studia da casa quando vuole e soprattutto quando ne ha la possibilità. Non ha spese di viaggio nè di soggiorno. Salvo gli esami che, prima della pandemia, erano sì in presenza, ma in una delle decine di sedi distribuite nel territorio nazionale. Vi è di più… le lezioni on line sono registrate e verificabili e vi è tutto l’interesse ad aggiornarle costantemente. E poi il rapporto con il docente e i tutor è costante e sistematico, con grande vantaggio per lo studente che viene così “accompagnato” all’esame.

La cosiddetta nuova normalità non potrà prescindere dalla telematizzazione della didattica ed anche nel lavoro, le piattaforme di video conferenza e di collaborazione stanno diventando strumenti sempre più diffusi ed utilizzati. Assisteremo ad una telematizzazione delle Università tradizionali?

Io sono convinto che questo, che rappresenta per molte università tradizionali un trauma, sia invece una grande opportunità. Non credo che ci sarà una “telematizzazione” generalizzata, ma un cambio di paradigma si! Il sistema cosiddetto “blended” ovvero misto sarà la costante. Posso affermare, forse in controtendenza rispetto al pensiero di molti rettori, (ma non tutti, che indietro non si torna! Certo l’adattamento sarà graduale e mi auguro che ciò favorisca l’immissione di nuove leve! L’università italiana deve ringiovanirsi. Mentre per noi di e-Campus è motivo di orgoglio che il nostro corpo docente sia già molto giovane. E poi, fatto non secondario, con netta prevalenza di quote rosa.

Come hanno reagito i vostri studenti nel periodo di lock-down?

Non nego alcune difficoltà di adattamento per gli studenti e i docenti ma soprattutto per il personale tecnico amministrativo che ha dovuto rispondere in tempi brevissimi alle modalità di esame non più in presenza con problematiche di controllo non semplici. Ma salvo qualche inevitabile disfunzione, presto superata, la risposta è stata davvero encomiabile. Abbiamo gestito oltre 500000 esami. Pertanto è chiaro che gli studenti in grandissima prevalenza hanno reagito molto positivamente.

Il mondo del lavoro si avvia a diventare sempre più ‘agile’ e la formazione professionale si sta già adeguando di conseguenza, resta però il problema dell’istruzione di base, di qualsiasi ordine e grado, che per tradizione italiana deve essere solida e sorreggere ogni ulteriore sviluppo dell’individuo prima che del lavoratore. La didattica a distanza è oggi matura per questo?

Direi di sì. La formazione a distanza facilita l’apprendimento soprattutto di base. Il rapporto con il mondo del lavoro è fortemente voluto anche se non sempre facilmente realizzabile sia per i vincoli normativi sia per una scarsa disponibilità del mercato ad accogliere i tirocinanti. Ma sono ottimista… le cose stanno cambiando velocemente e anche la normativa si evolverà verso una maggiore efficienza e soprattutto con un pragmatismo ormai ineludibile.

Le università telematiche hanno avuto il grande pregio di venire incontro alle esigenze, asincrone, degli studenti lavoratori recuperando un settore di popolazione lavorativa che altrimenti non avrebbe avuto accesso alla formazione universitaria. Oggi invece sono sempre più i giovani che scelgono direttamente di iscriversi ad una Università telematica, come mai?

Gli studenti sono molto più avanti di quanto noi possiamo immaginare. Laddove non vi sia una sede universitaria vicina la necessità di trasferirsi lontano comporta costi elevati e spesso difficili da sostenere. Poi al Sud il problema è drammatico perché chi può va a studiare al Nord senza fare ritorno. Poter studiare da casa significa radicare i giovani alla loro terra. Ci pensa l’Erasmus a “svezzare” o meglio sprovincializzare i nostri giovani. Ma con i social, sia pure in modo molto discutibile, il loro bacino è potenzialmente il mondo. Oggi un terzo delle matricole di e-Campus, è costituito da neodiplomati con un bacino molto ampio soprattutto raggiungendo sedi lontane e spesso disagiate. Ciò significa che noi svolgiamo un ruolo sociale importantissimo, direi imprescindibile. Laureare più giovani e portarci velocemente almeno sulla media europea.

Qualche anno addietro si è molto discusso sul tema dell’abbandono universitario. E’ ancora di attualità questo tema?

Direi che con le università on line abbiamo messo nelle condizione migliaia di studenti di rientrare nel sistema dopo averlo lasciato, così arrestando il trend di abbandoni. Invero oggi si può parlare di trasferimenti dagli atenei tradizionali agli atenei telematici. Una realtà ormai, a tutti gli effetti, parte integrante del sistema universitario nazionale al pari di altre Nazioni. Dico di più. La nostra presenza è di stimolo per gli atenei tradizionali ad evolversi verso un presente che è già futuro. A tal proposito qualche alleanza strategica sarebbe più che auspicabile nell’interesse del Sistema Paese.

In conclusione, quali sono le sfide per il sistema universitario telematico?

Le sfide sono ancora numerose. Migliorare l’efficienza di sistema coinvolgendo maggiormente il mondo del lavoro. Far sì che il reclutamento del corpo docente sia finalizzato non solo al sapere ma anche al saper trasmettere il sapere. Ferma restando la preparazione di base, insegnare con maggior concretezza operativa, ricorrendo se del caso anche a supporti esterni, visto che i nostri laureati sono avviati al lavoro. Solo una minima parte di essi è interessata alla ricerca. Per questi vi sono i dottorati che andrebbero potenziati e ulteriormente finanziati, dando poi maggiori opportunità di proseguire nella carriera, evitando fughe all’estero o peggio frustrazioni acclarate.

Ed i progetti futuri…

Per parte mia, coltivo un sogno che sono certo troverà a breve il modo di realizzarsi proprio tramite l’e-learning. Insegnare i Beni Culturali all’estero in lingua italiana. La nostra cultura è il bene più prezioso, e inesauribile, che abbiamo ed è nostro dovere valorizzarlo al massimo. Questa è una domanda reale che viene da più parti. La ventina di licei italiani all’estero, gli Istituti Italiani di Cultura, le Ambasciate ed i Consolati, le varie società culturali nel mondo, già di per se costituiscono il bacino ideale. E chi meglio di noi, on line, con l’insegnamento a distanza può svolgere questo ruolo? So che questo progetto è ampiamente condiviso anche a livello dei vari ministeri interessati. Manca poco per farlo decollare. Noi di e-Camous siamo pronti a partire. Tanto più che con la recente acquisizione nel gruppo della Link Campus University abbiamo consolidato anche la componente di ateneo tradizionale. E non vi è dubbio che, tornando alla domanda iniziale, la sinergia di sistema darà un contributo determinante anche come esempio virtuoso di ponte virtuale tra sapere, saper fare e saper far fare, all’insegna della cultura dell’uomo per l’uomo di cui l’Italia dovrebbe essere la migliore interprete. Tutto il mondo già ce lo riconosce. Sta a noi cavalcare il futuro proprio perché abbiamo un grandissimo passato.

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