“Se l’Italia non ratificasse il Mes sarebbe incomprensibile in Ue, perché avverrebbe nel momento in cui ha vinto la linea italiana”. Conversazione con il deputato Pd (area Bettini) Claudio Mancini, che sul futuro del governo dice…

Sull’utilizzo del Mes i Cinque Stelle hanno una posizione e il Pd un’altra: dobbiamo prendere atto che al momento non ci sono i numeri in Parlamento. Lo dice a Formiche.net il deputato Pd Claudio Mancini, vicino all’area Bettini, che però puntualizza il frangente in cui si trova l’Italia, con i tassi di interesse bassi e quindi senza difficoltà di approvvigionamento sui mercati. Il governo ha i suoi limiti, aggiunge, e la fase di ricostruzione dovrà vedere la partecipazione più ampia della società civile italiana rispetto all’obiettivo di crescita.

L’Europa ha paura di cadere sull’Italia?

Se l’Italia non ratificasse in Mes sarebbe incomprensibile in Ue, perché avverrebbe nel momento in cui ha vinto la linea italiana. La discussione in corso, che sta piegando le resistenze di Ungheria e Polonia, è la vittoria della nostra impostazione: sia politica, affermando il principio del voto a maggioranza, sia sul terreno della Commissione con l’emissione degli eurobond. Per cui si va verso un assetto in cui le scelte fatte durante la pandemia, che hanno dato una funzione europea di garanzia del debito, vengono consolidate. Più che paura, quindi, ci sarebbe sorpresa.

Cosa pensa dell’intervento di Grillo sul Mes? Il ministro Amendola ha già detto che “se manca maggioranza, si deve riflettere”.

Ovviamente siamo in presenza di due discussioni diverse che si intrecciano: l’utilizzo e la ratifica dell’accordo. Noi pensiamo che su quest’ultima la maggioranza troverà coesione e numeri per approvarla. Confidiamo anche in una riflessione della parte più europeista del centrodestra, a cominciare da Forza Italia, ma anche nella Lega ascoltiamo accenti diversi. Sull’utilizzo del Mes i Cinque Stelle hanno una posizione e il Pd un’altra: dobbiamo prendere atto che al momento non ci sono i numeri in Parlamento. Ricordo che stiamo parlando di utilizzare il Mes con un vantaggio sui tassi di interesse, importante ma non decisivo in un frangente in cui i tassi di interesse sono bassi e l’Italia non ha difficoltà di approvvigionamento sui mercati, visti i risultati eccellenti delle aste e la fiducia sulla nostra capacità di ripagare il debito. Non vedo un allarme finanziario nel Paese.

Il comico genovese propone una patrimoniale per ricchi al posto del Mes oltre a Imu e Ici non versata sui beni immobili alla Chiesa: credibile?

Abbiamo deciso di affrontare il prossimo anno la riforma complessiva del sistema fiscale, al cui interno c’è la riforma del finanziamento della finanza locale, come appunto l’Imu sulla seconda casa. A mio avviso la questione della patrimoniale va comunque inserita all’interno di un equilibrio sulla tassazione. Occorre una riduzione complessiva del prelievo fiscale e una sua redistribuzione abbattendo fortemente le tasse sul lavoro, meno quelle sulle rendite.

Cosa rischia il governo sul Mes, soprattutto al Senato dove i numeri sono più risicati?

La maggioranza deve essere autosufficiente: questo il nostro obiettivo che credo saremo in grado di raggiungere sia alla Camera che al Senato. Poi dinanzi a questa capacità della maggioranza, sono convinto che nel centrodestra si aprirà una riflessione, visto che le posizioni sono molto divaricate, per quanto coperte dalla propaganda.

Dove sta sbagliando Conte?

Penso che ci sia una stanchezza dell’opinione pubblica dopo nove mesi di emergenza sanitaria, ciò si riflette anche su una difficoltà del rapporto di parte dell’opinione pubblica con parte delle istituzioni. A ciò aggiungo che il governo ha sicuramente avuto i suoi limiti, ma gran parte sono frutto di un assetto federalista del Paese che mette in evidenza gli errori della riforma del titolo V. L’emergenza è stata gestire con i diktat delle Regioni.

Un errore quello del premier non aver incontrato Mario Draghi anche solo per uno scambio di opinioni, vista la gravità del momento?

Capisco la ragione del presidente Conte di non prestarsi a letture politiciste sul ruolo possibile di Draghi, dopo di che per parte nostra come Pd consideriamo Draghi la personalità europea che l’Italia ha messo a disposizione delle istituzioni internazionali e che va preservata dallo scontro politico, visto che siamo tanto bravi nel bruciare le migliori risorse. Ma Draghi non ha certo bisogno di consigli da parte mia.

A Bruxelles ci fu la svolta con la coalizione Ursula (poi replicata in Italia), e a Bruxelles ci potrebbe essere un’altra svolta con i 4 eurodeputati grillini dissidenti fedelissimi di Di Battista contro la fronda Di Maio che passano ai Verdi. Quali le conseguenze sui futuri equilibri?

L’evoluzione del sistema politico italiano è legata all’adozione della legge elettorale. Io ritengo che quando avremo le condizioni per un’accelerazione sulla legge in senso proporzionale con lo sbarramento, e mantenendo la capacità delle grandi forze politiche di competere per la guida del Paese, sicuramente ci sarà una riarticolazione del sistema attorno a cinque o sei forze più chiaramente collocate in Europa. Verrà inoltre meno l’anomalia di partiti italiani che non hanno rappresentanza e sede nei gruppi europei. In questo senso il tema di una forza ecologista in Italia sarà significativo, ma per il domani e non per l’oggi.

Ritiene questo esecutivo in grado di gestire una fase assolutamente eccezionale come questa, alla vigilia del Recovery con i nuovi fondi?

Sì e lo ha dimostrato nei momenti difficili della pandemia. Però non c’è dubbio che questa fase di ricostruzione debba vedere la partecipazione più ampia della società civile italiana rispetto all’obiettivo di crescita. Il punto è questo: non abbiamo bisogno di utilizzare il Recovery per tornare alla situazione pre-Covid, ma costruire un’accelerazione economica che ci faccia crescere rispetto a 30 anni di stagnazione. Per fare questo ci vogliono il governo, le forze politiche ma occorre anche trasmettere alla società civile il senso di una missione comune.

twitter@FDepalo

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