Le manifestazioni in Francia hanno ottenuto il ritiro del contestatissimo articolo 24 del disegno di legge che prevedeva pesanti sanzioni per coloro che ritraessero poliziotti nell’espletamento delle loro funzioni al fine di individuarli. Macron, rivelando tutta la sua debolezza, non esita di fronte al dilagare della violenza a far ritirare un provvedimento da lui stesso voluto e caldeggiato

Le violente manifestazioni dello scorso fine settimana in Francia hanno sortito l’effetto sperato dai “rivoltosi” che hanno messo a ferro e fuoco buona parte del Paese, in particolare Parigi. Infatti, hanno ottenuto il ritiro del contestatissimo articolo 24 del disegno di legge, approvato dall’Assemblea nazionale, che prevedeva pesanti sanzioni per coloro che filmassero o fotografassero poliziotti nell’espletamento delle loro funzioni al fine di individuarli con tutto quel che si può immaginare come conseguenza della rivelazione della loro identità. La tutela delle forze dell’ordine è stata percepita dai contestatori come limitazione della libertà di stampa ed infatti molti giornali hanno appoggiato la richiesta di eliminare il provvedimento.

La legge che ha portato agli scontri ed ha innescato forti critiche contro Macron e l’esecutivo, è stata vista come un attentato all’espletamento del diritto di informare nel Paese che da due secoli presume di possedere il monopolio della libertà e dei diritti, dopo aver decapitato un re ed una regina, abrogato antichissime leggi che garantivano l’ordine naturale nello svolgimento della vita sociale, gloriandosi di un laicismo sfociato spesso nella blasfemia e celebrato il trionfo della ghigliottina come strumento di “liberazione”, mentre i capi della Grande Rivoluzione si ammazzavano tra di loro, insegnanti fieri di rappresentare il popolo.

Le contraddizioni francesi sono antiche ed evidenti. Arrivano fino a noi. All’ultimo disegno di legge per il quale, dopo il ritiro disposto dalla maggioranza parlamentare macroniana, e dalle forze politiche ad essa alleate, continua ad essere lecito rivelare con filmati e fotografie i volti di servitori dello Stato che potranno essere dileggiati, perseguitati, additati al pubblico ludibrio e perfino minacciati nella loro incolumità in nome di una ben curiosa concezione della libertà: la libertà di laissez-faire senza alcun limite. Nella patria dei diritti questi, evidentemente, valgono per i casseurs, ma non per chi li reprime. Un pasticcio costituzionale, come è stato autorevolmente definita la pochade legislativa sulla linea Assemblea nazionale-Eliseo, che contribuirà a far perdere al presidente altri consensi. Ma anche ad innescare una domanda che intrigherà ancor più i rapporti tra cittadini ed istituzioni. È possibile che l’Eliseo possa imporre, attraverso i parlamentari che controlla, la propria volontà all’Assemblea degli eletti inducendola a rimangiarsi una legge definita? Una evidente distorsione del sistema, ci sembra di capire. Quando una legge, ispirata proprio dalla Presidenza della Repubblica arriva in Parlamento, e viene oltretutto  approvata, il processo normativo dovrebbe considerarsi esaurito, tranne i rilievi doverosi e prescritti, ma eventuali, del Senato.

In Francia è andata quasi sempre così. Ma la piazza è evidentemente più forte al punto che Macron, rivelando tutta la sua debolezza, non esita di fronte al dilagare della violenza a far ritirare un provvedimento da lui stesso voluto e caldeggiato.

Una legge dell’altro secolo, tuttora in vigore, prevede che mentre è illecito impedire di riprendere, con qualsiasi strumento, le forze dell’ordine, è tassativamente vietato rivelare l’identità di poliziotti ed agenti deputati a mantenere l’ordine pubblico nell’espletamento dello loro funzioni. Che è proprio ciò che volevano ottenere i manifestanti di sabato scorso, come Formiche.net ha dettagliatamente documentato.

Riposta la legge nel cassetto, tra lazzi e sghignazzi dell’opinione pubblica, resta il problema di come rapportarsi al legittimo uso delle immagini delle forze dell’ordine riprese in qualsiasi contesto, ancorché non divulgabili per identificare gli agenti, ed al loro utilizzo sui social network poiché a nessuno sfuggirà che anche in un contesto di guerriglia urbana possono individuarsi elementi atti a prevenire o a sabotare un’operazione di polizia, attraverso l’individuazione di spostamenti, tattiche e strategie di contrasto, e via elencando.

La libertà non è soltanto quella di documentare e denunciare – a parte le illegalità eventuali commesse dalle stesse forze dell’ordine, è ovvio – ma anche di tutelare chi deve difendere persone e cose dall’aggressione di quanti  pretendono l’impunità.

Un dato tutt’altro che marginale che forse è sfuggito all’Eliseo.

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