Il discorso di Mattarella nel solco di Moro, l’esigenza di rinsaldare il legame con l’Europa e le sfide della politica. La radiografia dell’ex ministro Fioroni alle parole pronunciate dal Capo dello Stato al Corpo diplomatico. “Lo strumento europeo del Recovery Fund è una opportunità concreta di rilancio del Paese. Immaginare un’Italia scollegata dall’Unione, è pura demagogia”

Un presidente nel solco di Aldo Moro. Scorrendo le parole del discorso che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha fatto alla tradizionale cerimonia di presentazione degli auguri di Natale e di Capodanno da parte del Corpo Diplomatico, l’ex ministro Giuseppe Fioroni fa un salto nella memoria.

Correva l’anno 1971. “Il presidente della Democrazia Cristiana Moro – ricorda – fece un discorso all’Onu che, nei contenuti, fu profetico perché poneva come temi centrali la necessità della cooperazione internazionale per un governo basato sulla multilateralità e l’esigenza di superare la divisione del mondo in Paesi che scrivono la storia e Paesi che la subiscono. Gli stessi contenuti che, seppur declinati anche alla luce della contingenza sanitaria che stiamo vivendo, ha veicolato il presidente Mattarella”. Proprio partendo dalle considerazioni di Mattarella sulla pandemia, Fioroni sostiene che “il Capo dello Stato ha dimostrato ancora una volta di avere la lungimiranza di osservare all’interno questo dramma”.

Una lacerazione non solo sanitaria, bensì “economia, sociale e istituzionale”. Dalla difficoltà all’opportunità. Il Capo dello Stato nel suo discorso, ha detto che “la Repubblica italiana, nell’anno che sta per iniziare, ha la straordinaria occasione di svolgere un ruolo da protagonista attraverso la presidenza G20 e la co-presidenza della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop26. Tre le dimensioni chiave che l’Italia ha deciso di porre al centro del dibattito: la persona, il pianeta e la ripresa economica (people, planet, prosperity)”.

Dei tre punti elencati, l’esponente del Pd pone l’accento sulla persona. “Si tratta di un tema che va riscoperto – scandisce Fioroni – perché rimettere al centro la persona significa costruire l’antidoto ai populismi, ai nazionalismi, al razzismo e alla guerra. La convinzione della centralità della persona è l’unica forma di contrasto all’egoismo”. Di qui il link sull’aspetto legato alla cura del pianeta. Argomento sul quale “l’Italia dovrà avere un ruolo centrale – riprende – seguendo quelli che sono stati gli obiettivi fissati attraverso il Manifesto di Assisi”. Sviluppando peraltro la consapevolezza che “l’economia non è solo arricchimento e accumulo di denaro. Ma è benessere dell’uomo, della persona, della quale l’economia deve essere al servizio”.

Le riflessioni che il presidente Mattarella consegna al Paese, secondo Fioroni, costituiscono anche un pesante monito per la politica. “Questi saranno i temi sui quali l’Italia dovrà dimostrare di valere – dice a chiare lettere – e su queste sfide gli italiani misureranno l’adeguatezza o meno della classe politica”. Per cui, all’ex ministro, non parlategli di rimpasti. “Sentir parlare di crisi e verifiche di governo è legittimo – ammette – sebbene sentire queste cose a fronte di un Paese che versa in condizioni economiche e sociali quantomeno disastrose, è ben poco opportuno. In questo modo si dà l’idea che la politica sia fatta da persone rinchiuse in un palazzo totalmente scollegato dalla realtà”.

Quello che invece governo e Parlamento dovrebbero fare, nell’ottica di una concertazione su argomenti concreti è “rafforzare il legame con l’Europa arrivando ad una gestione ottimale del Recovery Fund”. Mattarella per primo ha puntualizzato l’importanza dell’Unione Europea nell’ambito dell’emergenza sanitaria. “Chiunque remi contro questa coesione – ribadisce Fioroni – fa il male del Paese. Lo strumento europeo del Recovery Fund è una opportunità concreta di rilancio dell’Italia. Immaginare ad un’Italia scollegata dall’Unione, è pura demagogia”.

Sull’imminente uscita del nuovo Dpcm che consegnerà molto probabilmente un’Italia total red, Fioroni è evasivo. “La scienza deve stabilire quali sono le complicanze che comporta la diffusione del contagio – chiude – e la politica sulla base di queste conclusioni deve decidere per il meglio. Sicuramente la prevenzione è la direttrice che deve essere seguita, fermo restando che non mi presto al braccio di ferro che vede contrapporsi le fazioni di chi vuole tutto chiuso e di chi vuole tutto aperto. Anche perché sul piatto c’è un bene troppo prezioso: la salute degli italiani”.

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