Cosa succede alla Mba Giovanni? Le accuse dell’armatore napoletano al governo italiano, le trattative in corso tra Roma e Pechino e un equipaggio ormai quasi al limite…

Da mesi diciannove marinai (sei italiani e 13 filippini) sono intrappolati all’interno della loro nave, la bulk carrier “Mba Giovanni”, battente bandiera italiana, ferma alla fonda nella baia di Bohai, che chiude il Mar Cinese Orientale davanti alla penisola coreana. L’imbarcazione, 230 metri, è carica di carbone australiano da scaricare al porto di Huangua, in Cina, ma è ferma a 20 miglia dalla costa – nella baia il mare, soprattutto in inverno, supera forza 8 mosso da venti oltre i 60 nodi. Non riceve un cambio di equipaggio, invece periodicamente gli vengono portati dei rifornimenti.

“Per fortuna di salute stiamo tutti bene ma è la stanchezza psicofisica che sta diventando sempre più pesante. Siamo vicini al limite, ma dobbiamo continuare con i turni di guardia sia in sala macchina sia in coperta, 24 ore su 24. Non sappiamo quando potremo entrare in porto e, soprattutto, tornare a casa”, dice al Corriere della Sera il capitano Giuseppe Pugliese, in plancia da 13 mesi. Le procedure Covid hanno complicato le cose in una somma di responsabilità che passa dall’armatore napoletano – che sul Mattino accusa l’Italia di non essere incisiva nel mediare con Pechino – e arriva fino allo scontro commerciale in corso tra Cina e Australia.

Nel mezzo, i fatti, la ricostruzione degli eventi: la Mba Giovanni è partita il 12 giugno da Gladstone, in Australia, con destinazione Huang Hua e avrebbe dovuto cambiare equipaggio. Scalo in rotta, da definire se a Hong Kong o a Yosu, in Sud Corea. Lì la nave ha fatto sosta il 26 giugno per rifornimento di carburante. Il CorSera scrive che “nonostante le sollecitazioni l’armatore non lo ha fatto (il cambio di equipaggio, ndr) e in quel porto ci si è limitati a sbarcare per malattia il primo ufficiale di macchina”. La nave è allora ripartita e, dopo tre giorni di navigazione, il 29 giugno è arrivata a Huang Hua.

Da lì tutto è rimasto congelato. Ci sono almeno tre marinai che non hanno mai visto i loro figli, nati mentre erano a bordo; altri sulla nave hanno festeggiato già due compleanni dato che sono imbarcati da 17 mesi. Il cambio di giugno serviva a sbarcare tutte queste persone, ma la turnazione è stata resa impossibile finora dalle complicate regole anti-pandemiche che la Cina ha imposto. I contatti con i marinai sono gestiti dall’ammiraglio Luigi Giardino, responsabile della Guardia costiera italiana per la sicurezza in mare di navi e marinai, punto di riferimento per quelle persone intrappolate a bordo.

Giardino – su incarico del ministero dei Trasporti – lavora giornalmente in collaborazione con l’ambasciata italiana di Pechino, diretta dalla feluca Luca Ferrari, per trovare una soluzione a un caso che sta facendo molto discutere anche per le denunce avanzate dall’armatore sull’incapacità sul governo italiano. Secondo le informazioni pubblicate dal CorSera, in questi giorni la vicenda è stata affrontata in un vertice Italia-Cina, “durante il quale è stato presentato un protocollo per gestire il trasferimento in sicurezza del nuovo equipaggio”.

Ci sono due possibilità, almeno stando alla spiegazione che l’ammiraglio Giardino ha fornito al Corriere. Una prevede di “spostare la nave di una ventina di miglia fino al porto di Tianjin, uno dei 10 indicati dalla Cina dove è consentito far arrivare marittimi destinati ai cambi, e lì far scendere a terra Pugliese e i suoi marinai”. La seconda riguarda un protocollo dedicato teoricamente già inviato alle autorità cinesi attraverso l’ambasciata italiana di Pechino: con questo si farebbe arrivare a Tianjin il nuovo equipaggio e, dopo un periodo di quarantena, verrebbe trasferito a bordo con un rimorchiatore, “lasciando la Mba all’ancora dove si trova in modo che, tra l’altro, non slitti nei tempi di scarico previsti”.

Va la pena di ricordare a questo punto che armatori, noleggiatori, broker e agenti di tutto il mondo, nei mesi scorsi hanno elaborato la “crew change clause for time charter parties per far fronte alle emergenze causate dalla pandemia. Si tratta di una clausola speciale che la Binco – associazione che comprende le categorie citate – ha redatto e approvato per consentire di deviare dalla rotta contrattuale e sbarcare i marittimi, senza che questo diventi un inadempimento nei confronti del noleggiatore, che è quello che paga per trasportare la sua merce.

(Foto: Marine Traffic, la Mba Giovanni)

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