Natale in sicurezza. Nuove norme per contenere il virus. La curva epidemica cala ma il rischio di contagio da Covid continua. Misure da rispettare con senso di responsabilità individuale. Salvezza e, insieme, condanna per tutti.

Per l’8 dicembre, tradizionale “spartiacque” del via alle festività, pochi i luoghi e le case addobbate, poche le attese e il desiderio di doni, tra paura e voglia di ripartenza. Nelle città “sospese”.

Persino papa Francesco, quest’anno in devozione privata alla Madonna, rinuncia a rendere omaggio all’Immacolata a Piazza di Spagna, per evitare assembramenti.

Per molti, quale entusiasmo? Tra desiderio di libertà e di normalità ma anche di sicurezza, ci attende, così, un insolito Natale. Niente spostamenti tra Regioni e cenoni “ristretti” per la vigilia, in Italia.

In un’azione di contrasto che richiede un congiunto impegno nazionale e internazionale. Mesi che hanno bisogno di dialogo, non di scontro. In un progetto globale per “abbattere le barriere obsolete che separano la salute di persone, piante, animali e ambiente”, come ha spiegato la ricercatrice Ilaria Capua, esempio di donna competente, tenace, resiliente, accogliente.

I nostri giovani all’estero, tra divieti, test alla partenza e all’arrivo e quarantene, oltre che il timore di rischi per lunghi viaggi di rientro, resteranno “confinati” e lontani dalla famiglia e dal loro Paese?

È il tempo dell’amore nella distanza. L’amore della prudenza senza abbracci e fisicità.

L’amore che prova la sua resistenza. L’amore della fragilità e della forza. L’amore che si manifesta con modalità mai immaginate, quasi surreali.

Rinviato a tempo indeterminato ogni contatto fisico. Prima, forse, “inflazionati” abbracci, strette di mano, baci. Ma quanta profondità attribuivamo davvero a questa gestualità quasi rituale?

Agli anziani delle Residenze, “la stanza degli affetti” scalda il cuore. Sguardi commossi e abbracci, sia pure dietro schermi di plexigas, mascherine e mani protette, sono la dolce carezza per l’anima. Vedersi, toccarsi e parlare con i propri familiari, nello stupore di poter godere comunque di un senso di vicinanza, sia pure in una così diversa “fisicità”. Per fuggire dall’angoscia dell’abbandono e della solitudine con un gesto di compassione.

Attendendo il Natale, il calore degli affetti è sempre più rifugio, tana e conforto. Nella grande fragilità del difficile momento, la “bussola” per ritrovare un “luogo” in cui la distanza si annulla e cede alla fiducia. Da qualsiasi parte del mondo.

Fragilità che si uniscono alla grande forza delle emozioni e dei sentimenti. Una tregua nella trincea buia dell’incertezza e dell’isolamento. Una prova alla quale sopravvivono i sentimenti autentici, capaci di lenire l’amarezza e il disorientamento rispetto a “certezze” passate, messe ora in discussione dalla nostra intimità.

Il Natale è alle porte e ci interroga. Il senso di impotenza e di ansia planetaria che avvertiamo suona come una sorda disperazione. Per figli, anziani, amici che sono lontani o che non ci sono più, in questo 2020 senza precedenti. Violenze di genere raddoppiate nel “focolare” domestico hanno distrutto famiglie e la vita dei figli sopravvissuti.

La forza oscura e distruttiva del virus sottrae al domani ogni prevedibilità e ci invita a riflettere sul presente. Come ignorare tutto quanto è cambiato, insieme a noi stessi?

Un anno che si chiude avendo frantumato sogni, progetti, prospettive. Tutto sospeso, per ora. Mentre, senza troppa energia, cerchiamo il momento giusto per pensare alle luci dell’albero e al presepe delle nostre case. È Natale!

In un contesto di crisi economica e di crollo dell’occupazione, soprattutto per i giovani e le donne, di mancanze e di solitudini, quale spazio di luce?

Ma la Madre di tutti, nel Natale cristiano, ci ricorda che la speranza è la nostra guida. Ci insegna a rendere visibile l’invisibile, possibile l’impossibile, con la sua potenza rigeneratrice.

Una speranza che può trasformare la fragilità in qualcosa di prezioso. Dalla sofferenza, recuperare la forza per ripartire. Dalla difficoltà del contesto, l’opportunità di conservare non solo le nuove modalità di lavoro acquisite ma anche di dare un senso più profondo e di rinnovare relazioni, affetti e socialità.

“Non temere” dice l’Arcangelo Gabriele a Maria. “Gioisci e apri il tuo cuore. Nel Figlio che nascerà da te, l’Amore fatto carne, il timore è vinto per sempre”. Anche nel dolore. “Non temere, oggi, nell’annunzio natalizio; e neppure domani sotto la croce, dove starai, libera dal timore, trafitta dal dolore. Non temere: l’alba della risurrezione è inizio di vita nuova”, dice ancora Gabriele.

Un preludio di rinascita per un Natale che può abbattere con uno strappo violento narcisismo e apparenze, consumismo e sovrastrutture, rancore, violenza e arroganza. La speranza è che li abbia portati via dai nostri cuori e che, questo Natale, di fronte a noi stessi, impauriti e disarmati, sia tempo di apprezzare la fragilità, di guardarci dentro. Per accettarsi, accogliere, curare le ferite di una società inappagata e disorientata, già prima del Covid. E scoprire le ricchezze del nostro nuovo sentire.

Un percorso trasformativo che non è solo “capacità di resistere”, resilienza con sguardo al passato ma è soprattutto un cammino della mente e del cuore fatto di impegno, determinazione, coraggio. E di tanto amore. È la rete di protezione dall’ansia e dalla solitudine di oggi. Sarà la salvezza nell’incertezza del domani.

È il senso di un’esistenza che può superare indifferenza e solitudine. Per stare insieme e agire concretamente in una dimensione diversa di autentica condivisione e di dialogo. Nella politica, nell’economia, nella scienza, nelle comunità, nella società, in famiglia, nelle relazioni. Per guardare avanti. Oltre il precipizio, senza paura.

Forse, ancor più quest’anno, il senso del Natale è il Mistero nato dal consenso di una donna ad una maternità che avrebbe cambiato il mondo.

Ricordiamolo a noi stessi e agli altri anche in questo Natale “da remoto”!

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