“Ormai sembra che si appelli a tutti tranne che a Italia Viva. Preferisce andare alla ricerca dei ‘Mastella’ , allontanando potenziali voti certi come quelli del nostro partito”. Conversazione con Gennaro Migliore, deputato di Italia Viva

L’ora è cruciale. Dopo aver incassato 321 voti alla Camera il premier Conte può stare tranquillo fino a un certo punto. Il nodo rimane il Senato. Ma “anche qualora ci dovessero essere i numeri, risulterebbe una maggioranza risicatissima. E certo non si può contare sul voto dei senatori a vita che non partecipano attivamente alla vita dell’Esecutivo”.

Le considerazioni che il deputato di Italia Viva Gennaro Migliore a margine dei discorsi tenuti dal premier alle due Camere tracciano una sintesi ben poco lusinghiera delle parole di Conte: “Ormai sembra che si appelli a tutti tranne che a Italia Viva. Preferisce andare alla ricerca dei ‘Mastella’ , allontanando potenziali voti certi come quelli del nostro partito”. Da Iv non “c’è nessun pregiudizio”, ma soltanto il tentativo di “costruire un dialogo sui temi, evitando le personalizzazioni”. Il fatto che Conte non abbia neanche citato il partito guidato dal senatore di Rignano non va proprio giù a Migliore.

D’altro canto “i meriti che si è intestato in ordine alle politiche familiari, il Governo li ha ottenuti grazie alla ministra Bonetti. Il piano per i lavori pubblici è di nostro conio”. Insomma “siamo di fronte non solo a una chiusura rispetto a forza politica – dice – bensì alla personalizzazione assoluta che di fatto sottende l’obiettivo di scansare il confronto sui temi concreti, come invece noi crediamo sia giusto”. Dalla ricostruzione di Migliore, il presidente del Consiglio appare tutt’altro che il ‘collante’ tra le forze di maggioranza, come vorrebbe la vulgata.

“Chi guida una coalizione dovrebbe essere un sarto, cucire. E invece ci troviamo nella condizione nella quale il premier per primo cerca la rottura. Evidentemente prevale la ‘linea Travaglio’: populismo puro”. “Speravo che questo modus operandi caratterizzasse una sola delle forze politiche che compongono l’Esecutivo, in realtà pare diventata la cifra peculiare e l’aspetto trainante della maggioranza”. Il deputato di Italia Viva sostiene comunque che gli esponenti del suo partito hanno “ben chiari i doveri nei confronti del popolo Italiano” e che quindi “per spirito di servizio voteremo gli scostamenti per finanziare i Ristori”.

Il deputato tiene a specificare che “la disponibilità al dialogo di Italia Viva, sottende un disegno ben preciso che presuppone un confronto sui temi”, d’altro canto però l’aspettativa non è certo quello che “si sta concretizzando in queste ore: una conventio ad escludendum verso il nostro partito”. Secondo Migliore “siamo arrivati al paradosso che per il Governo sarebbe addirittura meglio inglobare Forza Italia piuttosto che ottemperare alle richieste di Italia Viva. Ci troviamo ad affrontare una situazione piuttosto bizzarra nella quale il risentimento personale prevale rispetto alla politica. Eppure un Governo dovrebbe fondarsi sulla condivisione di idee e progetti, non su questi personalismi”.

Parlando di numeri, Migliore ribadisce che “sarà molto difficile governare con questi presupposti. Alla Camera siamo appena sopra la maggioranza assoluta. Peraltro, storicamente, i governi ‘di minoranza’ sono assolutamente precari”. Di esempi la storia politica, anche recente, ce ne fornisce una sfilza. “Berlusconi, Dini, D’Alema, Ciampi. Tutti esecutivi che dopo poco sono tracollati”. Un ruolo sicuramente da gregario l’ha assunto il Partito Democratico che, alla prova dei fatti, si è limitato a serrare i ranghi e salvaguardare la posizione del premier.

“Penso che il Pd sia un partito molto variegato al suo interno – dice il deputato – . In questo momento prevale l’idea che ci si debba stringere attorno a Conte, ma credo non prevalga l’idea di accontentarsi di un Governo semi precario. Penso comunque che i ‘dem’ avranno tanto da discutere, seppure adesso preferiscano una linea attendista”. Il nocciolo del problema rimane comunque la ‘conformazione’ e la storia che il Pd e il Movimento 5 Stelle non hanno in comune.

“Sono certo che Italia Viva e il Pd abbiano molti più punti di convergenza, come orizzonte valoriale, rispetto a quanti ne possano avere Pd e 5 Stelle”. Un esempio? “La contrarietà ideologica al Mes. Noi e il Pd siamo favorevoli, al contrario i pentastellati sono categoricamente sfavorevoli. Esattamente come i partiti sovranisti ed euroscettici”.

Condividi tramite