Quindici aerei militari cinesi sorvolano Taiwan, gli Stati Uniti inviano la portaerei Theodore Roosevelt. Nel Mar Cinese Meridionale è già alta tensione fra Biden e Xi. E le provocazioni di Pechino sono solo all’inizio

Alta tensione nel Mar Cinese Meridionale. Il governo cinese non ha aspettato i convenevoli per mandare al nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden un messaggio di benvenuto.

Al centro della polveriera in uno dei mari più militarizzati al mondo c’è ancora una volta Taiwan, l’isola che lotta a denti stretti per mantenere la sua autonomia da Pechino. Negli ultimi due giorni sui cieli sopra Taipei si sono affollati quindici aerei militari cinesi, evento senza precedenti, di cui ben dodici cacciabombardieri.

Un’aperta violazione della difesa aerea, denuncia il ministero della Difesa taiwanese: la flottiglia dell’aeronautica cinese ha infatti sorvolato la parte meridionale di Taiwan e le isole Pratas per poi fare rientro in patria.

È l’ennesima provocazione che rischia di innescare la miccia con gli Stati Uniti. La risposta della nuova Casa Bianca non si è fatta attendere.

Questo sabato è stata spedita al largo delle coste di Taiwan la Uss Theodore Roosevelt, storica portaerei appartenente alla classe Nimitz. “Un dispiegamento programmato verso la Settima flotta Usa per assicurare la libertà dei mari”, ha fatto sapere con un comunicato il Comando delle forze Usa per l’Indo-Pacifico, spiegando che la portaerei si è mossa per condurre “operazioni di sicurezza marittima, che includono missioni di volo, esercitazioni navali e addestramento coordinato tra unità di superficie e unità aeree”.

Quale che siano le ragioni all’origine dello spostamento, il messaggio al governo cinese è quello di un sonoro altolà. E il tragitto stesso della nave, spiega l’agenzia Nova, tiene col fiato sospeso i rispettivi comandi militari.

Questo sabato la Roosevelt è transitata attraverso il Canale di Bashi fra Taiwan e le Filippine, entrando nel raggio potenziale di azione dei missili anti-nave cinesi Yi-12, in dotazione ad alcuni degli aerei che hanno sorvolato Taiwan.

Da Washington DC arriva intanto un avvertimento perentorio. A spedirlo è il Dipartimento di Stato guidato dal nuovo Segretario Anthony Blinken. “La pressione militare esercitata dalla Repubblica popolare cinese su Taiwan minaccia la pace regionale e la stabilità”. Il messaggio sotteso agli alleati è presto decifrato: Biden non ha intenzione di abbandonare la strategia di massima pressione già adottata dall’amministrazione di Donald Trump.

A gettare benzina sul fuoco una legge approvata venerdì dal Congresso nazionale del popolo che riconosce alla Guardia Costiera cinese la possibilità di dotarsi di armi pesanti e di farvi ricorso, “quando la sovranità nazionale, i diritti sovrani e la giurisdizione siano illegalmente violati da organizzazioni straniere o individui in mare”.

Il nome del corpo non deve ingannare. La Guardia Costiera di Pechino è già oggi la più grande e la più attrezzata dell’intera regione e negli ultimi anni si è resa protagonista di più di un incidente con navi americane o di Paesi limitrofi, sia intorno agli arcipelaghi contesi nel Mar Cinese Meridionale sia al largo delle isole nel Mar Cinese Orientale.

Anche qui, sul fronte Est, le tensioni sono alle stelle. In una telefonata con il ministro della Difesa giapponese Nobuo Kishi questa domenica il neo-segretario per la Difesa americano Lloyd Austin ha confermato che le Senkaku, isole contese con la Cina, rientrano nel trattato sulla Sicurezza fra Tokyo e Washington DC.

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