L’ondata di sofferenze in arrivo impatterà violentemente sui patrimoni degli istituti, al netto delle stringenti regole Ue che richiedono accantonamenti di capitale. E le banche più piccole potrebbero non farcela. Gli allarmi del capo del consiglio di Sorveglianza della Bce e del governatore di Bankitalia. Mentre sui vaccini…

Un doppio allarme che non può passare inosservato. Perché riguarda le banche italiane, piaccia o no, ancora il polmone dell’economia reale. Perché senza credito non si va da nessuna parte. Ora però c’è da allacciare le cinture, perché si potrebbe ballare (qui l’intervista di ieri all’economista e dg di Assonime, Stefano Micossi). Andrea Enrìa, dal 2018 a capo del Consiglio di sorveglianza della Bce dopo gli anni alla guida dell’Eba, l’Autorità bancaria europea, ha suonato la sirena, intervenendo a un workshop organizzato dalla Banca d’Italia: la pandemia sta mettendo a dura prova la tenuta delle banche.

Perché, con la peggiore crisi da Dopoguerra , si va incontro a un’ondata di sofferenze senza precedenti. Famiglie e imprese difficilmente riusciranno a rimborsare i prestiti contratti, a causa dell’assenza di fatturato (solo ieri Bankitalia certificava un crollo dei redditi delle famiglie dell’8,8% nel primo semestre 2020). Questo eroderà e non poco i patrimoni degli stessi istituti, chiamati a operazioni di rafforzamento, a mezzo ricapitalizzazione (il solo Monte dei Paschi di Siena, alle prese con una probabile fusione, deve ricapitalizzare per 2,5 miliardi). Per di più, quasi una tempesta perfetta, ci sono le nuove regole della Bce, che impongono alle banche da una parte criteri molto più stringenti per valutare se un cliente è o non è un buon pagatore, dall’altra l’accantonamento di capitale per attutire l’impatto delle sofferenze.

Di qui l’allarme di Enrìa sulla tenuta del sistema bancario. “A oggi l’impatto della crisi pandemica sulle banche dell’area euro è stato limitato, anche grazie al fatto che sono entrate in questa fase con posizioni patrimoniali e di liquidità ben più solide che nella crisi precedente”. Ma, attenzione, “non ci sono margini di autocompiacimento: non possiamo escludere che una volta che verranno rimosse le misure di sostegno dei governi, alcune banche possano assistere a un significativo deterioramento della qualità dei loro asset”. Il motivo è semplice. Una volta che i ristori messi in campo dal governo avranno esaurito la loro spinta, in assenza di fatturato l’impennata dei prestiti non rimborsati è assicurata.

Non è tutto. Anche Ignazio Visco, intervenuto nel medesimo contesto, ha lanciato l’allarme banche. Il governatore di Bankitalia, paventa un rischio per gli istituti con le spalle più strette. “Le banche italiane di dimensioni meno rilevanti hanno una maggiore esposizione al rischio di credito collegato alla pandemia rispetto agli istituti più grandi”, ha spiegato Visco. “Una recente analisi della Banca d’Italia  conferma che l’effetto della pandemia sull’esposizione al rischio di credito delle banche italiane potrebbe essere maggiore tra gli istituti meno rilevanti rispetto a quelli rilevanti, a causa della diversa composizione dei portafogli di finanziamenti”.

Nello stesso giorno, sempre da Via Nazionale, arrivano indicazioni preziose sui vaccini. L’avvio delle campagne di vaccinazione anti-Covid “si riflette favorevolmente” sulle prospettive dell’economia per il medio termine, “ma i tempi e l’intensità del recupero restano incerti”, si legge nel bollettino economico di Bankitalia. La possibilità di conseguire i “ritmi di incremento” previsti per i prossimi anni (+3,5% nel 2021, +3,8% nel 2022, +2,3% nel 2023) “presuppone che si manifestino appieno gli effetti espansivi degli interventi (ancora in corso di definizione) previsti nell’ambito della Next Generation Eu e che le misure di sostegno evitino che il maggiore indebitamento delle imprese abbia ripercussioni negative sulla stabilità finanziaria”.

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