Convocazioni a raffica del Copasir. Conte e Di Maio sui pescatori sequestrati da Haftar. Vecchione per i contatti (smentiti) tra 007 e parlamentari in vista della fiducia. Casalino per il presunto hackeraggio della pagina del premier. Renzi per la visita di Barr sul Russiagate

Neanche il tempo di festeggiare la risicata maggioranza ottenuta in Senato e iniziare a fare i conti con le difficoltà che l’uscita di Italia Viva comporta, che il governo giallorosso, e in particolare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è chiamato a un nuovo test. Quello del Copasir.

L’ufficio di presidenza del comitato di raccordo tra intelligence e Parlamento ha deciso di convocare in audizione il prefetto Gennaro Vecchione, direttore generale del Dipartimento delle informazione per la sicurezza, in merito ai presunti contatti tra l’intelligence e alcuni parlamentari in vista del voto di fiducia al governo giallorosso. La questione è scoppiata dopo un editoriale al vetriolo di Massimo Giannini, direttore della Stampa, secondo cui “le cronache narrano di senatori contattati da noti legali vicini al premier, da presidenti di ordini forensi a nome dello Studio Alpa, da generali della Guardia di Finanza, dai amici del capo dei servizi segreti Vecchione, da arcivescovi e monsignori vicini al cardinal [Gualtiero] Bassetti e altri prelati vicini alla Comunità di Sant’Egidio”. Articolo che ha incassato diverse smentite tra cui quella della Guardia di Finanza e della Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, il Comitato presieduto dal leghista Raffaele Volpi, si riserva “anche ulteriori audizioni di approfondimento”.

L’ufficio di presidenza ha anche deciso altre audizioni. Quella dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi in merito alla doppia visita dell’Attorney general statunitense William Barr a Roma nell’estate 2019, arrivato a Roma a caccia di prove di un complotto ordito ai danni del presidente Donald Trump sul Russiagate. Ma anche quella del presidente Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio per la vicenda dei pescatori liberatori dopo oltre 100 giorni di sequestro da parte delle milizie libiche del maresciallo Khalifa Haftar. E quella del portavoce di Palazzo Chigi Rocco Casalino (protagonista anche, nel sopracitato caso libico, della faccenda dell’invio della geolocalizzazione ai giornalisti spiegata come “errore del telefono”) e di Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi, di cui è stato fatto il nome anche in vista della prossima assegnazione della delega ai servizi da parte del presidente del Consiglio. I due saranno sentiti in relazione al presunto hackeraggio del sito della presidenza del Consiglio (negato da Facebook, come riportato anche su Formiche.net).

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