Possiamo dubitare dell’europeismo dell’ultim’ora di qualche parlamentare. E risulta difficilmente comprensibile l’atteggiamento di chi, come Più Europa ed Azione, si professa europeista ed allo stesso tempo affossa l’ipotesi di un governo quantomeno non anti-europeo, che riconosce la rilevanza strategica per il paese del dialogo con la UE, rischiando così di spedirci verso elezioni che farebbero probabilmente vincere un centrodestra apertamente anti-europeo.

Ma l’anomalia più macroscopica del quadro politico italiano è oggi proprio il centrodestra, che finge di presentarsi graniticamente unito di fronte al Presidente della Repubblica. Un grande bluff; possibile solo perché non ha in mano la gestione del governo; e solo in funzione di raccogliere quel consenso che gli permetta di arrivare al potere; per poi spartirselo. Un governo che, in questo contesto internazionale, garantirebbe al paese una tenuta ancora più incerta e di corto respiro. Per la semplice ragione che i tre partiti che compongono il centrodestra non possono che dividersi su questioni oggi cruciali per l’Italia, come il rapporto con l’Unione Europea e le sue istituzioni.

Fratelli d’Italia può raccogliere il consenso elettorale in una fascia della popolazione che si illude davvero di poter fare a meno dell’Europa, che sogna un mondo immaginario in cui un’Italia sovrana può finalmente risolvere i problemi dei suoi cittadini (fregandosene delle oggettive interdipendenze internazionali).

Ma la base elettorale della Lega, largamente diffusa al Nord e nel tessuto produttivo del paese, non può fingere che non esistano quelle strette interdipendenze che legano la sorte delle imprese del settentrione all’industria mitteleuropea, alla necessità di mantenere un rapporto costruttivo e non divisivo con la Germania e il resto d’Europa.

E la base elettorale di Forza Italia, pur (giustamente) avversa allo statalismo strisciante del Conte (Uno e) Due, non può non comprendere come costituire un pungolo, interno o esterno, al governo sia meno rischioso che essere al governo con partiti in aperto contrasto con l’Unione Europea, dalle cui istituzioni (prime fra tutte oggi Bce e Commissione) dipendono le sorti e la sopravvivenza del paese nei prossimi anni.

In piena emergenza pandemica, con un piano vaccinale ancora incerto e l’incalzare di nuove varianti del virus, in un contesto economico e sociale drammatico, l’apertura della crisi di governo ha dimostrato l’irresponsabilità assoluta di Italia Viva. Ma per quanto l’alleanza ieri al governo (con M5S, Pd e Leu) sia per molti versi forzata, sostituirla con una mitologica alleanza di centrodestra finirebbe per farne deflagrare le intrinseche contraddizioni. Rischiando di portarci nuovamente, nel giro di qualche mese, ad un nuovo confronto elettorale.

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