Come il Conte-1 agli sgoccioli, anche il governo Conte-2 paga il prezzo di un cortocircuito informativo che rischia di far commettere errori fatali, a partire dalla politica estera. Qualcuno, ad esempio, dirà una parola sullo shopping cinese in Italia mentre Biden entra alla Casa Bianca? Il commento di Marco Mayer

C’è un aspetto che sembra accomunare la lunga crisi del governo Conte 1 con le attuali tensioni del Conte 2: la mancanza di informazioni accurate o quantomeno coordinate e tempestive.

I veri guai per Matteo Salvini sono iniziati nel luglio 2018 con il blocco della nave militare irlandese Samuel Beckett impegnata nella missione Sofia e dotata di personale specializzato e di tecnologie sensibili (ed anche collegata con la missione aereo navale Sea Guardian della Nato).

Sono convinto che Salvini fosse ignaro delle implicazioni strategiche del blocco in materia di sicurezza nazionale, o almeno lo spero. Tuttavia non avvisare del blocco i partner europei e gli alleati in sede Nato/Ue di scelte relative al Mediterraneo in cui, tra l’altro, opera la VI flotta, non è  stata una mossa felice.  La decisione di Salvini ha fatto mormorare: ecco un’altra volta un’Italia poco affidabile.

Da indiscrezioni delle agenzie di stampa oggi si legge che per Italia Viva il Conte 2 sarebbe giunto alla fine. Nessun è in grado di dire se sia vero o solo un bluff. Sappiamo però che l’ Italia (e in questo Renzi non c’entra niente) sta correndo rischi internazionali analoghi  a quelli vissuti nel Conte1 con la firma del Memorandum della Via della Seta nel comparto telecomunicazioni.

Non sapendo se le informazioni rilevanti circolano o se c’è in corso un cortocircuito informativo preferisco mettere le mani avanti ed evitare figuracce.

Quali sono i rischi potenziali che l’Italia corre in questi giorni? Indico due ipotesi. I decisori sanno che l’azienda cinese che dovrebbe comprare Iveco è la stessa che è stata accusata di trasportare con  i propri mezzi i missili nordcoreani? La divisione Difesa che opera con Leonardo pare estranea alla cessione. Ma in ogni caso per il Dragone non è difficile adattare i mezzi ad uso miltare.

La partita non merita forse una verifica in sede Nato e con il Dipartimento di Stato considerando anche i rapporti storici che legano la famiglia Agnelli agli Stati Uniti. Certo Exor non è Fca, ma produrre in Italia veicoli cinesi potenzialmente utilizzabili per i missili della Corea del Nord non pare il miglior modo di celebrare l’ingresso di Joe Biden. Anche se le mie ansie fossero perché non cercare un confronto parlamentare su temi comunque delicati in materia di dual-use?

Il secondo esempio è viceversa più di un’ipotesi. Dietro la partita Tim, Mediaset e Vivendi si intravede  l’ombra di due colossi cinesi: Huawei e Tencent. Per Conte e Di Maio anche in seguito alle loro buone relazioni con Pompeo sarebbe  davvero urgente sapere di più come stanno le cose? E comunque cosa si aspetta ad agire per prevenire guai?

Alla vigilia dell’insediamento di Biden pronunciare parole chiare  sulle operazioni cinesi in Italia e anticipare la  volontà del nostro Governo Italiano di aderire alla alleanza tra paesi democratici promossa  del Presidente Biden per contenere l’invadenza delle aziende  tecnologiche cinesi  è una impuntatura di Matteo Renzi o  viceversa un interesse vitale per l’Italia?

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