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Conte ha bluffato con tutti, serve un nome di unità nazionale. La versione di Cangini

Forza Italia quando salirà al Colle per le consultazioni proporrà un nome diverso da Conte. Per Cangini, il terzo esecutivo guidato dall’avvocato del popolo non è possibile, e comunque non sarà sostenuto dal suo partito

Giuseppe Conte ha bluffato con tutti, anche con il Colle quando annunciava il gruppo di responsabili. Ora è tempo di unità nazionale.

Parte da questo assunto il parlamentare di Forza Italia Andrea Cangini, già direttore del Quotidiano nazionale e del Resto del Carlino, che smentisce a Formiche.net la sua presenza nell’elenco dei responsabili/costruttori, messo in circolazione da chi cura la comunicazione di Palazzo Chigi avvelenando i pozzi (“un portavoce, con l’acqua alla gola, di un premier ormai finito”). E assicura che Forza Italia alle consultazioni farà al Colle un nome diverso dall’attuale premier.

Il momento è grave e la doppiezza non aiuta. Ci sono le premesse per quella unità nazionale invocata anche da Silvio Berlusconi?

Mi auguro di sì, è una fase di tale emergenza generale che non sarebbe un bello spettacolo se le forze politiche privilegiassero l’interesse di bottega rispetto a quello nazionale. Troppi morti, recessione apparentemente ingovernabile e Recovery Plan ancora tutto da scrivere sono questioni gigantesche che richiedono un clima di concordia e soprattutto quella visione politica che fino ad oggi non c’è stata.

Quindi non è semplicemente Conte il vero obiettivo della crisi?

Per me le questioni non sono mai personali, semmai lo diventano, ma nascono come questioni politiche. Questo è un governo che, in realtà, non ha mai cominciato a governare: nato in stallo, congelato dalla pandemia, con un premier rimasto formalmente nel suo ruolo in una condizione che Melville ha raccontato nel suo romanzo Benito Cereno. Formalmente sulla tolda di comando c’è chi guida la sua nave con la sciabola, ma di fatto è ostaggio di una ciurma di schiavi, in quel caso, che si è ribellata. Esattamente ciò di cui non ha bisogno l’Italia, che si trova non in una fase di apparenze ma di tragica emergenza in cui c’è bisogno di visione.

Il Colle vuole certezze: nella settimana passata non ve ne sono state? E quali ne potrebbe offrire oggi il premier?

Conte è un grande camaleonte che aderisce a contesti contrapposti: non ha una cultura politica, non ha un’anima politica nè una capacità politica. Ha bluffato con tutti, anche con il Colle quando ha annunciato di avere un gruppo parlamentare nuovo che si sarebbe aggiunto alla vecchia maggioranza. E’l’ennesima dimostrazione che con la comunicazione non si risolvono i problemi politici.

Da giorni si parla di transfughi da Forza Italia, c’è anche il suo nome…

Casalino sta continuando in queste ore ad avvelenare i pozzi dell’informazione facendo circolare i nomi più disparati. Lo dico con un certo senso di rabbia, visto che mi sono ritrovato in quell’elenco di potenziali costruttori contiani. Francamente, quando questa vicenda sarà finita, credo sarà opportuno aprire una riflessione nella categoria alla quale ancora appartengo. Non si può continuare a prendere per buone le veline fatte per avvelenare i pozzi e riportare pedissequamente ciò che viene detto da un portavoce, con l’acqua alla gola, di un premier ormai finito.

Renzi apre ai moderati, ma in fondo su certi temi come l’antigiustialismo e le riforme non ha mai chiuso. Forza Italia, al di là della doppia emergenza Recovery-vaccini, ascolterà quella base programmatica?

Tutto ciò che va nella direzione di uno stato di diritto ambientato in una cornice liberal-democratica ci trova d’accordo. La grande occasione che abbiamo è il piano di riforme e resilienza che ci consentirebbe di mettere mano a problemi di cui discutiamo da anni e che non abbiamo mai risolto: a partire dalla Pubblica Amministrazione, tema più centrale della giustizia. Se non riformeremo la burocrazia, quand’anche un governo avesse idee illuminate e moderne per modernizzare il paese in un contesto che alla fine della pandemia sarà molto diverso rispetto al pre-Covid, quelle riforme non verrebbero attuate. Alla macchina organizzativa dello Stato occorre la capacità politica di cambiare. Contrariamente non saremo in grado si spendere i fondi che arriveranno. Anche in questo passaggio è emersa la non politicità del governo Conte.

Ovvero?

Avrebbe dovuto fare davvero altro all’inizio della pandemia, avendone capito il grado di emergenza. Il decreto semplificazioni, varato a luglio quindi mesi dopo l’inizio dell’emergenza, non ha semplificato nulla. E ancora oggi manca della larghissima maggioranza dei decreti attuativi.

Se occorre discontinuità, allora, è certo che Forza Italia potrebbe indicare un nome diverso dal premier attuale?

Direi proprio di sì. Non sta a me dirlo, ma è assolutamente nelle cose. Non è pensabile che l’Italia possa uscire dalla crisi sanitaria ed economica senza una salda guida politica. E Conte non lo è.

twitter@FDepalo

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