Il centrodestra favorito con una Lega in potenziale crescita. Conte perde credibilità. Male anche Italia Viva e il Movimento 5 Stelle. “Le battaglie che garantiscono grande mediaticità non sempre si traducono in un aumento del consenso”. La radiografia di Enzo Risso (Ipsos)

Il vento di crisi che spira su Palazzo Chigi apre possibili scenari interessanti. Mentre c’è già chi vocifera di un Conte ter, continua a consumarsi lo strappo di Italia Viva intenzionata a far mancare il suo appoggio all’esecutivo. Punto nevralgico, la bozza del Recovery, in discussione proprio in queste ore. Eppure, in ballo, non ci sono solo le potenziali dimissioni dei ministri Bonetti e Bellanova ma c’è “un’occasione storica per il nostro Paese”. A dirlo è il direttore scientifico dell’agenzia Ipsos, Enzo Risso, che tratteggiando il panorama politico che potrebbe scaturire dalla caduta dell’avvocato del popolo, parte da un assunto.

“Negli ultimi anni – dice – chi ha aperto crisi di governo, non ha poi beneficiato dei risultati sperati. Anzi, ne ha tratto solamente svantaggi”. Circostanza che, pavlovianamente, va ripetendosi anche in questi mesi. “In questo momento – prosegue l’analista – chi sta maggiormente battendo i pugni sul tavolo del governo è il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Va detto che questo continuo martellamento ha portato a scemare la simpatia nei confronti del suo partito di almeno tre punti percentuali. Se infatti verso novembre IV godeva di una simpatia che si attestava attorno ai 10,3 punti percentuali, oggi viaggia a una media di 6 o 7 punti”. Da ciò ne deriva che “non sempre le battaglie politiche che offrono grande mediaticità si traducono in maggiore consenso”.

Scarsa simpatia sembra riscuotere anche il principale fra i partner di governo: il Movimento 5 Stelle. “Nei mesi precedenti all’apertura della crisi di governo – riferisce Risso – i pentastellati godevano di una simpatia attestata attorno ai 21 punti percentuali. Ora sono scesi al 17%”. Complice le fibrillazioni che in queste ore rischiano di sbriciolare le fondamenta dell’esecutivo “a rimetterci è l’intera compagine governativa che vede calare la sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica”. Di conseguenza, a perdere di appeal è anche il premier Giuseppe Conte che, secondo quanto riferito dal direttore di Ipsos, in questi mesi tra varie oscillazioni ha perso quasi dieci punti in ordine alla fiducia e alla simpatia. Questo risultato, spiega Risso, va letto secondo una chiave di lettura precisa: “La seconda ondata del Covid non ha portato a Conte gli stessi vantaggi di popolarità che si sono riscontrati nella prima: il ‘mood’ delle persone è radicalmente cambiato”.

Animi esacerbati, risorse economiche che scarseggiano. Lo scenario della seconda ondata consegna l’immagine di un Paese nel quale “il 57% della popolazione si dice più preoccupato della crisi economica piuttosto che del Covid”. In più, il 65% delle persone, è convinta che il prossimo anno sarà segnato dall’emergenza sociale legata alla perdita dei posti di lavoro quando scadrà il blocco dei licenziamenti. Circostanza quest’ultima che, a detta di Risso, potrebbe determinare una “convergenza degli stati di conflitto”. “In questo momento in Italia esistono diversi focolai di conflitto che articolano tra le categorie più colpite dalle chiusure, passando dai precari, finendo con coloro che hanno perso il poso di lavoro – osserva il direttore Ipsos – . Nuove problematiche che vanno ad aggiungersi a vecchi problemi già esistenti (periferie, estremismi e impoverimento del ceto medio) che potrebbero, assieme ai licenziamenti, scaturire in qualcosa di socialmente molto pericoloso”.

Questa, in un certo senso, sarà l’eredità che i prossimi governanti, chiunque essi siano, si troveranno ad affrontare. La realpolitik ci impone di fare ragionamenti sui numeri. E i dati, in questo frangente, parlano chiaro. “In questo momento – puntualizza Risso – la maggioranza degli italiani voterebbe per un partito di centrodestra. In questo periodo abbiamo la Lega che rimane il primo partito i Italia, attestandosi tra il 23 e il 25%. Fratelli d’Italia oscilla tra il 15 e il 16% e Forza Italia, con un ritrovato vigore, è data in ripresa veleggiando verso il 10%”. A conti fatti, la maggioranza ci sarebbe, dunque. Sulla Lega però, il docente indugia spiegando che si tratta del partito che “in questi mesi ha perso più voti, ma allo stesso tempo è la formazione politica che può recuperare consensi in maniera più rapida. Basti pensare al fatto che la stragrande maggioranza dei voti ceduti sono andati da una parte in altri schieramenti e dall’altra nell’astensionismo. La cassa di espansione quindi ha un grande potenziale”.

L’unico dunque a cui non conviene aprire la crisi è proprio Matteo Renzi. Conclusione, questa, che in qualche modo conferma quanto detto in premessa. Specie alla luce del fatto che “se si è realmente intenzionati a elaborare una legge elettorale che pone la soglia al 5%, con i numeri attuali Italia Viva sarebbe tagliata fuori”. Il salvagente? “Coalizioni momentanee”.

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