Deutsche Bank, da anni in rapporti con il quasi ex presidente, valuta l’interruzione delle linee di credito all’impero immobiliare del magnate. Ma gli effetti dell’assalto a Capitol Hill vanno molto oltre: l’addio di aziende, banche, università

Costerà caro, a Donald Trump, l’assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill, lo scorso 6 gennaio. E non solo in termini di critica e consenso, ma anche da un punto di vista finanziario. Cosa succede? Semplice, a pochi giorni dai fatti di Washington banche, associazioni, imprese in affari con l’impero immobiliare di Trump, stanno una dopo l’altra interrompendo i rispettivi rapporti finanziari e commerciali con le aziende riconducibili a Trump. Troppo imbarazzante continuare a fare affari con chi è accusato di aver fomentato i tumulti di una settimana fa. Non una buona notizia in tempi di pandemia e per un imprenditore. Che con ogni probabilità dovrà fare a meno di prestiti, donazioni e più in generale del sostegno di tali istituzioni finanziarie.

DEUTSCHE BANK SALUTA TRUMP

L’addio più pesante è quello di Deutsche Bank, una delle banche legate a doppio filo alla galassia Trump. La quale ha ufficialmente annunciato di non non voler fare più affari con The Donald e le sue aziende in futuro. Ad annunciarlo Cnn Business e il New York Times, informati da persone che conoscono le scelte della banca. La prima banca tedesca ha in passato erogato numerosi mutui e prestiti alle società (tra cui hotel e campi da golf) di Trump negli ultimi 10 anni, per un ammontare di oltre 340 milioni di dollari.

Eppure le linee di credito erogate a Trump e alle sue società da Deutsche Bank ammontano a più di 2,5 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dallo stesso New York Times. Non è chiaro, poi, come l’istituto di credito tedesco gestirà i prestiti una volta che Trump avrà lasciato la Casa Bianca, soprattutto con il settore alberghiero e dell’ospitalità in forte crisi a causa della pandemia (i prestiti scadono nel 2023 e nel 2024). Senza considerare che la holding di Trump è sotto inchiesta da parte dell’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e del procuratore generale di New York ed entrambi gli uffici hanno citato in giudizio la banca in merito ai prestiti concessi. Sempre al capitolo banche, lunedì anche la Signature Bank ha dichiarato di aver iniziato a chiudere i conti personali di Trump e ha chiesto le dimissioni del presidente, affermando che “in futuro non farà affari con i membri del Congresso che hanno votato contro i risultati del Collegio elettorale”.

FUGA DA TRUMP (E DAI REPUBBLICANI)

Ma non c’è solo Deutsche Bank ad aver voltato le spalle al magnate americano. Molte altre istituzioni finanziarie statunitensi starebbero infatti pensando di ridiscutere i propri rapporti con il quasi ex presidente. Ed è lo stesso quotidiano statunitense a fornire l’elenco. Citigroup, per esempio, ha chiesto indietro i 1000 dollari versati nel 2019 alla campagna del senatore Josh Hawley del Missouri, uno dei senatori che hanno votato contro la certificazione dei risultati del collegio elettorale che hanno eletto Joe Biden.

Morgan Stanley ha invece detto di aver sospeso i contributi ai membri del Congresso che hanno votato contro la certificazione, ma non ha sospeso i contributi su tutta la linea. Non è finita. Visa la scorsa settimana ha sospeso temporaneamente tutte le sue donazioni mentre American Express e Mastercard hanno dichiarato che non avrebbero più dato contributi ai politici che avevano tentato di bloccare la transizione tra l’amministrazione uscente e quella di Biden.

Ancora, Airbnb ha detto che tenterà di vietare a chi sostiene i gruppi che hanno assalito il Congresso di soggiornare nelle proprietà sulla sua piattaforma mentre American Airlines e Bp vogliono sospendere tutte le donazioni politiche. Stesso orientamento per FedEx , CVS Heath, Delta, Exxon Mobil e Walmart.

E c’è di mezzo anche l’istruzione. Sono almeno due le università che hanno revocato lauree honoris causa concesse a Trump. La Lehigh University in Pennsylvania, che ha conferito a Trump una laurea nel 1988 e il Wagner College di Staten Island che aveva fatto lo stesso nel 2004.

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