Il commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, avvisa Roma: rafforzate le proposte e spiegate i piani di investimento. Sono già undici i Paesi che hanno spedito le bozze a Bruxelles. Intanto il Mef si arrende sul deficit: nel 2021 salirà all’8,8% del Pil, contro il 7% previsto

Una tiratina d’orecchie. Per ora. La Commissione europea aumenta giorno dopo giorno il pressing sul governo italiano affinché metta in campo tutte le energie necessarie per trasformare la scialba bozza del Recovery Plan di due settimane fa (qui l’intervista all’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria) in un documento credibile e meritevole dei fondi promessi, oltre 200 miliardi. Paolo Gentiloni, Commissario agli Affari Economici, sempre misurato nelle sue parole, stavolta ha lanciato un messaggio piuttosto chiaro a Roma.

IL PRESSING SU CONTE

Una premessa. “La Commissione lavora con i governi e continueremo a lavorare col Governo italiano per assicurare il successo del piano di ripresa e resilienza” dal quale dipende “il successo dell’intero piano Next Generation Eu, viste le dimensioni dell’economia italiana”, ha detto Gentiloni nel corso di un evento organizzato dall’agenzia Reuters.

Poi, l’affondo. “Non commento su situazione politica interna dell’Italia: noi continuiamo a lavorare con il governo per avere successo sul piano di resilienza e ripresa, cosa che è molto importante per il successo generale dell’operazione anticrisi. Il lavoro con le autorità italiane continua e penso che sia necessario rafforzare le proposte presentate: pensiamo che occorra dare un chiaro messaggio sulle riforme connesse alle raccomandazioni Ue del 2019 e che bisogna avere dettagli sul calendario, sui progetti, sugli obiettivi posti. Per il governo è un grande sforzo, ma queste sono le condizioni dell’operazione anticrisi concordata: dopo il primo esborso del prefinanziamento i successivi che avverranno due volte l’anno dipenderanno dal rispetto di alcuni obiettivi nel tempo concordato e se ciò non avviene che il rischio che gli esborsi non arriveranno”. Per Bruxelles, insomma, quanto fatto finora all’Italia, non basta, serve uno sforzo in più.

CORSA AL RECOVERY FUND

Di sicuro in Europa non se ne stanno con le mani i mano. Sono infatti undici gli Stati membri che ad oggi hanno già presentato alla Commissione europea una versione completa, sebbene ancora informale e non definitiva, dei loro Piani nazionali per  le richieste dei finanziamenti Ue. I Paesi in questione sono Portogallo, Grecia, Slovenia, Ungheria, Bulgaria, Spagna, Germania, Croazia, Repubblica ceca, Francia e Slovacchia.

Durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin di martedì 19 gennaio, lo stesso vicepresidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha spiegato che “molti Stati membri stanno procedendo bene con i loro piani nazionali, ed è stato positivo sentire all’Ecofin i ministri fornire dettagli sulle intenzioni dei loro Paesi”.

LA RESA ITALIANA SUL DEFICIT

Nel mentre, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha corretto il tiro sull’enorme deficit nel 2021, in rapporto al Pil. Ampiamente sopra le stime dello stesso governo. Le nuove risorse anti pandemia porteranno il deficit/Pil del 2021 dal previsto 7% all’8,8% e il debito/Pil in linea con il 2020 quando si fermerà, secondo le ultime stime del governo, al 157%, invece che al 158%.

Non un buon programma se si pensa a quanto detto dal presidente della Bce, Christine Lagarde, sempre oggi. “Il bilancio dei rischi positivi e negativi sulle prospettive economiche dell’area euro resta orientato al ribasso, ma in maniera meno pronunciata. In base agli ultimi dati e alle nuove restrizioni alle attività seguite a nuovi contagi è probabile un declino dell’attività nel quarto trimestre” e questa dinamica peserà anche sul primo trimestre”.

 

 

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