Proprio perché la vigilanza di Bruxelles è una garanzia del proficuo e corretto impiego di consistenti risorse appartenenti alle generazioni future e a loro sottratte (il che non ci consente di abusarne e sprecarle nel nostro meschino interesse), facciamo almeno lo sforzo per continuare il volo sulla rotta giusta, senza consentire ai dirottatori di impadronirsi della cabina di comando. Il commento di Giuliano Cazzola

La Commissione europea ha avanzato dei rilievi critici sul testo del Pnrr nella sua attuale stesura, richiamando l’esigenza di accompagnare i piani di investimento a vere e proprie riforme. Una circostanza che ha portato acqua al mulino della quinta colonna attestata all’interno del governo dimissionario i cui appartenenti hanno trovato così una giustificazione per la loro linea di condotta.

Paradossalmente le osservazioni della Ue, anziché inasprirla, sia pure per motivi strumentali, avrebbero dovuto mitigare la polemica politica in Italia per un semplice fatto: critico ergo sum. In sostanza, l’Unione c’è, ha innestato il pilota automatico; il governo deve soltanto seguire la rotta indicata, con scrupolo e attenzione. Non è detto che riesca a farlo. L’esecutivo dimissionario non è mai stato capace, finora, di alzare la testa dall’emergenza sanitaria ed è quindi rimasto intrappolato dalla prassi di chiudere attività economiche e ristorare (con cig a gogò, blocco prolungato dei licenziamenti, bonus e sconti) ben oltre le più ragionevoli esigenze effettive di sicurezza. Il Conte II, poco per volta, si è assuefatto al veleno sottile della subcultura pentastellata orientata a fare della logica del Reddito di cittadinanza (vivere di assistenza) un indirizzo politico ed economico di governo dell’intera società.

Ecco perché, è assolutamente prioritario che un nuovo governo (o il rattoppo di quello precedente) abbia ben chiari i suoi orizzonti. Non sono venute meno le ragioni che, nell’estate 2019, indussero a cogliere l’opportunità incautamente offerta da Matteo Salvini, per dare vita a una diversa maggioranza con la mission di recuperare e mettere in sicurezza il rapporto con l’Unione (che è poi divenuta la premessa per il sostegno assicurato all’Italia nel quadro del Ngeu) e la Presidenza della Repubblica, l’istituzione che ha impedito, dopo le elezioni del 2018, che tutto fosse travolto dall’offensiva sovran-populista. A rischio di essere brutali (e alla faccia dei sedicenti patrioti di FdI) per quanto riguarda il Pnrr è sufficiente scrivere in modo il più possibile corretto sotto dettatura di Bruxelles; ma per la formazione dei governi e la elezione del Capo dello Stato dobbiamo fare da soli. Se, nel giocare incoscientemente con la crisi, la situazione scappa di mano; se a far volare gli stracci sono le stesse persone che – nell’estate del 2019 – intuirono la possibilità di una svolta, si resta intrappolati in quella regola di vita (di un singolo come di una comunità) per cui “nessuna ferita sarà mai più profonda di quella inflitta da noi stessi con le nostre mani”.

A conclusione di questo ragionamento resta in campo una convinzione: proprio perché la vigilanza di Bruxelles è una garanzia del proficuo e corretto impiego di consistenti risorse appartenenti alle generazioni future e a loro sottratte (il che non ci consente di abusarne e sprecarle nel nostro meschino interesse), facciamo almeno lo sforzo per continuare il volo sulla rotta giusta, senza consentire ai dirottatori di impadronirsi della cabina di comando.

La storia ricorda la figura di Leonida, il re di Sparta che arrestò, alla testa dei suoi guerrieri, la fiumana degli eserciti persiani alle Termopili. Ma non ha dimenticato Efialte, il traditore che indicò ai nemici la strada per prendere alle spalle ed annientare il manipolo degli spartani.

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