In vista dello show alla Camera e al Senato, un ripasso per capire chi e come deciderà l’esito della crisi. Da Mattarella a Nencini, dal semestre bianco al voto anticipato, dubbi e scenari secondo Nicola Lupo, professore di Diritto Parlamentare alla Luiss Guido Carli

Si fa presto a dire crisi. Da quando Matteo Renzi ha staccato la spina al governo di Giuseppe Conte se ne sono sentite di tutte. Ostaggio del gioco delle opposte tifoserie, la narrazione politica e mediatica ha dato il meglio di sé (si fa per dire). Così qualcuno punta il dito contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, reo di non voler “spedire tutti al voto”. Altri incrociano le dita e si appellano al “semestre bianco”, oltre il quale “non si può votare”. Funziona davvero così? Prima della resa dei conti in aula, quando il premier chiederà un voto di fiducia, lunedì alla Camera e martedì al Senato, meglio fare un ripasso. Lo facciamo con Nicola Lupo, professore di Diritto Parlamentare alla Luiss Guido Carli e già Consigliere parlamentare.

LE “COMUNICAZIONI DI CARATTERE FIDUCIARIO”

Partiamo dal grande evento, lo show di Conte in Parlamento. Il presidente del Consiglio va davvero a chiedere la fiducia? In verità il premier ha parlato di “comunicazioni di carattere fiduciario”. Cioè? “Non sono una vera anomalia nella prassi italiana. Il presidente si presenta per le comunicazioni alle due Camere. Segue un dibattito, e la votazione sulle risoluzioni, su cui poi il governo pone la questione di fiducia”, dice Lupo. “È un momento delicato: fu così che il governo Prodi cadde nel 2008”.

È UNA CRISI EXTRAPARLAMENTARE?

“Non è ancora una vera crisi”, spiega l’esperto. “Se il Parlamento conferma la fiducia al governo, si trasforma in un rimpasto significativo, con una ridefinizione parziale della maggioranza”. Dopotutto, ricorda Lupo, “quando questo governo è nato non esisteva ancora il gruppo di Italia Viva. Si può sostenere che, in origine, la maggioranza era diversa”.

MATTARELLA PUÒ (TUTTO?)

Tutti tirano per la giacchetta il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Cosa può fare, Costituzione alla mano? “Se c’è una maggioranza in Parlamento, non molto. Può obbligare il presidente del Consiglio, come ha fatto, a verificarne la sussistenza. Può inoltre dare suggerimenti e auspicare la formazione di una maggioranza politica e non solo “numerica”.

CHI DECIDE SE SI TORNA AL VOTO?

Un’altra vulgata della crisi vede in Mattarella il giudice di ultima istanza sul ritorno al voto. Una mezza verità, spiega il giurista. “Può verificare se è possibile formare un nuovo governo alla luce delle indicazioni politiche. In questo caso siamo di fronte a un esecutivo nel pieno delle sue funzioni”. Peraltro, nota il professore, “è stata già calendarizzata per mercoledì la votazione sullo scostamento di bilancio. C’è una chiara connessione: se voi mi confermate la fiducia, io sono in grado di chiedere quell’autorizzazione”.

VIVA IL SEMESTRE BIANCO

Si dice anche: raggiunto il semestre bianco “la legislatura è blindata”. In verità, ha detto a Formiche.net il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, quel semestre “non è una zattera per un naufrago”. Certo, spiega Lupo, “è un fattore di stabilizzazione del governo. Non è un caso che Renzi stia giocando le sue carte in questa finestra: c’è ormai un decreto legislativo che disciplina i collegi elettorali, si può andare al voto ed eleggere un Parlamento dimezzato”. Raggiunto il “traguardo” del semestre bianco, la strada verso il 2023 è in discesa? Più o meno. “Il presidente della Repubblica non può sciogliere le camere. Nel 2013, alle ultime settimane del primo mandato, Napolitano si inventò la soluzione del “Comitato dei saggi”, per prendere tempo. Dovette prima farsi rieleggere e poi, potendo minacciare lo scioglimento, formare un nuovo Governo”.

IL FATTORE N: NENCINI

Un ultimo cruccio giuridico tiene appese le forze in campo in vista dello show al Senato martedì. Il senatore socialista Riccardo Nencini, già craxiano di ferro, ha permesso a Iv di formare un gruppo concedendo il simbolo del garofano rosso nel settembre del 2019. Cosa succede se toglie al gruppo dei renziani il suo simbolo? Lupo non ha dubbi: “Il gruppo non ha più titolo per rimanere in piedi”. L’operazione del gruppo unito Iv-Psi al Senato, dice, nacque da “un’interpretazione “ardita” della presidenza del Senato (cioè di Elisabetta Casellati) degli articoli 14, comma 4, e 15 del Regolamento. L’art. 14 prevede “la costituzione di Gruppi autonomi, composti da almeno dieci Senatori, purché corrispondenti a singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati”. “Il senatore Nencini è stato eletto all’uninominale, sulla scheda elettorale c’era un simbolo a lui riconducibile, dentro la lista “Insieme”. Ironia della sorte, con quello stesso nome ora Nencini può battezzare, grazie al suo simbolo, il gruppo dei contiani al Senato. “Se, come credo, il caso del gruppo Iv-Psi fa precedente, Nencini ha questa possibilità”.

Condividi tramite