Joe Biden e Kamala Harris formano il Consiglio di Sicurezza Usa presso la Casa Bianca. L’Europa avrà un suo ufficio e a dirigerlo Amanda Sloat, esperta Brookings e attenta osservatrice del Vecchio Continente. Ecco chi è cosa farà, con i commenti di Katulis (Center for American Progress) e De Maio (Brookings)

Dalle parole ai fatti. La nuova amministrazione americana di Joe Biden e Kamala Harris ha davvero un’attenzione speciale per il Vecchio Continente. Un segnale inequivocabile è arrivato dall’ultimo giro di nomine annunciato da Biden, a poche ore dall’assalto dei tifosi trumpiani a Capitol Hill.

La lista riguarda un cuore pulsante della politica estera americana, all’interno della Casa Bianca: il National Security Council, cioè la struttura fondata da Harry Truman nel 1947 che consiglia il presidente in materia di sicurezza nazionale.

Su questo fronte una novità salta all’occhio. Il vecchio bureau per gli “Affari europei ed eurasiatici” è infatti stato sdoppiato. Europa da una parte, Russia e Asia Centrale dall’altra. Una novità significativa che consentirà agli analisti della Sicurezza nazionale americana di dedicarsi separatamente, e più approfonditamente, agli affari europei e al dossier russo. Finora infatti esisteva una sola struttura in cui, come è noto, le attività di Mosca impegnavano buona parte delle energie.

Per guidare il dipartimento europeo Biden e il suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan hanno scelto Amanda Sloat. Giovane esperta della Brookings Institution, uno dei più grandi e autorevoli think tank americani, presieduto dal generale in congedo John Allen, Sloat vanta già una lunga esperienza nel mondo diplomatico a stelle e strisce, con un trascorso al Dipartimento di Stato e durante l’amministrazione di Barack Obama allo stesso Nsc, al bureau per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo.

La scelta della Sloat per inaugurare il nuovo dipartimento europeo ha drizzato le antenne degli addetti ai lavori. È considerata tra le massime esperte in circolazione del Mediterraneo Orientale, e in particolare di Cipro e Turchia, “non farà sconti al governo turco per le sue azioni in Siria e per l’erosione delle istituzioni democratiche”, scrive Foreign Policy.

Sloat però è anche una grande esperta di Europa e vanta un’ottima conoscenza della politica tedesca. La sua fellowship a Brookings è stata sostenuta dalla fondazione tedesca Robert Bosch e l’analista è solita occuparsi di Germania, come dimostra un suo recente rapporto sui Verdi, un tempo “radicali”, oggi “una forza politica attrattiva con un successo elettorale crescente”. L’anno elettorale che si apre a Berlino sarà dunque seguito con particolare attenzione.

Ha co-firmato di recente un paper sulle relazioni transatlantiche, che definisce la Russia di Vladimir Putin “una potenza autoritaria che si basa su metodi in stile Kgb”, firmato con alcuni protagonisti dell’inner-circle di Biden, da Victoria Nuland, prossimo sottosegretario di Stato agli affari politici, ad Anthony Gardner, ex ambasciatore americano in Ue.

“Consigliera dell’ex candidato democratico Pete Buttigieg, ora segretario ai trasporti, Amanda è espressione della corrente del partito democratico Usa proiettata verso la ristorazione delle alleanze, che vuole riconciliare un’America martoriata dalle divisioni interne e proiettarne i valori nella politica estera” spiega Giovanna De Maio, nonresident fellow della Brookings Institution, dove è stata a lungo collega di Sloat. “La sua posizione pro-europea e più specificatamente pro-Unione Europea ne faranno un advisor intenzionato a ristrutturare le alleanze, attenta e ricettiva alle questioni di autonomia strategica europea, pronta a dialogare sulle sfide globali come cyber, Cina, e tecnologie emergenti”.

Il ruolo affidato a Sloat non è certo marginale. Basti pensare ai nomi che l’hanno preceduta. Prima ancora di Andrew Peek, l’attuale direttore del Bureau, su quella sedia c’era una certa Fiona Hill, mente pensante della strategia eurasiatica dell’amministrazione Trump e protagonista, suo malgrado, del caso Ukraina-gate (qui una sua intervista recente a Formiche.net).

A differenza della Hill, Sloat avrà un bureau tutto incentrato sull’Europa. “Sarebbe poco saggio sovrastimare movimenti nella burocrazia e nella tecnocrazia come questi o intravedere qualcosa nella lista di nuove nomine”, spiega a Formiche.net Brian Katulis, senior fellow del Center for American Progress di Washington DC. “Ciò che più conta è la strategia e se gli Stati Uniti abbiano o meno le idee chiare quando si parla di relazioni transatlantiche, o se l’America abbia il tempo e la larghezza di vedute necessari per fare un salto in avanti”.

La nomina di Biden e Sullivan, dunque, è destinata ad incidere non poco. “Spero che arrivino giorni migliori e che l’amministrazione Biden sia più ferma e professionale di quella attuale nella sua guida della politica estera – dice Katulis.

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