Roma dovrebbe guardare il modello (eccelso) di Berlino sulla gestione della pandemia e impegnarsi per superare le inefficienze del sistema burocratico. Tutto a beneficio della salute dei cittadini. Conversazione con Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma del think tank European Council on Foreign Relations (ECFR)

Tra la pandemia Covid-19 e il divorzio dal Regno Unito, si conclude oggi il 2020, un anno estremamente difficile per l’Europa. La nuova sfida dei Paesi membri è la distribuzione dei vaccini contro il virus, con una linea unica, che possa frenare eventuali meccanismi di competizione, ai danni della salute pubblica.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato durante la conferenza stampa di fine anno, che “Italia, Francia, Germania e Olanda sono i primi Paesi che in modo sincronico e sintonico si sono mossi per l’alleanza per i vaccini, dopo essersi assicurati contatti con le ditte hanno consegnato la palla alla Commissione europea. È stata una scelta politica ritenere che sui vaccini fosse necessario muoversi all’unisono sul fronte europeo”.

Una scelta lodevole, secondo Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma del think tank European Council on Foreign Relations (ECFR). In una conversazione con Formiche.net, l’esperto ha spiegato come la necessità di comprare i vaccini insieme, e distribuirli, avrebbe disinnescato un meccanismo di competizione, che sarebbe pesato sulle spese della salute dei cittadini.

Come infatti è successo in una fase precedente della pandemia, tra febbraio e marzo, quando ogni Paese ha cercato di rifornirsi di materiale sanitario per conto proprio, e senza coordinamento sono state decise misure anti-Covid e chiusure delle frontiere. “Un meccanismo molto negativo – ricorda Varvelli -, che ha dato l’impressione che l’Europa in qualche maniera non esistesse. Mi sembra che la riposta sia adeguata alla situazione attuale”.

Su chi invece vuole puntare il dito contro la gestione dei vaccini in Italia, Varvelli sottolinea che la responsabilità non ricade unicamente sul governo: “Il Covid manifesta le inefficienze, le lentezze e le burocrazie di un sistema, anzi, quasi di un sistema culturale. Se noi pensiamo che l’Italia ha una burocrazia pesante, che non è sufficientemente efficiente, che non siamo capaci di dare una risposta veloce alle domande dei cittadini, purtroppo in una situazione pandemica questo si verifica ulteriormente. La pandemia è una sorta di guerra, ed escono i difetti tipici dell’Italia, che esistono da sempre”. Il direttore sostiene poi che il sistema di inefficienze rimane. Tuttavia, “anche se con un po’ più di lentezza rispetto alla Germania, l’Italia sta facendo il suo”.

E proprio alla Germania Varvelli attribuisce l’unione della regione: Merkel “è riuscita a mediare tra i Paesi frugali e i Paesi mediterranei, tra i Paesi più duri sulla questione dei diritti umani e Paesi come la Polonia e Ungheria. Se esiste ancora un’Europa in questo momento lo dobbiamo in gran parte alla leadership tedesca e ad Angela Merkel”.

Le polemiche sui vaccini riguardano la lettura dell’articolo 7, che sintetizzando dice che qualsiasi accordo fatto dai singoli Stati per appropriarsi dei vaccini deve essere fatto dopo che l’Unione europea è intervenuta. “La Germania interpreta questo articolo dicendo sostanzialmente che l’Europa è già intervenuta – spiega Varvelli -,  ha comprato una serie di vaccini, per cui la Germania è libera di comprarne altri. Non è ancora chiaro peraltro se la Germania ha comprato questi vaccini o si è solamente informata. Ma mi sembra che questa polemica sia pretestuosa, visto che l’Europa si è già mossa per comprare dosi considerevoli di vaccini”.

Infine, sulla veloce approvazione del vaccino AstraZeneca in Regno Unito, Varvelli pensa che può essere che l’ente britannico sia più rapido rispetto a quello europeo, ma anche che si tratti di uno azzardo: “La questione del vaccino AstraZeneca non è tanto sugli effetti collaterali del farmaco, che sono stati verificati, ma su quanto sia efficace. In realtà, anticipando i tempi e cercando di vaccinare il più possibile tutti, la Gran Bretagna in parte sta supponendo che questo vaccino sia efficace come gli altri, e questo non è detto. Tendo a fidarmi, se pur più lenta, dell’Agenzia europea del farmaco”.

L’appello di Varvelli è quindi di evitare di rincorrere una visione ideologica: “Il vaccino non può essere usato per una propaganda di governo. Bisogna pensare a meccanismi di efficienza”.

Ma non a modelli come quello cinese, molto lontano all’Occidente, che implicherebbero una serie di restrizioni sul piano delle libertà: “Invito a guardare il sistema tedesco, e come stanno distribuendo loro il vaccino. È stato verificato nel corso degli ultimi mesi quanto la Germania sia stata più efficiente di noi, pur avendo loro tutti i problemi, compresi i 1000 morti attuali, che arrivano solo adesso, mesi e mesi dopo gli altri”.

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