Il Parlamento Ue ha invitato i Paesi membri ad avere un approccio più duro e severo nei confronti della Russia, spingendo sulla gravità del caso Navalny e sulla necessità che infrastrutture strategiche dal valore geopolitico vengano bloccate. Molti analisti di think tank internazionali sono d’accordo, ecco perché

“Il Parlamento europeo ha invitato l’Unione europea e gli Stati membri a riesaminare in maniera critica la cooperazione con la Russia attraverso varie piattaforme di politica estera e diversi progetti come Nord Stream 2, di cui l’Ue deve immediatamente interrompere il completamento”. Questo il passo della risoluzione sul caso dell’arresto di Alexei Navalny adottata oggi dall’Europarlamento. La questione è rilevante perché apre al rischio che la stessa Gazprom, monopolio russo del gas, metteva in chiaro agli investitori: ci sono pressioni politiche affinché il progetto venga interrotto sul finale (mancano in effetti poco più di un centinaio di chilometri al completamento). Il gasdotto Nord Stream2 collegherà la Russia alla Germania ed è considerato dagli Stati Uniti una forma di penetrazione strategica e di collegamento fisico che espone troppo l’Europa nei confronti della Russia.

Il passo in avanti di Bruxelles si registra anche nel passaggio in cui si invita “l’Ue e gli Stati membri a delineare una nuova strategia per le relazioni dell’Unione con la Russia, che sia incentrata sul sostegno alla società civile e promuova valori democratici, Stato di diritto, libertà fondamentali e diritti umani”. In un roundtable pubblicata sotto il coordinamento di Judy Dempsey direttrice di Strategic Europe, il blog della Carnegie, diversi esperti dei rapporti Ue-Russia, e Usa, hanno sottolineato come quanto successo a Navalny – l’avvelenamento prima e l’arresto dopo – potrebbe portare i Paesi europei ad adottare finalmente una strategia dura e unita con Mosca. “L’Ue sottovaluta la sua capacità di influenzare il comportamento russo; l’economia russa fa affidamento sugli europei per acquistare i suoi idrocarburi e vendergli beni e servizi, compresi i servizi finanziari per l’élite. L’Europa non dovrebbe aver paura di usare la sua leva”, spiega per esempio Ian Bond, direttore del dipartimento di politica estera del Centre for European Reform.

“L’Ue, soprattutto in politica estera, è solo la somma dei suoi Stati membri. Fintanto che gli Stati membri daranno la priorità ai propri interessi economici ed energetici preferenziali rispetto a un approccio europeo comune, qualsiasi leva dell’Ue verso la Russia rimarrà limitata da queste divergenze interne”, ha aggiunto Liana Fix, direttrice del programma International Affairs del Körber-Stiftung. “Come nel 2014, quando la Russia ha invaso la Crimea e il Donbass, la posizione della Germania sarà essenziale per costruire un tale consenso dell’Ue”, per questo “la nuova leadership dell’Unione cristiano-democratica tedesca sarà seguita da vicino”, ha specificato François Heisbourg, Senior advisor for Europe dell’Iiss. “Le sanzioni potrebbero e dovrebbero essere più forti, ma rappresentano comunque un contributo alla sicurezza europea. Quindi, la politica sulla Russia dell’Ue ottiene un voto minimo”, ha sentenziato severo John Herbst, direttore dell’Eurasia Center dell’Atlantic Council.

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