Il gup di Palermo dovrà decidere se prosciogliere o rinviare a giudizio Matteo Salvini per la vicenda della nave con 147 migranti a bordo. Rinviata l’udienza preliminare al 14 gennaio

È stata una prima udienza per affilare le armi quella davanti al gup di Palermo Lorenzo Jannelli che dovrà decidere se prosciogliere o rinviare a giudizio Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e di rifiuto di atti d’ufficio quando era ministro dell’Interno per la vicenda della nave Open Arms con 147 migranti a bordo. Il giudice ha rinviato l’udienza preliminare al 14 gennaio per incaricare un perito che dovrà tradurre dallo spagnolo alcune email della Open Arms, come richiesto dalla difesa, e successivamente al 20 marzo. Inoltre, ha ammesso la costituzione di 18 parti civili tra le quali il comandante della nave e il capo missione della ong, associazioni e alcuni profughi. L’avvocato Giulia Bongiorno ha chiesto anche l’acquisizione della testimonianza resa dall’ex ministro Danilo Toninelli il 12 dicembre scorso davanti al gup di Catania quando disse di non ricordare di aver firmato l’ordine di divieto ingresso della nave Gregoretti. La procura di Palermo si è riservata di chiedere l’esclusione della documentazione dopo averla esaminata.

DIFESA SENZA SORPRESE

La linea difensiva non ha riservato sorprese: fu una decisione collegiale del governo anche nel caso Open Arms perché il contratto di governo del Conte I stabiliva che l’accordo di redistribuzione dei migranti tra gli Stati dell’Unione europea doveva precedere lo sbarco. Che la nave avesse deciso di puntare su Lampedusa fu evidente anche all’epoca e Salvini ha ricordato che la ong aveva rifiutato l’offerta di Malta e della Spagna, di cui batte bandiera, e anche l’aiuto di una nave militare spagnola. Secondo la difesa, quindi, non spettava all’Italia l’indicazione del porto sicuro non avendo coordinato il soccorso visto che la Open Arms aveva raccolto i naufraghi in acque libiche e maltesi. L’Italia comunque dette assistenza e consentì lo sbarco di alcuni minori.

PERSONAGGI PERICOLOSI

La difesa dell’ex ministro ha rimarcato anche che il comandante della nave, Marco Reig Creus, era già indagato per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da parte della procura di Ragusa, che due dei migranti oggi sono in carcere e che altri 44 sono fuggiti. Elementi a supporto della tesi secondo cui lo sbarco fu negato anche perché a bordo c’erano personaggi pericolosi. La procura dal canto suo ha prodotto il certificato del casellario giudiziario che attesta che il comandante risulta incensurato. L’avvocato Bongiorno, dopo l’udienza, ha spiegato che si vuole capire perché quella nave si diresse proprio verso l’Italia e che il decreto del Tar definì solo “una sospensione parziale e temporanea per consentire ed eventualmente prestare soccorso”. Da quel momento, con la nave a ridosso del molo, “ci sono state tutte le evacuazioni possibili e immaginabili”.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Le cose non stanno proprio così. Il decreto del presidente della sezione Prima Ter del Tar del Lazio, Leonardo Pasanisi, del 14 agosto 2019 stabilì l’ingresso della Open Arms in acque territoriali italiane per “prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli, come del resto sembra sia già avvenuto per i casi più critici”. Salvini commentò in un comizio: “Con chi sta quel giudice? Con il popolo italiano o con qualcun altro?”, tanto che poco prima di mezzanotte dello stesso 14 agosto firmò una seconda ordinanza di divieto di ingresso nelle acque italiane ordinanza che stavolta non fu firmata né dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, né da quello delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, il quale arrampicandosi sugli specchi disse che sarebbe stato inutile dopo la bocciatura del Tar. Il Tar non aveva bocciato nessuna ordinanza, ma ormai lo scontro nel governo era al calor bianco e il decreto sicurezza bis prevedeva la firma dei tre ministri.

UDIENZE INFUOCATE

Solo il 17 agosto Salvini fece sbarcare (“mio malgrado”) i minori dopo una seconda lettera del presidente Giuseppe Conte. Il 20 agosto, infine, la nave fu sequestrata dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e quindi sbarcarono tutti gli altri. “Tutte le evacuazioni” di cui parla l’avvocato Bongiorno non avvennero subito dopo la decisione del Tar mentre invece l’azione collegiale del governo sembrava scomparsa. Dal 20 marzo le udienze riserveranno colpi di sciabola più che di fioretto.

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