Le autorità Usa hanno arrestato Riley June Williams, protagonista degli scontri a Washington. Un ex fidanzato ha spiegato all’Fbi che la giovane avrebbe rubato un computer della speaker Pelosi per venderlo all’intelligence russa. Ma non è accusata (per ora?) di furto

Riley June Williams, ventiduenne che due settimane fa aveva preso parte agli scontri di Capitol Hill, è stata arrestata ieri in Pennsylvania. È accusata per l’irruzione violenta nel Campidoglio.

È ancora sotto indagine, invece, un altro aspetto che la riguarda, un “caso bizzarro” l’ha definito Kyle Cheney, Congress reporter di Politico, su Twitter. I video delle rivolte la mostrano mentre si dirige speditamente verso le scale: il suo obiettivo sarebbe stato, si legge nei documenti del dipartimento di Giustizia che citano la telefonata all’Fbi di un informatore (un amico della giovane, probabilmente un ex fidanzato), rubare un computer o un hard-disk della speaker della Camera, la dem Nancy Pelosi, per poi spedirlo a un amico in Russia che a sua volta l’avrebbe venduto ai servizi segreti del Cremlino.

Il vice capo dello staff della speaker Pelosi ha confermato la sparizione del computer portatile due giorni dopo gli scontri ma ha anche precisato che era “utilizzato soltanto per le presentazioni”.

Williams, tuttavia, non è stata accusata di furto. Secondo il testimone, “il trasferimento del dispositivo informatico in Russia è fallito per ragioni sconosciute e Williams ha ancora il dispositivo informatico o lo ha distrutto”, si legge nel documento dell’Fbi.

Intervistata da ITV News, la madre della donna ha dichiarato che la figlia aveva sviluppato un grande interesse verso la politica della presidente Donald Trump e verso i messaggi di estrema destra. La signora ha aggiunto che la figlia è fuggita assieme al padre dopo l’insurrezione, mentre l’Fbi ha dichiarato che la ventiduenne ha anche cancellato i suoi account sui social media (Facebook, Instagram, Twitter, Reddit, Telegram e anche Parler) e cambiato numero di telefono.

(Foto: Fbi)

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