La crisi è aperta e nessuno dovrebbe esserne sorpreso. Renzi contesta un metodo di governo, ma fin dal primo momento ha avuto una sola persona nel mirino: Giuseppe Conte. Il commento di Roberto Arditti

Le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti annunciate stasera da Matteo Renzi sono la naturale conclusione della forte iniziativa politica presa dall’ex premier nonché leader di Italia Viva.

Da questo punto di vista quindi non possiamo parlare di sorpresa, ma semmai di inevitabile conclusione politica di una fase di tensione nella maggioranza di governo ormai in atto da settimane.

Renzi però non si è limitato a quello ed anzi ha fatto molto, ma proprio molto, di più nell’incontro con la stampa di stasera.

Ed è questo secondo elemento che deve essere tenuto in massima considerazione guardando alle giornate che abbiamo davanti, un secondo elemento che potrebbe apparire meno rilevante (ad occhi poco attenti) ma che invece finirà per pesare non poco.

Qual è dunque questo “punto numero due” delle comunicazioni di oggi?
È presto detto: si tratta di una critica feroce alla conduzione politica della coalizione e della vita del governo, una critica feroce che (pur senza quasi mai nominarlo direttamente) è indirizzata ad un solo soggetto, cioè il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Se non si coglie questo passaggio non si vede quello che a mio avviso è il vero significato (su cui naturalmente si possono avere opinioni diverse) della scatto in avanti di oggi, uno scatto in avanti che è “tutto politico” e poi, ma solo poi, di carattere contenutistico.

Renzi contesta il metodo seguito sui dossier più importanti (con scarsissimo coinvolgimento dei partiti), lo stile di governo, la collocazione internazionale.
Contesta cioè tutto ciò che fa direttamente capo al premier ed anche, particolare non da poco, tutto ciò che è nella sua esclusiva disponibilità, anche ai sensi del dettato costituzionale.

Abbiamo anche una vivida controprova di tutto ciò: la sostanziale assenza di critiche al PD (e sappiamo bene cosa ne potrebbe pensare) ed al M5S (di fatto il soggetto politico a lui più distante per un decennio quasi), scelta che Renzi fa per chiarire il concetto che gli sta più a cuore, che è semplice semplice.

Lui ha un solo è vero obiettivo nel mirino, cioè Giuseppe Conte.

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